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    Predefinito Nell'aria c'è qualcosa di grosso

    Data: giovedì 14 marzo 2002 21.37
    Oggetto: Nell'aria c'è qualcosa di grosso



    http://www.informationguerrilla.org/

    Next Stop Baghdad: Stop The War!
    Sbancor - Geopolitica 11.03.2002
    Chiudo gli astrolabi finanziari. Guardo il vuoto. Mi sento assolutamente
    impotente. Gli speculatori si stanno muovendo. Troppo. Il prezzo del
    petrolio improvvisamente incomincia a risalire. Nell'aria c'è qualcosa di
    grosso...


    Chiudo gli astrolabi finanziari. Guardo il vuoto. Mi sento assolutamente
    impotente.

    Nessuno degli indicatori economici che vedo ha un senso. Tutti blaterano di
    una ripresa. Il PIL americano del IV trimestre (+1,4) si giustifica solo con
    la spesa militare: 407,5 miliardi di dollari, + 4,9% rispetto all'anno
    precedente. Gli altri dati sono previsioni. Il fatto vero è che le
    principali banche americane, J.P.Morgan-Chase in testa stanno traballando
    sotto l'affare Enron e sotto il peso di contratti derivati per diverse
    centinaia di trilioni di dollari, contratti le cui controparti (stile Enron)
    ormai si sono volatilizzate. E le banche giapponesi sono fallite. Gli USA
    mettono "dazi" sull'acciaio importato. Non erano le loro "investment banks",
    così ascoltate a sinistra da Nicola Rossi via via degradando, a stilare
    rapporti che dicevano che noi dovevamo chiudere l'Italsider? Perché adesso
    non chiudono le loro stupide fabbriche di acciaio, invece di rompere i
    coglioni? Il price earning, cioè il rapporto fra capitalizzazione e utili
    sulle azioni americane è fra il 25 ed il 35%. Alto. Ancora troppo alto. Il
    giorno prima della crisi di Wall Street del 1929 era al 44%. Il livello
    normale è fra il 15 e il 20%.

    Qualche giorno fa i Giapponesi hanno cominciato a comprare oro, spingendolo
    ai massimi degli ultimi due anni, quasi 300 dollari l'oncia. Poi Putin ha
    aumentato la produzione aurifera in Russia e l'oro è disceso. E
    improvvisamente è iniziato un folle "rally" sullo yen. Tutti gli analisti lo
    davano in discesa, forse fino a 140 per dollaro, invece è risalito a 128.

    Puzza di bruciato. Gli speculatori si stanno movendo. Troppo.

    Segno che nell'aria c'è qualcosa di grosso.. Il prezzo del petrolio
    improvvisamente incomincia a risalire.

    Conclusione: stanno per partire di nuovo. La Guerra sta per ricominciare.
    Non che fosse mai smessa. Ma adesso si fa sul serio.

    Apro Repubblica. Ce'è un articolo di Tony Balir. Si proprio lui. Quello che
    ha distrutto il sistema ferroviario di sua Maestà Britannica, metropolitane
    comprese. Quello che ha ridotto la Sanità inglese a livelli da paese del
    III° Mondo. Quello a cui voleva ispirarsi D'Alema. Appunto. L'articolo è
    praticamente una dichiarazione di guerra all'Iraq.

    Sono quasi certo che l'attacco in Iraq sia previsto in questa primavera.
    Smentendo anche gli informatissimi settimanali russi che lo davano per
    l'autunno. La pila di giornali americani è sul tavolo. Whashington Post di
    domenica: storie assurde su 10 kilotoni di di materiale nucleare in mano a
    Osama: tema della campagna è se possiamo sopravvivere a un 9/11 nucleare.
    Sulla CBS Joe Lieberman e Jon Mc Cain promuovono la guerra contro l'Iraq. ,
    il Sunday Telegraph parla di almeno 100.000 uomini necessari all'invasione
    dell'Iraq.

    "Foreign Affaire", la paludata rivista del Council on Foreign Relations,
    riporta un articolo di Kenneth M.Pollock, dal 1999 al 2001 Direttore per gli
    affari del Golfo nello staff del National Security Council. Sostiene una
    tesi inappuntabile, quasi convincente. Dice che non ci sono altre opzioni
    alla guerra, grazie anche al cinismo e all'opportunismo di Washington. Dice
    che l'attacco all'Iraq non a nulla a che vedere con September Eleven, che
    Saddam con Al Qaeda non c'entra, ma che ciò nonostante l'attacco va fatto.
    Motivo: Saddam possiede armi di distruzione di massa. Secondo Pollack la
    colpa dell'attuale, incresciosa, situazione è degli europei e dei cinesi,
    oltre che ovviamente dei Siriani. Cita le ripetute esportazioni clandestine
    di petrolio irakeno con cui i siriani hanno rimesso a posto i conti
    economici. Cita il sistema di difesa antiareo basato su fibre ottiche
    venduto e istallato dai cinesi in Iraq. Cita il credito dato in europa alla
    campagna irakena sul milioni di morti per fame e malattie. Descrive
    coerentemente Saddam per quello che è un uomo isolato, tagliato fuori dal
    mondo e dalle informazioni, un paranoico che può avere reazioni spropositate
    ed estreme. Non si accorge dell'involontaria ironia delle sue parole: questo
    ritratto potrebbe corrispondere benissimo a quello di Bush.

