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  1. #1
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Lettera aperta ai manifestanti di Roma

    Liberare entrambi i popoli dalla guerra infinita e dall'ingiustizia perenne

    Annamaria Rivera
    docente universitaria, militante antirazzista

    Andrea Billau
    giornalista, ebreo, pacifista

    Moustapha Mansouri
    mediatore culturale di fede musulmana


    Ciò che segue è un piccolo dono che noi, diversi per storie e provenienze, offriamo ai tanti che oggi manifesteranno (e noi con loro) per le strade di Roma "con la Palestina nel cuore". Recentemente ("il manifesto" del 2 marzo), il Forum Palestina ha scritto che «l'obiettivo dichiarato dall'appello lanciato a ottobre dello scorso anno era quello di riempire le strade di Roma con migliaia di persone che non si vergognassero affatto di dichiarare di non essere equidistanti nel conflitto che oppone il popolo palestinese all'occupazione israeliana».

    A nostro parere, proclamare la non-equidistanza, dunque la ferma condanna della feroce e insensata politica della terra bruciata condotta da Sharon, è doveroso ma insufficiente: occorrerebbe aggiungere che di questa politica criminale è vittima, in molti sensi, anche la popolazione israeliana e che dunque le popolazioni che devono liberarsi sono due. Sì, perché l'occupazione, la violenza colonialista, l'asprezza del conflitto hanno prodotto uno sconvolgente imbarbarimento della vita civile nell'uno e nell'altro campo: da parte israeliana, gli arresti indiscriminati, le esecuzioni sommarie, le pratica sistematica della tortura, le stragi di civili sono divenuti moneta corrente; da parte palestinese, lo stato d'assedio, la disperazione e l'assenza di prospettive hanno alimentato non solo l'integralismo e il ricorso agli attacchi suicidi, ma anche, e non da oggi, torture in carcere, esecuzioni capitali in piazza, linciaggi fino alla morte di cittadini palestinesi.

    All'interno della stessa diaspora ebraica, la politica di Sharon e la scelta della subalternità ad essa da parte di non poche comunità hanno provocato lacerazioni, ma anche un pernicioso irrigidimento identitario. La morte recente del soldato israeliano di origine italiana Yohai Di Porto, nipote del cantore della Sinagoga di Roma, illustra in modo emblematico la cifra tragica della storia ebraica: come ha detto suo padre, egli è morto perché ci si ostina a negare che quella terra può accogliere nel suo seno e pacificamente due popoli. La consapevolezza dell'intollerabile ingiustizia e violenza subite dalla popolazione palestinese, ma anche della complessità della storia ebraica (la millenaria persecuzione sfociata nella Shoah, della quale la creazione dello stato di Israele è in buona misura conseguenza, la guerra con gli stati arabi e l'occupazione dei Territori, la speranza di pace di Oslo, il fallimento di questo processo e la lunga scia di sangue fino al parossismo dei giorni nostri) ci inducono a pensare che occorra un approccio che, anzitutto ispirato dal senso della giustizia, cerchi d'essere rispettoso anche del dolore degli altri e attento alle aspirazioni alla liberazione di tutti. La fine dell'occupazione sarebbe un guadagno non solo per il popolo palestinese, ma anche per quello israeliano e per la stessa diaspora ebraica; anche l'invio di osservatori internazionali potrebbe giovare agli uni e agli altri, spezzando la tragica spirale di vittime civili di entrambe le parti.

    La doverosa solidarietà verso il popolo palestinese non dovrebbe fare alcuna concessione alla pericolosa propensione a demonizzare l'intero popolo israeliano o addirittura l'appartenenza ebraica. Non sono rischi infondati poiché, se nel campo israeliano non sono pochi coloro che coltivano il mito della propria superiorità etnico-religiosa e considerano e trattano i palestinesi come un popolo di terroristi e come subumanità, nell'altro campo, e soprattutto fra chi solidarizza col popolo palestinese, può insinuarsi l'inclinazione a compiere generalizzazioni arbitrarie, a essenzializzare il conflitto, a considerare "gli ebrei" come il male assoluto.

