Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Palestinesi marchiati sulla pelle - K. Annan condanna l'occupazione israeliana

    Un deputato israeliano, sopravvissuto all'Olocausto, denuncia alla Knesset la timbratura dei profughi palestinesi rastrellati dall'esercito israeliano.

    L'ennesimo gesto di una guerra che sembra aver superato ogni limite. Ieri i carri armati di Sharon hanno occupato Ramallah ordinando a tutti i maschi tra i 14 e i 40 anni di consegnarsi, pena la vita.

    Decine di morti in tutti i Territori occupati, ma le autorità di Tel Aviv non permettono la circolazione delle ambulanze. Kofi Annan condanna l'occupazione israeliana

  2. #2
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Numeri sulle braccia dei prigionieri palestinesi

    UN DEPUTATO SFUGGITO ALL’OLOCAUSTO: GLI EBREI NON POSSONO COMPORTARSI IN QUESTO MODO
    Arafat accusa: siete razzisti. Il capo dell’esercito: l’episodio non si ripeterà


    di Aldo Baquis

    IL capo di stato maggiore generale Shaul Mofaz ha ieri severamente vietato ai soldati israeliani di segnare numeri sulle braccia dei loro prigionieri palestinesi, dopo che lunedì Yasser Arafat aveva dichiarato ad una televisione araba che una pratica del genere era «una forma di razzismo nazista». «Gli estremisti israeliani - aveva aggiunto Arafat - hanno scatenato contro di noi una folle guerra. Scrivono i numeri sulle braccia dei detenuti palestinesi. Ma quella era una pratica usata un tempo dai nazisti contro gli ebrei.

    Allora come si devono definire queste azioni? Sono un nuovo razzismo nazista - aveva concluso il presidente palestinese - praticato dagli israeliani contro la nostra gente». Già da tempo i caricaturisti palestinesi mostrano il premier Ariel Sharon e i soldati israeliani come la reincarnazione del terzo Reich. Ancora pochi giorni fa il caricaturista Boukhari ha rappresentato sul quotidiano al Ayam i soldati israeliani come aguzzini nazisti con le mani intrise di sangue. «Un paragone che fa rabbrividire», ha titolato ieri Yediot Ahronot, commentando le parole di Arafat.

    Ma di fronte al suo attacco polemico, Israele è sembrato colto alla sprovvista. In una prima reazione, un portavoce militare ha confermato che nel campo profughi di Tulkarem (Cisgiordania) i soldati hanno effettivamente segnato numeri sulle braccia di palestinesi fermati nel contesto di una vasta perlustrazione. «Ma sono ricorsi a pennarelli - ha aggiunto il portavoce - e quei numeri potevano poi essere facilmente rimossi». «Tuttavia - ha proseguito il portavoce - ogni paragone fra il comportamento dei soldati israeliani nei Territori e gli orrori patiti dal popolo ebraico nella seconda guerra mondiale è un paragone cinico. I nostri militari ricevono ordini severi affinchè rispettino la dignità umana dei palestinesi».

    Spiegazioni che non hanno affatto tranquillizzato il leader del partito centrista Shinui, Yossef Lapid, un superstite dell'Olocausto. Incontrando ieri il generale Mofaz nella Commissione parlamentare per gli affari esteri e la difesa, Lapid lo ha ruvidamente apostrofato. «E’ è mai possibile che un esercito formato da soldati ebrei agisca in quel modo?», gli ha chiesto. «E' una indecenza». A mezza bocca, il capo di stato maggiore gli ha replicato di non essere stato messo al corrente in anticipo di una pratica del genere e ha assicurato che d'ora in poi l'episodio non si ripeterà più.

    Ma un anno e mezzo di intifada e di attentati palestinesi nelle retrovie israeliane stanno avendo gravi ripercussioni nella società dello stato ebraico, secondo quanto ha accertato un sondaggio di opinione condotto dal professor Asher Aryan per contro del Centro di studi strategici della università di Tel Aviv. Se dieci anni fa il 38 per cento degli israeliani vedeva con favore la espulsione in massa dei palestinesi dai Territori (e il 24 per cento sognava anche la espulsione di un milione di arabi israeliani) questa percentuale è adesso notevolmente più alta. Quasi un israeliano su due - ha detto Aryan alla radio militare - vorrebbe espellere i palestinesi dai Territori e quasi uno su tre consiglia anche la espulsione degli arabi israeliani.

