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Risultati da 1 a 10 di 21
  1. #1
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Uri Avnery: "Indegni i massacri nei Territori i falchi vanno fermati subito"

    Intervista a Uri Avnery

    «I massacri nei campi profughi, le deportazioni di massa, le umiliazioni inflitte al popolo palestinese sono indegne di un Paese che si ritiene ancora democratico. Ciò che Sharon sta perpetrando nei Territori palestinesi è un crimine contro l’umanità. I falchi vanno fermati, subito. Con i suoi balbettii, la Comunità internazionale si fa complice di un bagno di sangue». A denunciarlo è lo scrittore-simbolo dell’Israele pacifista: Uri Avneri. Assieme ad altri 500 intellettuali, accademici, artisti e militanti pacifisti, Avneri è il firmatario di una lettera-appello al segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, in cui si chiede l’impiego di truppe Onu nei territori occupati per porre fine agli scontri a fuoco e salvare vite umane. «L’obiettivo delle forze internazionali d’interposizione - spiega Avneri - deve essere l’imposizione di un cessate il fuoco immediato e la separazione delle forze in campo israeliane e palestinesi». Si tratterebbe, aggiunge, di un primo, decisivo, passo verso una «Conferenza internazionale da convocare al più presto»

    Nei Territori è guerra totale.

    «Non è una guerra. La guerra non cancella il diritto. Quello in atto nei Territori è un crimine contro l’umanità perpetrato da Sharon e dai suoi generali-falchi. Una guerra non impone di marchiare le braccia dei civili fatti prigionieri, non porta necessariamente alle punizioni collettive, non cancella Convenzioni internazionali come quella di Ginevra sui diritti delle popolazioni civili e dei prigionieri in una situazione di conflitto armato. Sharon sta infangando Israele. Deve essere fermato, prima che sia troppo tardi».

    Sharon ribatte che Israele sta esercitando il diritto-dovere alla difesa dagli attentati palestinesi.

    «No. Sharon sta creando le condizioni per altre stragi di innocenti in Israele. I rastrellamenti nei campi profughi, le eliminazioni mirate, i bombardamenti a ripetizione sono il modo migliore per raforzare le fila dei kamikaze. Sharon è l’ufficiale reclutatore dei kamikaze. Sfido chiunque in Israele a sentirsi più al sicuro dopo l’ennesima mattanza nei Territori. Tutti si atttendono altri attentati suicidi, come disperata risposta di un palestinese senza speranza».

    Eppure c’è chi, da destra, critica Sharon per la sua «moderazione».

    «Nessuno, neanche l’abile e spregiudicato Peres, potrà mai convincermi che Ariel Sharon, l’uomo di Sabra e Chatila, rappresenti una sorta di male minore rispetto agli oltranzisti fanatici, quelli che invocano una deportazione di massa dei tre milioni di palestinesi che popolano la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. Ariel Sharon è un pericolo per Israele e la pace in questa tormentata regione».

    Chi dovrebbe fermarlo?

    «Nell’immediato un intervento deciso degli Stati Uniti e dell’Europa. L’Occidente ha tutti gli strumenti, economici e diplomatici, per imporre quantomeno un cessate il fuoco e il ritiro dei blindati israeliani dai campi profughi e dalle città palestinesi occupate. Non intervenire significa farsi complici dei guerrafondai. Occorre inviare subito osservatori Onu nei Territori, piaccia o no a Sharon».

    Israele appare un Paese disorientato, impaurito, lacerato al suo interno.

    «Ma è anche un Paese che sta sempre più prendendo coscienza del fallimento del pugno di ferro contro i palestinesi. Almeno metà degli israeliani è convinta che non esista una soluzione militare alla questione palestinese. Un dato importante, in una realtà di guerra, su cui far leva per una rivolta morale simile a quella che scosse Israele dopo i massacri di Sabra e Chatila. Oggi come ieri possiamo mandare a casa il responsabile: Ariel Sharon».

    l'Unità 14 marzo 2002

  2. #2
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito «Noi ebrei non possiamo perdere questa occasione»

    Il fondatore del blocco pacifista: «Il riconoscimento da parte dei Paesi arabi cambierebbe la storia»


    Uri Avnery, 78 anni, israeliano, fondatore dell’organizzazione pacifista Gush Shalom, da cinquant’anni reclama la fondazione di uno Stato palestinese accanto a quello ebraico.

