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    Predefinito la morte di un giusto: l'omicidio di Papa Luciani

    Già lanciato in precedenza dall'amico padus996 propongo la riapertura di un dialogo sull'omicidio di un Papa che la Vatican Incorporated doveva eliminare.


    www.padus996.it

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  2. #2
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    La versione "ufficiale"...


  3. #3
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    Dal sito http://www.cdt.ch/

    Un Papa, un sorriso e un mistero



    Vent'anni fa moriva improvvisamente il neo-eletto Giovanni Paolo
    I - Albino Luciani nel ricordo di monsignor Maffeo Ducoli, un vescovo che lo conobbe molto bene

    Un pontificato non più lungo di un sorriso. Durò appena trentatré giorni la permanenza di monsignor Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I, al soglio di Pietro. Quei pochi giorni bastarono ad inaugurare uno stile di pontificato a cui la gente non era più abituata dai tempi di Giovanni XXIII, col Papa che nelle udienze usava parole semplici e chiedeva ai chierichetti di aiutarlo a spiegare il Vangelo alla platea.



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    Servizio di CARLO SILINI
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    Ma la luminosità di quel mesetto in Vaticano non cancella le ombre dei sospetti sulla sua morte improvvisa avvenuta 20 anni fa, esattamente attorno alle 23 del 28 settembre 1978. Il medico, stando alla versione vaticana dei fatti, diagnosticò una morte improvvisa da infarto miocardico acuto. Di quella morte inattesa parlò soprattutto il libro-inchiesta del giornalista britannico David Yallop "In nome di Dio" in cui si sostiene che il Papa, vittima di un complotto massonico internazionale maturato all'interno della stessa Curia romana, fu avvelenato perché era deciso a far piazza pulita degli intrallazzi economico-mafiosi del Vaticano. Oggi anche qualche ecclesiastico solleva dubbi. Il cardinale brasiliano Aloisio Lorscheider ha recentemente dichiarato che il sospetto resta nel suo cuore, anche perché il collegio dei cardinali rifiutò di autorizzare l'autopsia. E ieri si è saputo che in Spagna uscirà nei prossimi giorni un nuovo libro, scritto da Jesus Lopez Saez, in cui viene ribadita la tesi della "azione criminale" nella morte di Papa Luciani. Secondo Lopez Saez l'autopsia sul cadavere di Giovanni Paolo I venne in realtà eseguita e da essa risultò che il Papa "era morto per l'ingestione di un fortissimo vasodilatatore".

    Il "giallo" (o presunto tale) della sua scomparsa rischia di far dimenticare chi fu veramente in vita Albino Luciani, cancellando la sua storia di prete, professore di seminario, vicario generale della diocesi di Belluno, vescovo di Vittorio Veneto e Patriarca di Venezia, oltre che vicepresidente della Conferenza episcopale italiana.

    Per ricordare ciò che ha fatto (indipendentemente da ciò che alcuni sostengono abbia subìto) abbiamo parlato con monsignor Maffeo Giovanni Ducoli, vescovo emerito di Belluno che lo conobbe molto bene.

    In trentatré giorni di pontificato Papa Luciani conquistò il mondo coi suoi modi cordiali e alla mano.




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    L'AMICO

    «Era un uomo semplicissimo ma col carattere dei montanari»


    Monsignor Ducoli, lei ha conosciuto personalmente monsignor Albino Luciani, quali erano le sue caratteristiche umane principali?

    "Monsignor Luciani aveva scelto come stemma del suo episcopato "humilitas" (umiltà). Era un uomo semplicissimo, in certi momenti addirittura disarmante, che rifuggiva da qualsiasi manifestazione di carattere, diciamo così, mondano. Voleva conservare, anche da Patriarca, la piena semplicità e umiltà. Al tempo stesso era di carattere forte. Non possiamo dimenticarci che era di origine montanara e non si piegava facilmente di fronte a pressioni di vario genere".

    L'hanno chiamato il "Papa del sorriso"...

    "Infatti ha conquistato il mondo con il suo sorriso. Quel sorriso però non significava debolezza di carattere. Era un uomo che quello che voleva voleva e sulle cose essenziali non rinunciava mai".

    Che uomo di Chiesa era Albino Luciani?