    Certo, non abbiamo il diritto di dare lezioni a chi - i palestinesi - è minacciato d'essere annientato come popolo e tuttavia abbiamo il dovere di non abdicare all'esercizio critico e alla lucidità. Come ci insegnano coloro - donne e uomini - che con straordinaria intelligenza e coraggio continuano in quella terra martoriata a tessere i fili del dialogo e dell'amicizia fra israeliani e palestinesi, bisogna guardarsi dall'"imbroglio etnico", non cedere alla tentazione manichea di leggere quel tragico conflitto come "guerra fra civiltà", coltivare, insieme agli ebrei e ai palestinesi di buona volontà, l'utopia che la lotta di liberazione di un popolo dominato e oppresso, insieme al dissenso e alla diserzione che vanno crescendo in Israele, conducano infine non semplicemente alla creazione di un nuovo stato nazionale indipendente, ma anche alla nascita di comuni "spazi di civiltà" ove siano garantiti i diritti degli individui (donne e uomini) al di là delle religioni, delle appartenenze e delle identità.

    Nella società israeliana il dissenso verso la politica di Sharon va allargandosi ogni giorno di più, come mostra il movimento degli obiettori, riservisti e non: favorirlo incrementando i contatti con la società civile israeliana non solo è giusto ma accresce le prospettive di liberazione di entrambi i popoli dallo spettro della guerra infinita e dell'ingiustizia perenne.

    Liberazione 9 marzo 2002
    http://www.liberazione.it

  2. #2
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Oltre 50 mila a Roma per chiedere vita, terra e libertò per i palestinesi



    Sono arrivati da tutta Italia con treni e pullman per chiedere la fine dei massacri in Palestina e la pace in Medio Oriente. Sono, secondo gli organizzatori della manifestazione pro Palestina partita da piazza della Repubblica per raggiungere e concludersi a Piazza Navona, oltre cinquantamila persone. "Una manifestazione straordinaria per partecipazione quantitativa ma anche e soprattutto qualitativa", spiega orgoglioso il rappresentante di Rifondazione comunista Russo Spena. Il grosso del corteo e' tutt'ora fermo a piazza della Repubblica mentre la testa dello stesso ha gia' raggiunto via Cavour. Vi partecipano associazioni pacifiste e sindacati di base, la sinistra Ds, Rifondazione comunista, i Verdi, il Partito dei comunisti italiani e anche i no global. Lo slogan di tutti e' "basta con le bombe in Palestina e liberta' per il popolo palestinese". Per il Verde Paolo Cento questa di oggi e' una manifestazione "per nulla antisemita, anzi e' una occasione importantissima per tutte le persone che amano la pace e per i democratici che chiedono anche un maggior impegno del nostro paese nel costruire la via della pace nel mondo". Sono presenti numerosissimi immigrati nonche' i rappresentanti in Italia del popolo palestinese assieme alle "donne in nero" che in questo mese si recheranno in Pakistan, Afghanistan, Kurdistan, Turchia, Palestina e Israele per incontrare le donne palestinesi dei territori occupati e quelle isrealiane della coalizione per una pace giusta in Medio Oriente

    agi (sabato 9 marzo)

  3. #3
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    Predefinito

    SULLA MACABRA MANIFESTAZIONE.
    CARTELLI IN ARABO INNEGGIANTI ALLA DISTRUZIONE DI ISRAELE.



