(1 puntata)
Mi chiamo Walter Ego, ho trentasette anni e so che non ve ne frega niente. Il Dottore dice che faccio bene a scrivere, che è un esercizio terapeutico e che mi aiuta a non tenermi tutto dentro. Mi ha detto di farlo "almeno una volta a settimana, magari ogni sabato". Ma a chi caspita devo scrivere non è stato in grado di dirmelo e pertanto io scrivo a voi, che siete in tanti e sicuramente qualcuno che non ha nulla da fare non manca. Sono un investigatore privato. Detto così sembra interessante. Ma oggi, qui, al buio della mia stanza, completamente solo perché anche Monica, la segretaria, è uscita e non so dove sia, francamente la mia vita tutto mi sembra tranne che interessante. Ho in tutto quattro clienti. Non sono certamente molti ma neppure pochissimi. Non è possibile avere molti clienti quando si lavora praticamente da soli. Già adesso, quando ho qualche lavoro in più, sono costretto a chiamare alcuni ragazzi "a giornata". Ma lo fanno controvoglia, perché questo mestiere è veramente uno schifo. Un lavoro che non fornisce nessun prestigio, non hai "tesserini" da esibire, nessuno ha paura di te. Spesso ti guardano con compatimento. Qualche volta con disprezzo. Ecco, oggi è proprio con disprezzo che guardo me stesso. E' buio nel mio ufficio e, nella solitudine, si ode solo il rumore del traffico sulla Portuense. Nel cartello, affisso sul balconcino al primo piano, c'è scritto "proveniente dai gruppi specializzati". In verità il Reparto da cui provengo non aveva proprio nulla di specializzato. Ma di quel periodo mi rimane qualcosa. Ad esempio ho imparato a sparare. Non è che lo abbia fatto spesso, anzi, in verità mi ricordo una sola occasione. Sono passati molti anni. Mi trovavo nella casa ai Castelli (una casa agricola, quasi diroccata) quando, una notte maledetta, sono entrati i ladri. Ho sparato nel buio e li sentivo gridare e smadonnare senza capire nulla. Ho passato il resto della notte a cercare nei cespugli e ogni volta che mi sembrava di trovare qualcosa il cuore mi finiva in gola. Era l'alba quando mi rassicurai: non avevo ucciso nessuno. Ho ringraziato il cielo. Non mi vergogno a dirlo: ho pianto. Cazzo, se ho pianto.
Perché il Dottore mi ha chiesto di scrivere? Che ne può importare a degli sconosciuti della mia vita? I miei clienti, come dicevo, sono pochi ma, in compenso si somigliano quasi tutti. La pratica più ricorrente - in alcuni periodi direi l'unica - è quella della "infedeltà coniugale". Mi sono sempre chiesto perché mai qualcuno mi dovesse firmare un assegno di almeno tre milioni per avere la prova di essere un cornuto. Gli uomini, in questo sono veramente penosi, qualcuno, di fronte alle foto, si mette persino a piangere e, alcuni anni fa, un tizio per poco non mi picchiava. Le donne, in questo, sono molto più serie. Se potessi lavorerei solo con donne. Quando vengono da me hanno quasi sempre le idee chiare, chiamano il marito "quello stronzo" e sanno praticamente tutto delle infedeltà del coniuge. Mi dicono "quando" posso beccare "lo stronzo", in quale albergo o parcheggio, spesso persino con quale donna. Da principiante pensavo che avessero pedinato l'uomo ma poi mi resi conto che mi sbagliavo. Le mogli "sanno" molto più di quanto i loro mariti possano immaginare, inutile discutere. Nessuna donna ha mai pianto di fronte alle mie foto. Anzi, qualche volta ho visto affiorare un sorriso tra il beffardo e l'amaro che non dimenticherò facilmente.
Come vedete, la mia vita è fatta solo di robaccia. So bene che nessuno leggerà mai queste cose che scrivo ma non le scriverei neppure se tra i miei fascicoli rossi non ve ne fosse uno senza nome. Se dovessi avere la visita della Questura, passerei i miei guai perché noi investigatori abbiamo l'obbligo giuridico di dar contezza dei clienti, ma chi se ne frega. Questo fascicolo che ho di fronte a me è l'unica storia degna di essere raccontata che possiedo e, come disse qualcuno in un film, nessuno è mai veramente fregato sino a quando ha una bella storia da raccontare. Forse ve la racconterò, facendo contento quel fissato del Dottore e immaginando che veramente ci sia qualcuno che legga queste righe che sto scrivendo su di un forum scelto a caso su Internet, oppure la terrò di me. In fondo, ho una settimana per decidere. Una settimana ancora.


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