    "Era un uomo di una fedeltà assoluta alla Parola di Dio e alla disciplina della Chiesa. Nel primo discorso che ha fatto al clero di Roma ha parlato del restauro della grande disciplina. E sul piano liturgico, di fronte a certe deviazioni, era un uomo piuttosto intransigente".

    In che cosa eccelleva nel suo ministero?

    "Lui è stato un grande catechista. Ha saputo parlare in un modo lineare e semplice, senza smarrirsi in trame complicate. Adattava i discorsi alle circostanze, ai luoghi, al livello culturale degli uditori. Sapeva utilizzare argomenti nuovi, imprevisti, insoliti che servono a tenere desta l'attenzione. Sapeva creare un clima familiare molto bello. In una udienza generale ha chiamato addirittura due bambini, un chierichetto di Malta e un ragazzo di Roma ad aiutarlo a spiegare i temi fede, speranza e carità. Ricordo che quando, dopo la morte di Paolo VI, i cardinali si stavano preparando per il Conclave, un cardinale mi ha chiesto: tu cosa ne pensi del cardinale Patriarca di Venezia? E io ho risposto: se lo eleggete Papa avremo un grande catechista e le udienze del mercoledì saranno veramente un momento di forte trasmissione del messaggio evangelico nella forma più semplice e più efficace".

    Si dice che monsignor Luciani fosse teologicamente un conservatore. Come visse il divieto assoluto della contraccezione artificiale espresso nell'enciclica Humanae Vitae di Paolo VI? È vero che era contrario a questo divieto?

    "A quanto si dice in un primo momento Luciani era orientato in questo senso. Quando però il Papa, nonostante l'opinione contraria di molti altri ha deciso di prendere quella posizione così forte espressa nell'enciclica "Humanae vitae", Luciani ha scritto una lettera a tutto il clero dicendo: il Papa ha parlato, noi dobbiamo seguire ciò che il Papa ha detto. La sua dottrina dal punto di vista teologico era sicurissima".

    Insomma, era un conservatore...

    "Era anche un uomo libero da un certo tipo di tradizioni che non toccavano la sostanza né la disciplina della vita della Chiesa. In questo senso possiamo ritenerlo un progressista. Mi ricordo che lui mi aveva invitato a cena qualche giorno prima di morire e il giorno precedente aveva ripreso la sedia gestatoria (dopo avervi rinunciato in un primo tempo, n.d.r.). E io gli ho detto: Padre Santo ha fatto bene a riprendere la sedia gestatoria perché la gente si lamentava che non riusciva a vedere il Papa. E lui mi ha detto: sì, sì, sì, ma non mi piace perché mi sembra che mi sbattano da una parte e dall'altra".

    Veniamo al capitolo su cui ci sono state fatte molte congetture, cioè la morte di Papa Giovanni Paolo I. Cosa ne pensa?

    "Che è una grande montatura. Io conosco molto bene il Vaticano, sono stato anche molti anni in segreteria di Stato. Nell'appartamento del Papa c'erano le suore che lui aveva con sé fin da quando era vescovo di Vittorio Veneto. L'hanno accompagnato a Venezia e l'hanno poi accompagnato a Roma. Aveva come segretario lo stesso segretario di Venezia e come maggiordomo, il maggiordomo Angelo Guggia, che ancora questo Papa conserva. Nessuna di queste persone aveva interesse a far morire il Papa. Una volta morto il Papa erano finite anche loro. E nell'appartamento del Papa non entrava assolutamente nessuno. Come si può pensare ad un avvelenamento?".

    Bisogna dire che all'epoca dei fatti Papa Luciani era fisicamente in forma...

    "Guardi, nella famiglia di Luciani almeno due morti di questo tipo ci sono state: quella di una sua prozia e quella di un bisnonno. Lui, in fondo, lo sappiamo bene, era cagionevole di salute".

    Ma basta una salute un po' cagionevole a spiegare una morte così repentina?

    "Bisogna dire che si è trovato di fronte ad un peso enorme. Quante volte ha detto: ma perché hanno eletto me, ed altre espressioni simili. Evidentemente lo ha stroncato lo stress. Quando l'ho incontrato quella sera che mi ha invitato a cena aveva la parte terminale delle gambe un po' gonfia, evidentemente tutto questo ha contribuito perché il cuore cessasse. Il resto è tutta fantasia che non ha nessun fondamento".