    il corteo dei collaborazionisti si è annunciato con una nuvola di
    > ossido di carbonio alzata da una trentina di blindati di polizia e
    > carabinieri. In ritardo sulle nostre aspettative. Dalle 14,30 la
    > piazza era gremita di piccoli gruppi di ebrei, giovani e meno
    > giovani.Lo zoccolo duro dell'ebraismo romano. Ci siamo contati,siamo
    > tanti e siamo belli. Aggressivi e miti, raffinati e volgari, insomma
    > nghevrim. Tutti con un tocco di follia dovuta alla secolare
    > coabitazione col nemico. I napoletani sono matti perchè vivere sotto
    > un vulcano che può sommergerti di lapilli da un momento all'altro
    > porta alla follia e alla saggezza. Lo stesso succede ai californiani,
    > che aspettano l'incombente terremoto che li inghiottirà un giorno.
    > Noi abbiamo il cupolone di san pietro e il vaticano. Al momento un
    > vulcano spento...per ora. Ma intanto siamo ancora qui, con le nostre
    > chippot e le nostre bandierine e bandierone israeliane. Molte
    > bandiere, che oggi abbiamo posto a delimitare il territorio della
    > nostra piazza, dove abbiamo riso e abbiamo pianto. Dove anche
    > l'orologio della chiesa segna l'ora di Gerusalemme, a ricordarci che
    > Israele e la diaspora sono una cosa sola. Intanto il corteaccio
    > passava, mesto e aggressivo quanto inutile.Perchè Israele vivrà. La
    > signora Sonnino ( 98 anni molto ben portati) ha annusato l'aria, ha
    > alzato un sopracciglio e ha sentenziato:''ne abbiamo viste di
    > peggio''. Vero
    > Pian piano sono rientrati i ragazzi incaricati di controllare gli
    > umori della macabra processione palestinista.
    > Qualcuno li valutava a 5\600, altri qualcosina di più. 60.000 per la
    > polizia.
    > Abbiamo cercato di farci vedere e sentire ai confini di quello che
    > fu il ghetto romano. Bandierine e bandierone sventolate, slogans,
    > qualche insulto. Ho scoperto che molti di noi sanno fischiare in modo
    > tale da produrre lesioni celebrali in chi gli sta vicino. Utile a
    > sapersi.Quando abbiamo cominciato a scandire ''Sharon,Sharon'' la
    > polizia si è allarmata. Chissà perchè. Siamo stati letteralmente
    > sommersi e circondati da un battaglione di celere in assetto
    > antisommossa, mentre altri celerini giungevano di gran corsa da tutti
    > i vicoli, neanche gli avessero annunciato uno sbarco di marziani
    > ostili. O meglio....eravamo noi i marziani ostili.
    > Pian piano ci hanno sospinti (con molta cortesia) sempre più lontano
    > dal corteo. Da piazza Paganica a piazza Mattei....alla fine abbiamo
    > provato l'emozione di sentirci nuovamente chiusi nel ghetto. Grandi
    > liti e discussioni. Domani gioca la Roma.
    > Buona settimana a tutti
    > Mordenti
    >
    >
    > Lettera inviata al Corriere dela Sera:
    > >
    > > Caro Direttore,
    > > perche` non si chiede nessuno come mai si fanno sempre manifestazioni a
    > Roma
    > > per solidarieta` ai Palestinesi e nessuno ne fa mai nessuna per le
    > vittime,
    > > bambini innocenti, dei kamikaze che si fanno scoppiare sopprattutto in
    > > luoghi affollati di donne e bambini?
    > > Una precisazione: nella foto della manifestazione di Roma pubblicata sul
    > > Corriere, sullo striscione in arabo c'e una scritta totalmente diversa dal
    > > testo in Inglese e, precisamente: "gli eserciti islamici annienteranno
    > 'GLI
    > > EBREI'.
    > > Da bravi allievi di Arafat, nelle lingue europee parlano in una maniera ed
    > > in Arabo totalmente in un'altra.
    > > Cordialmente
    > > Raffaele Luzon
    > >
    >
    >
    > Una manifestazione nazi-palestino-comunista per la "pace"
    >
    > Egr. Sig. Augias
    >
    > Nella miglior tradizione nazi-palestino- comunista, migliaia di "pacifisti"
    > hanno sfilato oggi 9/3/2002 per Roma in una manifestazione insieme con i
    > loro amici arabo mussulmani che portavano degli striscioni in arabo
    > ineggianti all' annientamento dello stato di Israele.
    >
    > Gli amici italiani di Arafat- cascono sempre e volentieri nella stessa
    > trappola degli arabi, che in italiano e/o in inglese chiedono la pace
    > mentre in arabo rivelano il loro vero obiettivo strategico- l'eliminazione
    > dello stato di Israele.
    >
    > Sembra che la chiesa nazi-comunista abbia ereditato i peggior difetti
    > della chiesa cattolica, e di comune accordo con i progressisti
    > nazi-mussulmani si danno da fare per completare quello che i loro avi non
    > sono riusciti nel secolo scorso.
    > Ci tengo a sottolineare che nell' articolo di Repubblica che riferisce
    > della manifestazione,
    > http://www.repubblica.it/news/ired/u...ale_196012.htm
    > questa parte e' completamente censurata.
    > Questo e' dovuto alla superficialita' dei compagni- che non si
    > interrogano nemmeno su quello che c'e' scritto sugli striscioni in arabo
    > della loro manifestazione o al fatto che i compagni nazi- comunisti sono
    > pregiudizialmente favorevoli a qualsiasi iniziativa nazi- mussulmana?
    >
    > Ci farebbe piacere sapere cosa ne pensa Lei di questi fatti gravissimi e se
    > avra' il coraggio di pubblicarle questa lettera su Repubblica.
    >
    > Nahman Finaro Singer
    >
    >
    >

