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  1. #1
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Cose che capitano quando si fa la guerra contro le popolazioni civili

    «I soldati hanno paura. Anche dei giornalisti»

    Il riservista «dissidente»: «Cose come queste capitano quando si ricorre a un uso massiccio della forza contro i civili»



    DAL NOSTRO INVIATO
    GERUSALEMME - Non li odio per quello che sono, ma per come mi obbligano a trattarli: Golda Meir lo diceva trent'anni fa degli arabi, l'esercito israeliano sembra pensarlo adesso dei giornalisti che tiene nel mirino. Le condoglianze non si negano a nessuno, si sa, e l'uccisione di Raffaele Ciriello, certo, «dispiace» e crea imbarazzo al ministero della Difesa. «Piena collaborazione» viene poi assicurata alle autorità italiane che hanno deciso d'indagare sulla morte del fotoreporter. Ma di qui a constatare che l'inchiesta aperta per i fatti di Ramallah sia in cima ai pensieri dei militari, ce ne corre: «Non abbiamo ancora identificato il soldato che potrebbe avere sparato da un carro armato - spiega il portavoce Olivier Rapovich -, perché non abbiamo informazioni precise su quanto è accaduto. Ho visto in tivù le immagini della sparatoria. Devo dire che le cose non mi sembrano così chiare, assolutamente, come qualcuno invece sostiene. E soprattutto, non si vede nessun tank». Ieri sera, il network qatariota Al Jazira ha mostrato altre inquadrature di quella stradina infernale: si registrano gli ultimi istanti di vita di Raffaele, si sente una raffica (una sola). Poco altro.
    Bastano le parole dei testimoni, però, a sapere quel che è accaduto. E aiutano quelle d'un obbiettore come Ofer Naiman, 32 anni, a capire perché è successo: «E' difficile stabilire se il vostro collega sia stato ucciso di proposito. E nessuno sa ancora quanto siano gravi le responsabilità specifiche di quel soldato che ha sparato. Però, è chiaro, cose come queste capitano quando si ricorre a un uso massiccio della forza contro la popolazione civile, quando si va a prendere il controllo d'una città con più di cento carri armati. In quella situazione di coprifuoco, i militari hanno paura di tutto ciò che si muove liberamente, a cominciare dai giornalisti. La morte di Ciriello è un'altra occasione per chiedersi se ha senso occupare, sparare, schiacciare tutto con questa violenza». Pel di carota e aria da ragazzino, le scarpe da jogging senza stringhe, Ofer è un riservista dell'intelligence che sta facendo un master d'informatica all'università di Gerusalemme. Un mese fa, con 331 amici ha dato vita al movimento dei sarbanin , i richiamati alle armi che si rifiutano d'andare nei territori occupati: «Io non sono contro il servizio militare. Voglio difendere il mio Paese. Però sono contro una campagna d'occupazione che ha un solo risultato: rendere Israele meno sicura e umana. »
    C'è chi dice no da almeno vent'anni, nell'esercito israeliano: « Iesh Gvul » (C'è un limite) è l'associazione degli obbiettori che nell'82 ruppe per la prima volta l'unanimismo delle forze armate, contestando i macelli di Sharon in Libano. Il maggiore Ishai Menuchin, il fondatore, si fece 35 giorni di carcere: «Continuo a prestare servizio nell'esercito - racconta -, ma ho ottenuto almeno una cosa: i miei superiori sanno che io disobbedisco, quando si tratta d'andare nelle zone occupate». Tollerata, perché Israele è pur sempre una democrazia, la vita degli obbiettori in divisa non è facile di questi tempi: «Gli ultraortodossi hanno i nostri numeri di telefono, li pubblicano, invitano la gente a insultarci come colpevoli e disertori. Ci siamo abituati. Ma questa non è la Colombia, e il fatto di essere ebrei comunque ci protegge. Se fossimo palestinesi, le cose andrebbero molto peggio».

    Francesco Battistini
    Corriere della Sera 15 marzo 2002

  2. #2
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Su Ciriello la Procura apre un´inchiesta per omicidio volontario

    LA CARITAS ACCUSA: «UN´ESECUZIONE PER IMPEDIRE LA DIFFUSIONE DI TESTIMONIANZE SULLE ATROCITA´ COMMESSE»