    Ariel Sharon, insediandosi alla guida del governo, aveva promesso sicurezza. Israele sta vivendo la situazione peggiore da decenni e Sharon è ancora al suo posto. Perché?

    «Sharon aveva promesso pace e sicurezza. Ma sin dal principio il suo obiettivo centrale è stato perpetuare la presenza di Israele in Cisgiordania e a Gaza e costruire altre colonie in terra araba, allo scopo di inglobare i territori della Palestina del mandato britannico nello Stato israeliano. La maggioranza degli israeliani ha votato per lui perché durante tutta la campagna elettorale ha coltivato l’immagine del padre protettivo che vigila sui figli. Per un anno la società israeliana lo ha appoggiato senza riserve. Oggi, però, la sua popolarità è decisamente in calo».

    L’attuale esecutivo israeliano è pronto a firmare la pace?

    «No, Sharon non firmerà mai un accordo di pace che implichi concessioni territoriali ai palestinesi o lo smantellamento di una sola colonia ebraica».

    E il popolo israeliano?

    «Sharon è solo la continuazione di un problema la cui vera origine è nella gestione del suo predecessore. Ehud Barak si ritirò da Camp David dopo aver fatto un’offerta assolutamente inaccettabile per qualunque palestinese. Tornò in Israele dicendo che aveva offerto ai palestinesi tutto ciò che volevano, ma Arafat aveva rifiutato e non c’era possibilità di firmare la pace. La società israeliana arrivò alla conclusione che la guerra era inevitabile e votò per la destra, perché in una situazione di crisi la risposta del Likud sembrava più conveniente di quella offerta dai laburisti».

    Che cosa pensa del piano di pace saudita?

    «E’ l’elemento che può provocare un cambio di tendenza radicale nell’opinione pubblica israeliana. La possibilità che tutto il mondo arabo normalizzi le sue relazioni con Israele è infinitamente migliore di un semplice accordo di pace con l’Autorità nazionale palestinese. E’ un’iniziativa sorprendente che ha colto di sorpresa tutti, incluso il popolo saudita. Se Israele non accetterà questa proposta, commetterà un errore storico».

    El mundo
    Luis Carballo
    Corriere della Sera 14 marzo 2002

  3. #3
    Cavaliere
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    Predefinito

    Il riconoscimento degli arabi sarebbe certamente positivo, ma non è di per se un evento miracolistico e definitivo.
    Non dimentichiamo che sotto lo Shah l' Iran aveva regolari relazioni diplomatiche con Israele.
    Poi c'è stata la Rivoluzione Islamica del 1979, con le conseguenze che sappiamo.
    Israele deve pertanto avere confini difendibili anche dopo gli accordi di pace, non solo prima.

  4. #4
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito L'affidabilità dell'interlocutore è un problema di tutti

    Originally posted by gribisi
    Il riconoscimento degli arabi sarebbe certamente positivo, ma non è di per se un evento miracolistico e definitivo.
    Non dimentichiamo che sotto lo Shah l' Iran aveva regolari relazioni diplomatiche con Israele.
    Poi c'è stata la Rivoluzione Islamica del 1979, con le conseguenze che sappiamo.
    Israele deve pertanto avere confini difendibili anche dopo gli accordi di pace, non solo prima.
    Eventi miracolistici e definitivi non esistono.
    Così come non potrà mai esistere una sicurezza assoluta per nessuno stato.
    L'Olp aveva siglato gli accordi di Oslo con Rabin, ma questi fu ucciso e sostituito, dopo il breve intervallo di Peres, da Netanyahu, che mirò a frenare il processo di pace. Poi tornò Barak, che si convinse ad un accordo serio, solo a Taba, quando ormai non aveva più la legittimità di firmarlo, quindi venne Sharon che perseguì e persegue tuttora la soluzione militare. Insomma, l'affidabilità dell'interlocutore, in rapporto alla sua stabilità politica interna, è un problema di tutti. I problemi si possono affrontare e risolvere oppure usarli come ostacoli insormontabili.
    Ma soprattutto un presupposto nei tuoi messaggi, secondo me, è sbagliato: oggi Israele non agisce per difendere la sua sicurezza. In Medio Oriente il suo Stato è più potente di tutti gli altri messi insieme. Inoltre, è protetto e alleato degli Stati Uniti. Scopo immediato di Israele è difendere e preservare le proprie colonie nei territori occupati. Illegalmente.

