«Squadrismo rosso anche all´Università» Critiche all´assessore
L´intervento di Leo durante la cerimonia dedicata ai docenti antifascisti Il pubblico lo interrompe più volte, il rettore: «Basta, attieniti al tema»



Contestato dall´Accademia. Quella con la maiuscola, quella dei docenti universitari. L´assessore regionale alla Cultura Giampiero Leo è stato interrotto a più riprese ieri sera al convegno dedicato ai docenti che furono allontanati dalla cattedra, nel 1931, perché non prestarono giuramento di fedeltà al fascismo. Convegno intitolato «Grandezza e nobiltà di un rifiuto» che si è svolto ieri nell´aula magna dell´ateneo di via Po, quella dedicata alle cerimonie più solenni e paludate, dalle lauree ad honorem agli eventi clou della vita dell´Università degli Studi. Sala di marmi e velluti in cui non s´è mai visto negli ultimi anni contestare nessuno, tanto meno a suon di «Basta», «La finisca» e addirittura «Buuu», com´è accaduto ieri. Persino il rettore, Rinaldo Bertolino, che alle prese di posizione di Leo, storico amico dell´ateneo, ha sempre riservato pubblici elogi, gli ha tolto la parola, dicendogli in tono severo «Assessore, ti prego di attenerti al tema». In prima fila, accanto a Nicola Tranfaglia e a Gastone Cottino, c´era Alessandro Galante Garrone. Poco più indietro, Bianca Guidetti Serra. Sala gremitissima, gente in piedi. Presidi, il pro rettore Garibaldi. Tra il pubblico anche Evelina Christillin, uscita prima dell´arrivo di Leo, trattenuto dalla giunta e sedutosi tra i relatori, per portare il saluto della Regione, in ritardo. All´assessore, così, è toccato prendere la parola per ultimo, appena prima dello svelamento della targa dedicata ai docenti scoperta nel loggiato dal rettore, che ha chiamato accanto a sé, per il momento culminante della cerimonia, solo Galante Garrone, lasciando Leo tra il pubblico. Dunque, cos´è accaduto? «Mio nonno - ha detto Leo - dovette fuggire da Torino in Calabria perché era antifascista. Per questo sono nato in Calabria e per questo, forse, continuo a far fatica a capire come l´Italia e la Germania, così civili, si siano piegate al fascismo e al nazismo. Non ho vissuto il fascismo, ma stimo chi l´ha avversato, anche perché mi pare una vicenda sempre attuale. Ho vissuto invece nell´università degli Anni Settanta. Un periodo di squadrismo e di terrore praticato dall´estrema sinistra». Primi borbottii dei docenti. «Nel `75 bisognava superare un ignobile esame degli astensionisti attivi...». Urla dalla sala. Leo strilla nel microfono: «Chi ha paura della storia? Qualcuno ha paura della verità? Sto dicendo il vero, io c´ero, la lezione dell´antifascismo è la lotta a qualsiasi forma di squadrismo». Grida, strepiti. «Considero pericoloso...», un gruppo di docenti si alza, e se ne va. «Sono felice che gli squadristi vadano via...». Interviene Bertolino, che per prendere la parola accende il suo microfono e spegne quello di Leo, che continua a strillare: «La lezione è sempre attuale», mentre il rettore incalza: «Assessore, attieniti al tema». Leo si ricompone, termina rapidamente. Applaudono in pochi, escono tutti. Il rettore scopre la targa. Nicola Tranfaglia commenta: «Che brutta scena, definire squadristi quelli che se ne vanno. Se uno ha una cultura davvero liberale accetta il dissenso». Esce Giovanni Garbarino (Cgil), che ha lanciato strepiti, con lo storico Claudio Dellavalle, membro della giunta del rettore, che si fa scappare un «E´ scorretto creare un rapporto lineare tra fascismo, squadrismo e contestazione del Sessantotto». C´era anche Giancarlo Tapparo: «E´ segno d´una cultura reazionaria che ritorna». Il rettore: «M´è parso inopportuno inserire la sua esperienza umana, sia pure molto corente, che pareva un utilizzzo in chiave personale e politica: era una riflessione che travalicava i contenuti di cui si parlava e su cui c´era il consenso degli astanti». Escluso dalla foto finale, Leo stringe le mani dei docenti che l´hanno apprezzato: «Sono uscito provocatoriamente da schemi paludati, ma se ho disturbato tanta gente parlando di squadrismo di sinistra, è perché qualcuno ha una cattiva coscienza».
Giovanna Favro