    Qual è il suo ultimo ricordo di Papa Giovanni Paolo I?

    "Quattro giorni prima di morire Papa Luciani mi aveva invitato a cena in Vaticano. Parlammo sostanzialmente della mia Diocesi. Fu una cena frugale fra amici. Alla fine mi sono congedato. Mentre stavo uscendo d'un tratto mi sono sentito prendere per le spalle. Era lui. Mi ha portato in cucina dicendomi queste parole: venga a salutare le suore che hanno preparato la cena. E poi basta. È l'ultimo ricordo che ho di lui".



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    LO STUDIOSO

    «Ma non era solamente il parroco del mondo»


    Non tutti gli studiosi di Papa Luciani condividono l'immagine del Pastore universale sorridente. O, per usare il titolo di una recente biografia (scritta da A. Tornielli e A. Zangrando, Edizioni Segno di Udine) del "parroco del mondo". Il professor Alfonso Scattolin da anni tiene una rubrica bimensile fissa per una radio privata veneta sul pensiero di Giovanni Paolo I e la definizione di parroco del mondo proprio non gli va giù.

    "La trovo svalutativa perché Papa Luciani fu il più grande Papa del secolo. Quindi definirlo parroco mi sembra svalutativo".

    Perché?

    "Ma perché è una valutazione data dal fatto che si vuol far credere alla gente che Giovanni Paolo fosse un sempliciotto, un semplice parroco di campagna, bonario, ma per niente valido culturalmente. Invece fu un uomo di enorme cultura. Aveva un'ampia conoscenza dell'uomo, della psicologia, così come della storia. E questo gli permetteva di essere aperto. Certo, la sua teologia era conforme alla teologia cristiana. Pensi ad esempio alle sue 40 lettere...".

    Lei si sta riferendo a"Illustrissimi" (il libro scritto da monsignor Luciani in cui sono raccolte 40 lettere inviate a vari personaggi storici a santi e a personaggi immaginari, come Pinocchio)?

    "Certamente. Nella lettera a Quintiliano, Luciani dice che anche noi cristiani possiamo prendere buon esempio da quel tipo che diceva che quando andava d'accordo con sua moglie il letto gli bastava e invece quando non andavano d'accordo anche tutta la casa gli sembrava piccola".

    Insomma, lei vuole dire che Papa Luciani era molto aperto e tollerante?

    "Senz'altro. Accoglieva volentieri delle famiglie che avevano dei problemi, solo che non gli andava che si facesse troppa pubblicità. Era molto comprensivo su questi fenomeni dovuti alla debolezza umana".

    Secondo lei che linea avrebbe dato al suo pontificato?

    "Secondo me Giovanni Paolo avrebbe ridotto il Vaticano a semplice residenza del Papa e dei suoi collaboratori, avrebbe sicuramente annullato addirittura la dizione Stato del Vaticano".

    Che cosa pensa della morte di Papa Luciani?

    "Condivido in pieno l'inchiesta di David Yallop. La mia opinione è che sicuramente è stato ucciso con una dose di digitalina messa nelle medicine che lui prendeva, a sua insaputa, naturalmente. Qualcuno aveva interesse che la sua azione umana e pontificale non continuasse più. David Yallop indica addirittura sei persone che avrebbero avuto interesse ad eliminarlo, basta leggere il libro".

  4. #4
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    Non entrano le immagini, caro Bellarmino, nonostante io abbia utilizzato gli appositi codici... Segnala l'inconveniente e poi cancella pure questo post...

    Saluti.