    R.

  5. #5
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    Predefinito Re: L'affidabilità dell'interlocutore è un problema di tutti

    Originally posted by Roderigo

    L'Olp aveva siglato gli accordi di Oslo con Rabin, ma questi fu ucciso e sostituito, dopo il breve intervallo di Peres, da Netanyahu, che mirò a frenare il processo di pace.
    R.
    e che consegno' Hebron ai Palestinesi nel pieno rispetto degli accordi di Oslo.La cosa ti e' sfuggita

  6. #6
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by gribisi
    Il riconoscimento degli arabi sarebbe certamente positivo, ma non è di per se un evento miracolistico e definitivo.
    Non dimentichiamo che sotto lo Shah l' Iran aveva regolari relazioni diplomatiche con Israele.
    Poi c'è stata la Rivoluzione Islamica del 1979, con le conseguenze che sappiamo.
    Israele deve pertanto avere confini difendibili anche dopo gli accordi di pace, non solo prima.
    Caro gribisi, per arrivare alla pace bisogna pure che vi siano delle concessioni reciproche: non si può alzare continuamente la posta in gioco, dicendo sempre che non c'è abbastanza sicurezza. Quale sicurezza hanno oggi gli ebrei israeliani nel loro stesso territorio, se devono temere anche di andare a scuola, in strada al mercato ecc...? Sicuramente ne avrebbero di più se Israele fosse riconosciuta dagli Stati arabi. Sarebbe difficile per questi ultimi rimangiarsi il riconoscimento, dal momento che molti di questi stati sono alleati degli Stati Uniti, dove l'opinione pubblica ebraica ha molto peso. Io penso che valga ancora l' affermazione "Pace in cambio di territori".

  7. #7
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    Predefinito Re: L'affidabilità dell'interlocutore è un problema di tutti

    Originally posted by Roderigo

    Eventi miracolistici e definitivi non esistono.
    Così come non potrà mai esistere una sicurezza assoluta per nessuno stato.
    L'Olp aveva siglato gli accordi di Oslo con Rabin, ma questi fu ucciso e sostituito, dopo il breve intervallo di Peres, da Netanyahu, che mirò a frenare il processo di pace. Poi tornò Barak, che si convinse ad un accordo serio, solo a Taba, quando ormai non aveva più la legittimità di firmarlo, quindi venne Sharon che perseguì e persegue tuttora la soluzione militare. Insomma, l'affidabilità dell'interlocutore, in rapporto alla sua stabilità politica interna, è un problema di tutti. I problemi si possono affrontare e risolvere oppure usarli come ostacoli insormontabili.
    Ma soprattutto un presupposto nei tuoi messaggi, secondo me, è sbagliato: oggi Israele non agisce per difendere la sua sicurezza. In Medio Oriente il suo Stato è più potente di tutti gli altri messi insieme. Inoltre, è protetto e alleato degli Stati Uniti. Scopo immediato di Israele è difendere e preservare le proprie colonie nei territori occupati. Illegalmente.

