«Gentile Signor Arafat, fa’ la pace con noi, per piacere». Te lo chiede Kim Teldan «di cinque anni e mezzo», israeliana di Beersheva. Del resto, «ti conviene, perché in questo modo saremo buoni amici». Tra le decine di buste arrivate la scorsa settimana al quartier generale di Ramallah, Yasser Arafat ne ha trovata una segnata dai caratteri tremanti dei bambini. Dentro, una lettera, con la stessa grafia incerta, e un messaggio semplice e audace: «Facciamo la pace». E comunque, «cortesemente, rispondimi!». A margine, una bandiera con la scritta «insieme» e due omini (un israeliano e un palestinese) che si danno la mano.
Arafat ha risposto. In arabo, a mano, sulla carta intestata dell’Autorità nazionale palestinese: «Mia cara piccola Kim, una preghiera di amore per te e per tutti i bambini che rappresenti, palestinesi e israeliani. Io ti prometto che mi impegnerò senza stancarmi mai per la pace tra il popolo palestinese e quello israeliano. Continuerò a sperare con tutte le mie forze in una pace giusta, uguale ed eterna, fondata sui diritti e sulla giustizia. Affinché tu e tutti i tuoi giovani amici possiate vivere oggi, domani e per sempre in un luogo sicuro, con i due popoli cugini che si rispettano l’un l’altro. Grazie per le tue parole così sincere. Saluti a te e alla tua famiglia».
Il raìs se l’è cavata: «Molto bello», è stato il giudizio di Kim al messaggio di risposta del presidente palestinese. La foto pubblicata ieri dal quotidiano israeliano Maariv - insieme al testo delle due lettere - ritrae le bimba che orgogliosa mostra il foglio in arabo firmato da Arafat.
Del resto, «è stata lei ad avere l’idea», ha detto la mamma, Lily, al giornale: «E’ una bambina molto intelligente e nutre un grande interesse per quanto succede nel mondo. Sono stati soprattutto l’orrore e la paura per tutti gli attentati e tutto il sangue che scorre a indurla a voler fare qualcosa perché questo finisca».
Kim, alunna della prima elementare, ha deciso che era inutile stare a girarci intorno: ha preso carta e penna ed è andata dritta al leader della parte opposta, che il suo premier, Ariel Sharon, non ha mai voluto incontrare. Per far arrivare il messaggio si è affidata a un giornalista di Maariv (Jack Hugi, esperto di questioni palestinesi). La risposta le è stata recapitata dopo soli due giorni, venerdì scorso. L’ha chiamata a casa il parlamentare arabo-israeliano Ahmed Tibi (ex consigliere di Arafat) e le ha annunciato che il leader aveva risposto e che sarebbe stato lui a portarle la lettera. E così è stato: un foglio originale in arabo, più la traduzione in inglese, preparata dall’ufficio del presidente palestinese. Un successo negoziale di tutto rispetto per una bambina di cinque anni.

"Corriere della Sera"