  5. #5
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    Dal sito http://cyberitalian.com/

    I MISTERI VATICANI

    I sospetti sulla morte misteriosa, dietro le mura Vaticane, di Papa Giovanni Paolo I, o Papa Luciani, non si sono mai assopiti. Il Papa italiano, che prese il nome di Giovanni Paolo I, morì il 29 Settembre, o forse il 28, dopo soli 33 giorni al potere.
    La Curia e le istituzioni finanziarie si resero conto della sua reale personalità solo dopo la nomina a Papa. Tollerante in fatto di sesso e divorzio, egli non ammetteva peccati di denaro; né speculazioni disoneste e manovre oscure, cose nelle quali il Vaticano eccelleva. L'errore di Papa Luciani fu che egli pensò di poter ripulire le finanze vaticane.
    Il Vaticano era a quel tempo un grosso operatore finanziario, in collaborazione con i peggiori intrallazzatori internazionali. L'FBI era convinta che lo IOR ripulisse denaro mafioso. Il mondano Monsignor Marcinkus, sempre protetto da Papa Giovanni Paolo II, era allora presidente della banca vaticana. Fra i suoi amici figuravano i banchieri mafiosi Michele Sindona e Roberto Calvi, entrambi poi assassinati. Sempre a quel tempo, inoltre, un giornale scandalistico romano pubblicò una lista di 121 cardinali e arcivescovi appartenenti a logge massoniche, punto d'incontro tradizionale di mafia e finanza.
    Molte teste caddero nella grande battaglia di cui il Vaticano era protagonista in quegli anni. Calvi fu trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra. Sindona morì di un caffè avvelenato in una prigione italiana. Marcinkus restò nascosto in Vaticano e poi lasciò l'Italia.
    Papa Giovanni Paolo I era in buona salute quando cenò con i segretari quel 28 Settembre. La mattina dopo fu trovato morto nel suo letto. I romani trovarono la cosa "troppo misteriosa". La voce popolare era che fu assassinato. Fatto è che non venne eseguita l'autopsia. Il corpo fu imbalsamato appena dodici ore dopo. Papa Luciani, Giovanni Paolo I, venne sepolto il giorno successivo, insieme al suo segreto.
    Il giornalista inglese David Yallop, con l'aiuto di un gruppo di religiosi romani, scrisse il best seller NEL NOME DEL SIGNORE, nel quale affermò che Papa Giovanni Paolo I fu assassinato perché stava scatenando un terremoto nella Chiesa di Roma.

  6. #6
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    Dal sito http://utenti.tripod.it/PAPALUCIANIF...sh/friends.htm
    (che ritengo interessante visitare...)...


    Papa Luciani tra Macario e Noschese: Un "oltraggio" di Pippo Baudo che dà anche i numeri al lotto
    LA TELEVISIONE "IRRIVERENTE"

    di Renato Bona

    BELLUNO. Uno spazio di circa mezz'ora dedicato al "Papa bellunese del sorriso", ha proposto una ricostruzione complessivamente accettabile della vicenda terrena di Albino Luciani, anche se con un paio di nei davvero non trascurabili: aver posto il servizio in mezzo a quelli dedicati, con tutto il rispetto, all'imitatore Noschese e al comico Macario e il fatto che in chiusura il conduttore della trasmissione, Pippo Baudo, con una caduta di stile abbastanza grossolana, richiamando i 33 giorni di Pontificato di Luciani, e i 33 anni di Cristo in croce, abbia sottolineato che molti... "giocarono il numero al lotto!"