    R.
    il discorso e` giusto attualmente ma si decontestualizza.
    Israele non e` nato cosi` potente, lo e` diventato solo dopo guerre sanguinose e continue.
    nel `48 ci furono 6000 ebrei che morirono per difendere lo stato isareliano che era stato sancito dall`Onu.
    israele all`inizio non aveva grandi rapporti con gli Usa, la cosa e` diventata molto forte solo in piena guerra fredda.
    certo adesso si chiede agli israeliani di fare un passo indietro. un passo, a mio giudizio inevitabile e necessario. ma si pensi che addirttura adesso la recente decisione dell`Onu propugnata dagli americani ha visto l`astensione della Siria. un paese non del tutto insignificante nello scacchiere mediorientale.
    cio` chiarisce come anche attualmente i falchi non abbiano solo la divisa verde e non parlino l`ebraico.

  8. #8
    Cavaliere
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    Predefinito

    Originally posted by gdr


    Caro gribisi, per arrivare alla pace bisogna pure che vi siano delle concessioni reciproche: non si può alzare continuamente la posta in gioco, dicendo sempre che non c'è abbastanza sicurezza. Quale sicurezza hanno oggi gli ebrei israeliani nel loro stesso territorio, se devono temere anche di andare a scuola, in strada al mercato ecc...? Sicuramente ne avrebbero di più se Israele fosse riconosciuta dagli Stati arabi. Sarebbe difficile per questi ultimi rimangiarsi il riconoscimento, dal momento che molti di questi stati sono alleati degli Stati Uniti, dove l'opinione pubblica ebraica ha molto peso. Io penso che valga ancora l' affermazione "Pace in cambio di territori".
    Anch'io penso che valga l' affermazione "pace contro territori", ma con un occhio anche alla difesa futura dello stato ebraico e senza la pretesa che di per se gli accordi di pace si autogarantiscano per l' eternità.
    Esempio concreto: il Golan. Alla Siria non serve davvero se non per futuri attacchi contro Israele, perchè è un territorio collinoso, sottopopolato e improduttivo. Ora dicono che lo rivogliono, ma perchè Israele dovrebbe darglielo visto che è strategicamente importantissimo perchè consente di cannoneggiare tutta la Galilea?

  9. #9
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    Predefinito Re: L'affidabilità dell'interlocutore è un problema di tutti

    Originally posted by Roderigo

    Eventi miracolistici e definitivi non esistono.
    Così come non potrà mai esistere una sicurezza assoluta per nessuno stato.
    L'Olp aveva siglato gli accordi di Oslo con Rabin, ma questi fu ucciso e sostituito, dopo il breve intervallo di Peres, da Netanyahu, che mirò a frenare il processo di pace. Poi tornò Barak, che si convinse ad un accordo serio, solo a Taba, quando ormai non aveva più la legittimità di firmarlo, quindi venne Sharon che perseguì e persegue tuttora la soluzione militare. Insomma, l'affidabilità dell'interlocutore, in rapporto alla sua stabilità politica interna, è un problema di tutti. I problemi si possono affrontare e risolvere oppure usarli come ostacoli insormontabili.
    Ma soprattutto un presupposto nei tuoi messaggi, secondo me, è sbagliato: oggi Israele non agisce per difendere la sua sicurezza. In Medio Oriente il suo Stato è più potente di tutti gli altri messi insieme. Inoltre, è protetto e alleato degli Stati Uniti. Scopo immediato di Israele è difendere e preservare le proprie colonie nei territori occupati. Illegalmente.
    Che ricostruzione obiettiva...

    Complimenti per le capacità di selezione di fatti avvenuti e di invenzione di fatti non avvenuti.

    Quanto all'"illegalità" dell'occupazione della Cisgiordania e della Striscia di gaza, vedasi "Il doppio standard di Kofi Annan".

  10. #10
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    Predefinito Re: L'affidabilità dell'interlocutore è un problema di tutti

    Originally posted by Roderigo
    oggi Israele non agisce per difendere la sua sicurezza. In Medio Oriente il suo Stato è più potente di tutti gli altri messi insieme. Inoltre, è protetto e alleato degli Stati Uniti. Scopo immediato di Israele è difendere e preservare le proprie colonie nei territori occupati. Illegalmente.

    R.
    Ed io aggiungerei a difendere e preservare anche espandere.
    Perchè, lo ricordo, l'espansione delle colonie non si è fermata, continua.

 

 
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