Questa era la Rai "saldamente in mano ai Komunisti" perchè ha fatto un paio di trasmissioni satiriche in cui sbeffeggiava l'uomo più ridicolo del mondo, Silvio Berlusconi.
Si tratta della stessa Rai che, in combutta con Mediaset, ha seminato insicurezza, facendo credere ai residenti nel paese con meno criminalità nel mondo occidentale di vivere in un paese assediato dai criminali ed agli stessi residenti nel paese con meno immigrati in occidente di vivere in un paese assediato dagli islamici, in maggioranza stupratori.
La stessa Rai che, sempre in combutta con Mediaset, ha fatto credere nel momento di maggiore splendore economico dopo gli anni 60 che si viveva in un paese economicamente disastrato.
In questa Rai "dell'Ulivo" una nullità come Giorgino ha fatto una carriera sfolgorante grazie alla raccomandazione di Berlusconi.
NON SARA’ UN’AVVENTURA MA UN FUOCO DI PUGLIA L’IRRESISTIBILE ASCESA DI UN FIGHETTINO BERLUSCONINO
(Francesco Giorgino - dal settimanale CHI)
Giorgino sembra un bambino cresciuto soltanto dal collo ai piedi, la faccia gli è rimasta quella degli omogeneizzati. In video, sfoderata la consueta verve da mangiatore di budini dietetici e brodini ipocalorici, aiutato da quella vocina piagnona da cartone animato, il conduttore del Tg1 delle 13 e 30 e animatore del Dopofestival bussa con gli occhioni ai cuori delle mamme, sbriciola l'indifferenza delle ragazzine, fa sognare i babbi, è idolatrato dai babbioni, spappola il sonno delle nonnine.
(Il direttore generale Agostino Saccà)
Come in tutti i fatti della vita, anche nella vita televisiva c’è un mistero: per quale ragione Giorgino è Giorgino. Sin dall’annuncio, del tutto inaspettato, della sua partecipazione al Sanremone notturno, le mejo penne si sono agitate per svelare l’arcano. Riepiloghiamo. Su L’Espresso Giancarlo Dotto schizza: “Giorgino, fiore all’occhiello della nuova Rai che avanza. Detto il “Clark Gable di Saxa Rubra” e ribattezzato “Grazie Saccà”. Un vero talento sulle tracce di Cucuzza, capace in poche ore di polverizzare una carriera da attendibile telegiornalista per diventare il zimbello di tutti”.
(Albino Longhi)
Su Repubblica Alessandra Rota lo biografa così: “Bruno Vespa lo chiamò, lui precario contrattista, per Uno mattina. Albino Longhi lo spedì, poco più che ventenne, a fare la diretta da San Giorgio al Velabro dopo la bomba. Marcello Sorgi lo ha assunto, Giulio Borrelli lo ha nominato caposervizio e vice-caporedattore di cronaca, Gad Lerner lo ha mandato in video per il Tgl delle 13.30. Agostino Saccà, poco prima di diventare direttore generale della Rai, lo ha voluto al Dopofestival di Sanremo, al posto di Piero Chiambretti”.
(Gaddino Lerner)
Una carriera bruciante. Per dirla con Quasimodo, Giorgino sta nel cuore di Forza Italia – trafitto da un raggio catodico – ed è subito star. Lui protesta: “Sono un moderato di centro. Non sono di nessun partito”. Un batuffolo di innocenza che non torna ad Alessandra Rota: “Il primo governo Berlusconi l'ha vista come ufficio stampa del ministro al Commercio estero Giorgio Bernini”. Giorgino, portaborse? «È vero – risponde il pupo - collaboravo con il Tempo che allora aveva come vicedirettore Paolo Francia, bolognese come Bernini. Il ministro cercava il responsabile delle relazioni esterne. Mi fece un colloquio più difficile degli esami che avevo sostenuto all'Università».
(Marcellino Sorgi con la moglie Anna Chimenti)
Trentaquattrenne, nato a Andria, figlio di un papà che ricopre un ruolo determinante nella raccolta berluscona dei voti in Puglia, laureato a Bari, in Giurisprudenza con 110 e lode e tesi sul sistema televisivo pubblico e privato, Giorgino fu assunto dalla Rai nel ’97 – via Gianni Letta. All’epoca, al timone del Tg1, si agitava Marcello Sorgi. Ed è proprio con l’attuale direttore de La Stampa che Giorgino vede i “sorgi verdi”. Redattore, viene spedito in Umbria sconvolta dal terremoto. Vista la gravità della situazione, Sorgi richiama “i ragazzi del Tg” sostituendoli con la task force degli inviati. Succede il casino. I giovinotti inviano un tosta, anche minacciosa, lettera di protesta a Sorgi. Che s’incazza da palermitano ghiacciato e li sbatte dietro la lavagna sciogliendo il servizio cronache e togliendo la loro firma dai servizi. Asini in quarantena.
(Il Divino sognatore...)
Messo da parte, Giorgino attende pazientemente il suo momentino. Arriva con l’arrivo di Silvio Berlusconi a Saxa Rubra. Ecce Gnomo deve partecipare a una trasmissione e mentre percorre un corridoio che porta alla studio, zac!, scatta l’agguato di Giorgino. Sulla spallina del Cavaliere, piange lacrime amare sul suo stato di reietto, di emarginato, di tapino. Qui, le gole profonde di Saxa Rubra, si dividono. C’è chi spiffera che Berlusconi si sia rivolto a Sorgi con un colpetto brianzolo sulla spalla: “Eh, me lo tratti bene questo ragazzo!”. Dopodiché il pupone ha rivisto la luce dei teleschermi. C’è chi, invece, sostiene che la resurrezione di Giorgino è datata con l’avvento di Borrelli che lo nomina su due piedi vice-caporedattore e lo spedisce al volo in video. Quello che è certo è che – nel giro di pochi anni, dal ’97 al 2002 – la carriera di Giorgino il berluschino riceve una folgorante accelerata da Formula Uno. Mai vista dalle parti del Tg1 - dove tutti danno per scontata la "promozione" di questo supplì con le unghie al Tg1 delle 20 al posto dell’altro “bello” Davide Sassoli, in odor di sinistra.
(Al Dopofestival insieme con la scoppiettante Ventura - f. Salvo La Fata)
Da Saxa, poi, i soliti maligni si abbandonano con voluttà sul tema della vanità giorgina. Nella sua stanza, ad esempio, fa bella mostra sulle pareti una specie di auto-rassegna stampa. Dal primo articolo all’ultimo servizio che gli ha dedicato il settimanale “Chi”. Si piaciucchia e ha un’opinione così piena di sé che potrebbe benissimo non mangiare per un paio di mesi. Quel nomignolo “Grazie Saccà” nasce appunto dalla consuetudine di Giorgino di alzare la cornetta e digitare il numero del prossimo direttore generale.
Copyright Dagospia.com 8 Marzo 2002











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