    Ma il vero problema di Pollock è un altro: contraddire l'idea di una guerra
    "afghana" in Iraq. Sta infatti circolando un piano che prevede l'utilizzo
    dei Kurdi e di altre minoranze di oppositori per destabilizzare il regime di
    Saddam ed intervenire quindi con una azione di polizia. L'uso dei Kurdi come
    l'uso dell'alleanza del Nord" in Afghanistan, secondo diversi strateghi
    renderebbe più "politically correct" la guerra. Pollock non ci crede. Dice
    che così facendo si aumentano solo i rischi di utilizzo di armi di
    distruzione di massa da parte di Saddam, si aumenterebbero i rischi di una
    crisi petrolifera e aumenterebbe l'attrito con i mussulmani. La sua proposta
    è diversa. 200.000 - 300.000 combattenti, 700-100 aerei. Le force
    aviotrasportate verrebbero lanciate sui campi di petrolio per metterli al
    sicuro. Un corpo d'armata corazzato, composto da due divisioni pesanti,
    darebbe il colpo di grazia al regime. Fanteria leggera per rastrellare nelle
    città i fedeli di Saddam. In tutto 4 o 6 divisioni con appoggio di uno o
    cinque gruppi da battaglia navali dotati di portaerei. Tempo per sbrigare il
    lavoro: da un mese a cinque mesi.

    Pollock rasenta il ridicolo quando scrive che l'appoggio dei Turchi e
    necessario per salvaguardare i Kurdi nel nord dell'Iraq. Poi si preoccupa di
    chiedere all'Egitto il permesso di usare Suez, mentre da per scontata, ma
    sostanzialmente inutile, l'opposizione Francese, Cinese e Russa alla guerra.
    . lo preoccupano invece i costi di ricostruzione dell'Iraq dopo il
    conflitto: da 50 a 150 miliardi di dollari.

    Conclude chiedendosi "Se non ora, quando?".

    Insomma il dibattito non è fra guerra o pace, ma una guerra subito o a
    settembre, una guerra di carri armati o di guerriglie,

    La rivista paludata finisce nel cestino, accompagnata da una sonora
    bestemmia.

    L'inevitabilità dell'idiozia è la sua ragione storica. Oppure la ragione
    storica è un'idiozia inevitabile. Comunque la giro questa storia delle
    "guerre infinite" è priva di senso.

    Ho, come dire, la netta sensazione che l'attuale classe dirigente mondiale
    debba essere licenziata in blocco. Incapaci di produrre ricchezza. Incapaci
    di governare le emergenze. Incapaci e basta. Attenzione non sto pensando a
    una rivoluzione. Sto solo dicendo che dal punto di vista capitalistico, o
    come direbbe Tony, dell'Impero, siamo amministrati da un branco di
    deficienti.

    Questo branco di cerebrolesi ci sta portando verso una "guerra infinita".

    Fermiamoli, prima che sia troppo tardi!

  2. #2
    fui lsu
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    Predefinito Re: Nell'aria c'è qualcosa di grosso

    Originally posted by Patrizio
    Data: giovedì 14 marzo 2002 21.37
    Oggetto: Nell'aria c'è qualcosa di grosso



    ...
    credevo fosse un thread su Ferrara (quello del Foglio...).

  3. #3
    Omo de Panza
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    Predefinito Re: Nell'aria c'è qualcosa di grosso

    In breve? Sai, se c'è davvero qualcosa di grosso, mi devo preparare la valigia...

  4. #4
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    Predefinito

    A questo proposito e' abbastanza interessante quanto detto stasera da Santoro da Maurizio Chierici, secondo il quale non e' un caso che improvvisamente in Colombia si sia interrotta ogni trattativa con la guerriglia e che in Venezuala si sia accentuata da parte di esponenti militari, degli ambasciatori e del governo Usa l'opposizione a Chavez. Questo perche' Colombia e Venezuala sono due fondamentali (specie il secondo) paesi fornitori di petrolio. Che sia necessario disporre in quei paesi di governi amici, in vista dello scontro con l'Iraq?

  5. #5
    fui lsu
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    Predefinito

    Originally posted by Pitone
    A questo proposito e' abbastanza interessante quanto detto stasera da Santoro da Maurizio Chierici, secondo il quale non e' un caso che improvvisamente in Colombia si sia interrotta ogni trattativa con la guerriglia e che in Venezuala si sia accentuata da parte di esponenti militari, degli ambasciatori e del governo Usa l'opposizione a Chavez. Questo perche' Colombia e Venezuala sono due fondamentali (specie il secondo) paesi fornitori di petrolio. Che sia necessario disporre in quei paesi di governi amici, in vista dello scontro con l'Iraq?
    Maurizio Chierici è un grandissimo del nostro Giornalismo.
    Sono stato suo allievo all'univ. di Parma.

 

 

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