    E ciò appena dopo che il giornalista in studio aveva affermato che "certo molti errori nella comunicazione sono stati fatti, per cui qualche dubbio da parte del comune uomo della strada resta sulla morte del Papa, però sui particolari secondari; e comunque la cosa più importante è stata questo Papa del sorriso che aveva dato una speranza, e aveva dei progetti niente male sulla Chiesa, una riforma del Papato, il chiedere perdono, alcune cose le aveva fatte..."
    "Ieri mattina io sono andato alla Sistina a votare tranquillo... mai avrei immaginato quello che stava succedendo...". Si era aperto con queste parole pronunciate dal neo Pontefice Giovanni Paolo I, il servizio che la trasmissione "Novecento-Giorno dopo giorno", curata appunto da Pippo Baudo, per la regia di Maurizio Fusco, è stata mandata in onda da RaiTre in prima serata di lunedì.
    "L'elezione al pontificato del cardinale Albino Luciani", ha esordito il noto presentatore, "colse il grosso pubblico un po' di sorpresa, non era fra quelli papabili. Ci fu sorpresa anche tra coloro che seguivano da vicino la vita del Vaticano? Lo chiedo ad un esperto, un vaticanista del Messaggero, Orazio Petrosillo".
    Il giornalista: "La sorpresa fu parziale e la colpa è dei giornalisti perché si lasciavano influenzare dalla intellighentia veneziana, da alcuni preti progressisti, i quali non consideravano molto il loro patriarca; invece i cardinali, che poi sono quelli che contano, si decisero per lui... E' chiaro che orientamenti e tendenze si formano anche prima e nel caso di Luciani c'era una tendenza molto forte dato che il grande elettore era Giovanni Benelli, un potentissimo sostituto della segreteria di Stato che era cardinale arcivescovo di Firenze e che, se Papa Luciani fosse vissuto, sarebbe stato certamente segretario di Stato; ma poi c'erano anche i cardinali latino-americani, per esempio c'era Lorschider che fu capo dei vescovi che dicevano: vogliamo un uomo di speranza...".
    "Dal diario di un cardinale guatemalteco", ha proseguito, "noi abbiamo la progressione delle votazioni: Luciani fu eletto al quarto scrutinio, nel primo Siri, arcivescovo conservatore di Genova ebbe 25 voti e Luciani 24; nel secondo Luciani schizzò a 53 e Siri a 24, nel pomeriggio sfiorò l'elezione con 70 punti, il quorum era di due terzi più uno cioè 75, perché gli elettori erano 111".
    Alla domanda di uno degli ospiti in studio, Ambra Angiolini, se Luciani avesse fama di conservatore o progressista, il vaticanista del Messaggero ha risposto: "Era entrambe le cose, e questa è la chiave della sua elezione; dal punto di vista dottrinale garantiva una certa fermezza, perché Papa Luciani era sì il "Papa del sorriso", ma la sua dottrina era ferma e nello stesso tempo aveva delle aperture alle esigenze della gente; per esempio, sull'Humanae vitae, l'enciclica di Paolo VI che definì illecita la contraccezione, c'era un grande dibattito nella Chiesa; in quell'occasione Luciani espresse una posizione più aperta, molto sensibile, vicina al dramma di coppie che magari avevano già 5 figli e diceva, il patriarca Luciani: se ci fosse una possibilità su mille noi la dobbiamo trovare per non aggravare i problemi delle coppie. Poi quando il Papa decise lui si adeguò, ovviamente".
    Altra domanda dell'ospite, Gianfranco D'Angelo: "Da che famiglia veniva Luciani?" Risposta di Petrosillo: "Veniva da una famiglia molto povera, tanto è vero che suo padre dovette andare per molti anni all'estero ed aveva maturato delle convinzioni socialiste. Erano di Canale d'Agordo, dove c'era miseria, e Luciani più volte ha detto: guardate che io ho patito la fame.."