    In ebraico si chiama: «Transfer», ossia trasferimento. In pratica, si tratta di una politica di pulizia etnica. Mentre la popolazione araba in Israele si schiera in maniera sempre più militante dalla parte della intifada, la conseguente reazione di rigetto della popolazione ebraica diventa ancora più tangibile, secondo Aryan. L'80 per cento degli ebrei israeliani ritengono che gli arabi israeliani non possano essere interpellati sulle questioni maggiormente importanti per il futuro dello Stato. Il 72 per cento si oppongono inoltre alla inclusione di partiti arabi nel governo israeliano.

    La Stampa 13 marzo 2002

  3. #3
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Numeri sulla pelle

    di Massimo Gramellini

    L'ultima cosa che ci si aspetterebbe da soldati israeliani è che marchino le braccia dei loro prigionieri con delle cifre, ancorché a pennarello, come è avvenuto nei campi profughi di Palestina. Ognuno di noi sa per esperienza quanto sia umiliante per una persona diventare un numero, in ospedale o nei labirinti della burocrazia.

    Ma se quel numero ti viene addirittura scritto addosso, il messaggio di chi te lo mette è che per lui non sei più un essere umano, ma una bestia. E’ vero che l’umanità soffre di vuoti di memoria e che non si possono paragonare, come hanno subito fatto i giornali arabi, le vittime pacifiche dell’Olocausto con i kamikaze palestinesi, che possono avere torto o ragione (il dramma di questa guerra infinita è che hanno entrambi torto e ragione), ma certamente pacifici non sono.

    Però si sperava che i militari di Tel Aviv avessero un certo pudore nel riprodurre su qualcun altro, seppure in forma attenuata, le stesse vessazioni che non i loro trisavoli, ma i nonni e genitori subirono sulla propria pelle. Bisogna comunque aggiungere che la pratica è già stata interrotta, anche grazie all’intervento di un parlamentare israeliano, Yossef Lapid, scampato all’Olocausto.

    A riprova che se gli esseri umani in quanto tali non ci offrono troppi motivi di ottimismo, la democrazia conserva una forza propria che riesce a riparare o quanto meno a ridurre i guasti commessi dalle persone. Una forza che i nazisti non conoscevano e neppure i paesi arabi, purtroppo.

    La Stampa 13 marzo 2002

  4. #4
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Annan critica Israele: "Occupazione illegale"

    Il segretario Onu usa parole durissime e a Sharon chiede:
    "Basta con l'uso delle armi pesanti contro i civili"


    NEW YORK - Kofi Annan sospende per un attimo la diplomazia e dice che "l'occupazione israeliana dei territori arabi è illegale". Parole durissime, di fronte a un bilancio di morte di "proporzioni spaventose" e a una tensione arrivata "al punto di ebollizione", quelle del segretario dell'Onu che ha chiesto al premier Ariel Sharon di fermare gli attacchi contro i civili condotti con "operazioni militari su larga scala".

    In un drammatico discorso nell'aula del Consiglio di Sicurezza Annan ha ricordato che il livello di violenza in Medio Oriente ha prodotto nelle ultime settimane "una orrenda carneficina" e ha intimato a Sharon e al presidente dell'Autorità Palestinese Yasser Arafat di adoperarsi per "salvare i loro popoli dal disastro" agevolando l'iniziativa di pace del mediatore americano Anthony Zinni.

    Ma è stato per Israele che oggi Annan ha riservato le parole più dure: "Sono profondamente turbato dal crescente uso di armi pesanti da parte di Israele in aree civili: questo fatto ha reso ancora più precaria e difficile la vita per i civili palestinesi che già erano soggetti a gravi difficoltà fisiche e economiche".

    Il capo dell'Onu non ha risparmiato le critiche ai palestinesi e si è detto "particolarmente turbato per l'aumento degli attentati suicidi da parte dei palestinesi che ha definito "azioni moralmente ripugnanti" e nocive per la causa dello stato palestinese. Nei confronti di Israele tuttavia Annan è stato durissimo: "Agli israeliani dico: avete il diritto di vivere in pace e sicurezza entro confini internazionalmente riconosciuti. Ma dovete porre fine all'occupazione illegale. Dovete fermare i bombardamenti di aree civili, gli assassini, l'uso di forza letale non necessaria, le demolizioni, e l'umiliazione quotidiana dei palestinesi". Secondo Annan "tali azioni erodono gravemente la statura di Israele davanti alla comunità internazionale e alimentano ulteriormente i fuochi dell'odio, della disperazione e dell'estremismo". (...)

    http://www.repubblica.it/online/mond...nan/annan.html


    Repubblica (12 marzo 2002)

 

 

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