  4. #4
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Piattaforma della manifestazione

    Ritiro delle truppe israeliane dai territori occupati,

    riconoscimento dello stato palestinese indipendente e sovrano,

    Gerusalemme capitale dei due stati, quello palestinese e quello israeliano,

    diritto alla dignità e alla sicurezza per i due stati e i due popoli entro confini definiti e garantiti,

    soluzione al problema del rientro dei profughi palestinesi.

  5. #5
    Simply...cat!
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    Predefinito Re: Piattaforma della manifestazione

    Originally posted by Roderigo
    soluzione al problema del rientro dei profughi palestinesi.
    Cioe'?
    Spiegati meglio: vorresti far entrare 3 milioni di palestinesi in Israele?Lo dovresti sapere che e' come distruggere quello Stato...

  6. #6
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Re: Piattaforma della manifestazione

    Originally posted by Dragonball
    Cioe'?
    Spiegati meglio: vorresti far entrare 3 milioni di palestinesi in Israele?Lo dovresti sapere che e' come distruggere quello Stato...
    Vale la posizione palestinese alle trattative di Taba:

    - Riconscimento delle responsabilità storiche di Israele nella diaspora palestinese e riconoscimento individuale del diritto al ritorno nel rispetto degli equilibri demografici dello stato di Israele;

    - Rientro di una quota simbolica di rifugiati (centomila);

    - Rientro degli altri rifugiati nello stato palestinese;

    - Integrazione negli attuali paesi ospitanti, in Europa, negli Stati Uniti, in Canadà;

    - Risarcimenti economici.

    R.

  7. #7
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    Predefinito Re: Re: Piattaforma della manifestazione

    Originally posted by Roderigo

    Vale la posizione palestinese alle trattative di Taba:

    - Riconscimento delle responsabilità storiche di Israele nella diaspora palestinese e riconoscimento individuale del diritto al ritorno nel rispetto degli equilibri demografici dello stato di Israele;

    - Rientro di una quota simbolica di rifugiati (centomila);

    - Rientro degli altri rifugiati nello stato palestinese;

    - Integrazione negli attuali paesi ospitanti, in Europa, negli Stati Uniti, in Canadà;

    - Risarcimenti economici.

    R.

    La posizione palestinese non vale niente.
    Da quando in qua' devono avere valore proposte sparate non si sa da chi, non si sa quando, non accettate da nessuno.
    Se si tratterra' lo si fara' come e quando vorra' Israele, una nazione aggredita non i palestinesi , un'entita' di terroristi.

    Perche' per i comunisti quello che gli dicono aver detto dei terroristi a Taba ha valore di verita' assoluta mentre non credono quello che e' stato dichiarato a Camp David da due nazioni :Israele e USA!
    Questo la dice lunga su molte cose!

  8. #8
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    - Risarcimenti economici.

    ma vogliono sempre soldi sti pallestinisti. per far che? comprare altre armi? Forse che la Suha arafat ha altre pretese ???

  9. #9
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    Senti chi parla,voi che campate da sempre con i milioni di dollari a fondo perduto che prendete dagli Usa senza i quali non arrivereste nemmeno a pagarvi la bolletta della luce....
    Originally posted by DEBORAH
    - Risarcimenti economici.

    ma vogliono sempre soldi sti pallestinisti. per far che? comprare altre armi? Forse che la Suha arafat ha altre pretese ???

  10. #10
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    Originally posted by pietro
    Senti chi parla,voi che campate da sempre con i milioni di dollari a fondo perduto che prendete dagli Usa senza i quali non arrivereste nemmeno a pagarvi la bolletta della luce....

    eh,eh,eh,vorresti!

 

 
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