    Nuova domanda, stavolta di Giancarlo Magalli. "C'è stato un contatto, un'investitura subliminale mi pare tra Luciani e i suoi predecessori Paolo VI e Giovanni XXIII?". Il ricordo del giornalista: "Ci sono state due premonizioni molto significative: il 16 settembre 1972 Paolo VI visitò Venezia e sulle passerelle si tolse la stola papale e la mise sulle spalle del patriarca Luciani dicendo: "lei merita questa stola"; poi c'è un altro fatto molto significativo, una sorta di investitura: il 28 aprile 1977 Paolo VI aveva dato udienza all'episcopato del Triveneto; alla fine dell'udienza il Papa doveva premere un pulsante sotto il bracciolo destro della poltrona per chiamare il fotografo; chissà perché quel giorno non riusciva a trovarlo... Luciani che gli sedeva accanto in quanto cardinale patriarca, vide i tentativi di Paolo VI e gli prese la mano, a quel punto il Papa disse: così ha già visto dov'è... Un'altra cosa molto significativa, che ha choccato il patriarca: l'11 luglio nel 1977, un anno prima dell'elezione, Luciani fece un pellegrinaggio a Fatima e poi fu chiamato da suor Lucia, la veggente superstite dei tre pastorelli a Coimbra, nel monastero di clausura dove ancora vive; il cardinale disse al segretario di aspettarlo per dieci minuti: "saluto suor Lucia e torno..." il colloquio durò invece due ore e Luciani ne uscì sconvolto, disse poi qualcosa al fratello e di più ad un sacerdote teologo: Lucia lo chiamò Santo Padre e predisse il pontificato e secondo questa confidenza dello stesso Papa, gli disse che sarebbe durato poco..."
    Ancora un filmato di repertorio con la voce di Luciani che dice la famosa frase su Dio "che è papà e più ancora è madre...", e poi quello del Papa che durante un'udienza chiama a sé un bambino. Quel ragazzino, Daniele Bravo, oggi 28 anni, è apparso in studio per rievocare quell'incontro in cui a domanda del Pontefice se volesse restare in quinta o andare alle medie, scappò di dire "Voglio restare sempre in quinta per non perdere la maestra e i miei compagni..."
    Ancora Pippo Baudo: "C'era chi aveva un'idea di questo Papa un po' conservatore, un po' parroco... ma sappiamo che invece era progressista, amava il cinema, la televisione, era moderno, era un grande ammiratore di Charlie Chaplin ed amava una sua canzone, "Tempi moderni"".
    Baudo arriva alla conclusione drammatica della storia di Papa Luciani col ricordo di quando la mattina del 29 settembre il Vaticano ne annuncia la morte. Parte quindi uno spezzone di un vecchio servizio di Mixer di Giovanni Minoli col ferale annuncio nel quale si individuarono "almeno cinque punti oscuri": "Verso le 5,30, il segretario privato del Papa; come se fosse intento a leggere; verso le 11 di ieri sera; per infarto acuto del miocardio". Una rapida carrellata sui presunti misteri della morte del Papa, con richiamo al fatto che non fu il segretario personale John Magee, ma suor Vincenza a trovare Luciani privo di vita; che Luciani non stava male; che secondo lo scrittore inglese David Yallop poteva essere stato vittima di una congiura ed assassinato perché voleva riformare lo Ior, la banca vaticana, e rimuoverne il responsabile, cardinale Marcinkus legato al caso del banchiere Calvi; che forse aveva sbagliato la dose di un vasodilatatore che prendeva da qualche tempo; sul fatto, accertato dall'ex direttore della Radio Vaticana il gesuita Francesco Farusi, che non stesse leggendo il libro "Imitazione di Cristo", ma una serie di documenti; perché non venne effettuata l'autopsia...
    A sgombrare il campo da ogni ipotesi "gialla", un filmato con la dichiarazione del fratello del Papa il maestro Edoardo "Berto" Luciani, che ricordava che "due zie ed il nonno erano mancati allo stesso modo, improvvisamente, per problemi cardiaci... il resto sono illazioni".

