Putin e Berlusconi
Si somigliano.
Putin e Berlusconi sono alti uguali, uno è biondo, l'altro tinto e trapiantato nero, ma sono simili nel modo di concepire la democrazia.
Naturalmente Berlusconi vive in un Paese democratico da oltre mezzo secolo, e quindi si muove in questo contesto. Putin invece sta costruendo uno Stato nuovo, mai avvezzo alla democrazia, e quindi può operare con maggiore disinvoltura per una svolta autoritaria.
I due leader sono amici, si frequentano, si consultano, si consigliano. E' chiaro che da Berlusconi Putin abbia subito il fascino del denaro. Abbia rubato qualche tecnica di comunicazione. Abbia assimilato alcuni formalismi "democratici". Di Putin invece Berlusconi ammira le larghe vedute, la spregiudicatezza, e ne invidia la possibilità di comandare con le mani libere.
Entrambi però, sono un po' goffi, nell'imitarsi. Putin non riesce ad evitare di riprendere dall'amico un po' di propoaganda dal sapore fascista: come Mussolini che miete il grano, che si fa bello alla guida di un bolide, che prende in mano la cazzuola per edificare i nuovi palazzi, il Cavaliere ama farsi vedere con la bandana, scamiciato, o che gioca coi bimbi in un tranquillo ritratto familiare. E Putin di rimando, che diffonde fotografie preelettorali che lo vedono impettito a torso nudo, o impugnare sicuro (e minaccioso) un fucile.
Così Berlusconi non riesce ad imitare la capacità strategica del leader russo. Si limita a scimmiottarne la grandezza, a spararle grosse sui temi internazionali, millantando un ruolo di primo piano per l'Italia. Mentre l'altro non dice, ma fa.
Se c'è da preoccuparsi per Putin, comunque, stiamo pure tranquilli per Berlusconi. Il populismo alla meneghina può essere di sicuro un brutto esempio, ma non andrà lontano.




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), uno stato fascista (