La Consulta smentisce la Camera: processo a Gasparri e Borghezio per diffamazione
di red.

La Corte costituzionale boccia la Camera dei deputati: i deputati Maurizio Gasparri (An) e Mario Borghezio (Lega) debbono essere processati per il reato di diffamazione, il primo per aver espresso valutazioni ritenute offensive nei confronti di alcuni giudici palermitani, tra i quali Giancarlo Caselli; il secondo per aver dato del «terrone» a un segretario comunale.
Nel caso di Gasparri (attualmente ministro delle Comunicazioni del governo Berlusconi) la Camera aveva negato l’autorizzane a procedere per alcune dichiarazioni nei confronti di Giancarlo Caselli e dei magistrati di Palermo Aliquò,. Ingoia, Di Leo e Savia che indagavano sul suicidio del magistrato cagliaritano Luigi Bombardini, coinvolto nell’inchiesta sul rapimento Melis. Gasparri, tra l'altro, disse: «attenzione... i nastri che la procura di Palermo spedirà al CSM potrebbero venire manipolati...Mi sembra che l'intera inchiesta sia stata condotta in maniera anche troppo disinvolta». Per i giudici della Consulta: «deve escludersi che possa attribuirsi carattere divulgativo di una opinione parlamentare insindacabile». Cioè le frasi di Gasparri non furono l’esercizio legittimo della funzione parlamentare, e come tali il tribunale può giudicarle.
Analoga la valutazione nei confronti del parlamentare leghista Mario Borghezio, noto per le sue intemperanze razziste e antitaliane. Il deputato bossiano si rivolse contro il segretario comunale di Novara Luigi Tennirelli parlando di «provocazione antidemocratica del solito terronaccio paracadutato dal governo di Roma... a controllare e ad inficiare le libere determinazioni dell'autonomia locale». Anche in questo caso la Camera sbagliò a ritenere le dichiarazioni coperte dall’immunità parlamentare e dunque il processo contro Borghezio potrà continuare davanti al tribunale di Novara che sollevò il conflitto di attribuzione nei confronti della Camera dei deputati.
In un altro caso, che vede coinvolto lo stesso Gasparri, invece la Corte costituzionale ha respinto il ricorso del Tribunale ritenendo che le parole pronunciate dall’esponente di An contro un altro giudice palermitano fossero state dette nell’esercizio della funzione parlamentare.