  7. #7
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    Impeccabile. Complimenti

  8. #8
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    Complimenti a Cuoreverde per aver lanciato questo tema molto importante e da non dimenticare mai.
    Ottimo Tomàs de Torquemada!
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  9. #9
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    Originally posted by Tomàs de Torquemada
    Non entrano le immagini, caro Bellarmino, nonostante io abbia utilizzato gli appositi codici... Segnala l'inconveniente e poi cancella pure questo post...

    Saluti.
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  10. #10
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    27-08-2005

    La fine di Papa Luciani Il giallo dei malori sottovalutati da tutti di ANDREA TORNIELLI

    Ventisette anni dopo quell'elezione sorprendente e rapidissima, quel pontificato durato appena un soffio e quella morte improvvisa ed enigmatica fanno ancora discutere. Emergono particolari che riaprono domande su quanto accaduto a Papa Giovanni Paolo I nelle ore precedenti la sua scomparsa. Ieri ricorreva l'anniversario dell'elezione di Albino Luciani, avvenuta il 26 agosto 1978, e sul sito Internet degli orionini (www.donorione.net), nella sezione «messaggi», è stato pubblicato un memoriale scritto cinque anni fa da don Diego Lorenzi, il segretario particolare di Papa Luciani, prete orionino.
    Don Diego racconta che cosa avvenne la sera del 28 settembre 1978, quando si trovava a tavola con il Pontefice e con l'altro segretario, l'irlandese John Magee: «Dopo le udienze di quella giornata eravamo a tavola per la cena, e il Papa iniziò, già seduto, dicendo a noi due segretari: “Strano... sto sentendo delle fitte al petto... noto tuttavia che stanno riducendosi per intensità”. La mia sorpresa fu condivisa da mons. Magee che si premurò di dire: “C'è sempre un medico di guardia a disposizione, nulla costa convocarlo”».
    Don Lorenzi aveva parlato per la prima volta delle fitte accusate da Papa Luciani nove anni dopo la sua scomparsa, il 2 ottobre 1987, durante la trasmissione televisiva «Giallo» condotta da Enzo Tortora, alla quale era presente anche lo scrittore inglese David Yallop, autore dello squalificato best-seller Nel nome di Dio che sostiene la tesi del complotto per assassinare Giovanni Paolo I.
    In quella occasione il sacerdote aveva detto davanti alle telecamere: «Alle 19.45 circa, il Papa si affacciò alla porta del suo studio e disse di avere accusato una fitta terribile, che però gli era già passata». Si tratta dello stesso episodio, che a distanza di anni il sacerdote colloca in una situazione diversa (seduto a tavola all'ora di cena o in piedi nel suo studio dopo l'udienza col cardinale Villot), oppure di due malori diversi?
    Quello che è certo è che il racconto di don Diego viene integrato dalle parole di monsignor Magee, il quale, un anno dopo la rivelazione di don Lorenzi, in una lunga intervista al mensile 30Giorni e poi nel colloquio con il giornalista John Cornwell, autore del libro Un ladro nella notte, rivela che quello stesso pomeriggio Papa Luciani ebbe almeno altri due malori. Dopo un breve riposo pomeridiano, secondo il racconto del prelato oggi vescovo di Cloyne, in Irlanda, Papa Luciani disse: «Non mi sento molto bene... Non mi sento proprio...». Magee risponde: «Mi lasci chiamare il dottor Buzzonetti». «Oh, no, no, no...», rispose il Papa. «non è necessario chiamare il dottore. Farò un po' di movimento per le stanze». Renato Buzzonetti, apprendiamo dal racconto del segretario irlandese del Papa, era stato già scelto come medico personale da Luciani. Dalle 14.30 alle 16.39 monsignor John Magee si allontanò dall'appartamento papale per andare a prendere dei libri. Al suo ritorno Giovanni Paolo I stava ancora camminando. Un'ora dopo (dunque circa alle 17.40), sentì il Papa tossire violentemente e si precipitò da lui: Ho una fitta», disse Giovanni Paolo I. «Non sarebbe meglio se chiamassi il dottore?», insiste il segretario, «potrebbe essere una cosa grave». Luciani avrebbe però rifiutato, chiedendo a suor Vincenza Taffarel, la religiosa che l'accudiva (ed era anche infermiera) di portargli dei medicinali. Monsignor Magee racconta poi della cena e di una premonizione del Papa, che ai collaboratori disse: «Il ritiro che adesso vorrei fare è quello per una buona morte...». Ma non accenna a malori avvenuti all'inizio della cena, quando tutti erano seduti a tavola.
    Incrociando le testimonianze rese in momenti diversi dai due segretari i malori del Papa sembrerebbero essere quattro, oppure tre se si considera uno solo l'episodio raccontato da don Diego Lorenzi. Perché con un Papa che prima dice di sentirsi male, poi avverte a più riprese delle fitte al petto nessuno dei due segretari si decise a chiamare un medico? «Fummo dissuasi dal farlo e – devo aggiungere per correttezza, quasi per scusa – che mai in passato, con lui, mi ero permesso di contraddirlo - scrive oggi don Diego Lorenzi -. La mia inesperienza, poi, di sintomi premonitori di problemi cardiaci legati a quelle fitte, giocò una parte notevole, nel proseguire della cena». Le testimonianze comunque non coincidono perfettamente, anche se la distanza dai fatti accaduti può aver ingannato la memoria. Restano aperte alcune domande: Magee aveva informato don Lorenzi del primo malore del pomeriggio e poi di quella fitta? Resta pure da spiegare come mai, alle 21 di quella stessa sera, quando il dottor Antonio Da Ros - medico curante di Giovanni Paolo I a Vittorio Veneto e a Venezia - telefonò in Vaticano e parlò sia con suor Vincenza sia con lo stesso Pontefice, nessuno gli disse che Giovanni Paolo I aveva accusato quelle fitte al torace.

    tratto dailGiornale

 

 
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