    MILANO

    C´è un rito che si ripete, alle 10 e 30 del mattino all´aeroporto militare di Linate. C´è il C-130 che arriva da Tel Aviv, la bara di Raffaele Ciriello avvolta nel tricolore, il picchetto, le autorità, i giornalisti che sciabolano i microfoni davanti al direttore del «Corriere della Sera» Ferruccio De Bortoli: «E´ una grande sofferenza per tutta la stampa. L´auspicio è che l´immagine di questo nostro collega che ritorna a casa possa far riflettere su quello che sta accadendo». Gli amici hanno il groppo in gola e non dicono niente. Paola Navillo, la moglie del fotoreporter ucciso a Ramallah, li abbraccia forte ed entra in auto senza dire una parola. «Ha pianto quasi tutto il viaggio...», dice Carlo Verdelli, il vice direttore del «Corriere». La Mercedes scura con la bara fa una prima tappa all´obitorio di piazzale Gorini. C´è l´autopsia da fare. C´è già un´inchiesta aperta per omicidio volontario della procura di Milano. Anche se il procuratore capo Gerardo D´Ambrosio avverte che le indagini potrebbero finire a Roma: «C´è incertezza sulla competenza. Aspettiamo il ministero della Giustizia». I tempi della burocrazia rendono ancora incerta la data dei funerali, per ora si sa solo che Raffaele Ciriello verrà tumulato al cimitero Monumentale, dove sono seppelliti i milanesi illustri. La vedova del fotoreporter pensa che possano svolgersi sabato: «Ho dato mandato all´ufficio legale del "Corriere" di occuparsi di tutte le pratiche. Faremo la camera ardente a casa a Milano». Della morte del fotoreporter si occupa anche il Consiglio dei ministri: «Il Consiglio esprime profondo cordoglio per la morte del fotoreporter avvenuta in circostanze non ancora chiare e in ordine alle quali la Farnesina ha avviato immediati contatti con le autorità israeliane». I comunisti italiani chiedono di più, Oliviero Diliberto vuole che il governo richiami l´ambasciatore a Tel Aviv. Accuse dirette all´esercito di Sharon arrivano dalla Caritas di Gerusalemme. La direttrice Claudette Habesco ipotizza che quella di Raffele Ciriello sia stata «un´esecuzione per impedire ai giornalisti di diffondere nel mondo le testimonianze sulle atrocità che vengono commesse. La morte del fotoreporter non è stato un errore, sapevano che non era un palestinese». Il quotidiano britannico «Indipendent» la pensa allo stesso modo: «I soldati israeliani approfittano del fatto che tanto non saranno puniti». Sulla stessa linea lo spagnolo «El Mundo»: «Non c´erano scontri né combattimenti nella zona di Ramallah dove è stato ucciso il fotoreporter». Cordoglio alla famiglia e al «Corriere» arrivano anche dall´«Osservatore romano». Lo stesso fa l´Arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini: «La sua tragica morte è un monito per tutti perchè siano intrapresi percorsi di pace». A palazzo Marino, sede del Comune, e in Provincia i lavori si fermano per un minuto di silenzio. Il Comune offre di rappresentare la città ai funerali con il proprio gonfalone. Il presidente del Consiglio comunale Giovanni Marra pronuncia il discorso funebre, ricorda il fotoreporter e Maria Grazia Cutuli, la giornalista del «Corriere» uccisa in Afghanistan: «Il ricordo di Raffaele Ciriello ci riporta a quanto sia alto il tributo pagato dalla stampa per la libertà d´informazione». Parole che non accontentano l´Associazione lombarda dei giornalisti, che guarda anche al trattamento riservato ai free-lance in zona di guerra, quasi sempre senza tutele e copertura assicurativa: «La libertà di stampa non deve comportare il sacrificio di una vita. Invitiamo editori e direzioni a un chiarimento su quanto è avvenuto, come è avvenuto, perchè è avvenuto».

    Fabio Poletti
    La Stampa 15 marzo 2002

  3. #3
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito M.o.: Striscia Di Gaza, Mina Uccide Una Palestinese e i 4 Figli

    M.o.: Striscia Di Gaza, Mina Uccide Una Palestinese e i 4 Figli

    (AGI/REUTERS) - Gaza, 15 mar. - Una palestinese e i suoi quattro figli sono morti nell'esplosione di una potente mina lasciata su una strada poco distante dal campo profughi di al-Bureij, nella regione centrale della Striscia di Gaza. La donna, Zaina al-Awawda, 44 anni, era insieme con i figli, due maschi e due femmine, su un carretto tirato da un asino, quando l'ordigno e' stato urtato ed e' esploso. Almeno altre due persone sono rimaste gravemente ferite.

    Il responsabile della sicurezza pubblica palestinese, Abdel-Razek al-Majaydeh, ha accusato gli israeliani dell'accaduto. La mina si trovava nei pressi di una postazione della polizia palestinese che in questi giorni e' stata occupata dagli israeliani. che poi si sono ritirati. "E' un crimini orrendo che si aggiunge alla serie di omicidi israeliani di civili palestinesi", ha detto la fonte. Ma i militari israeliani hanno respinto qualsiasi responsabilita' con l'incidente. "Abbiamo condotto i nostri controlli e posso dirvi con assoluta sicurezza che non abbiano niente a che fare con questo fatto", ha detto un portavoce dell'Esercito israeliano.

    Lo stesso portavoce ha ricordato che automezzi civili e militari israeliani sono quotidianamente obiettivi di mine piazzate da militanti palestinesi in questi diciotto mesi di intifada. Ieri un carro armato israeliano e' saltato in aria nell'esplosione di uno di questi ordigni nei pressi dell'insediamento ebraico di Netzarim, sempre nell'area centrale della Striscia di Gaza. (AGI)

    Agi Venerdì 15 Marzo 2002, 20:03

  4. #4
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    Predefinito Re: Su Ciriello la Procura apre un´inchiesta per omicidio volontario

    Originally posted by Roderigo
    LA CARITAS ACCUSA: «UN´ESECUZIONE PER IMPEDIRE LA DIFFUSIONE DI TESTIMONIANZE SULLE ATROCITA´ COMMESSE» I comunisti italiani chiedono di più, Oliviero Diliberto vuole che il governo richiami l´ambasciatore a Tel Aviv.
    Ricordo che Diliberto, in occasione della manifestazione di sabato scorso, ha negato che si possa parlare di "terrorismo" palestinese, dato che si ha, invece, a che fare con una "lotta di liberazione".

    Originally posted by Roderigo
    Accuse dirette all´esercito di Sharon arrivano dalla Caritas di Gerusalemme. La direttrice Claudette Habesco ipotizza che quella di Raffele Ciriello sia stata «un´esecuzione per impedire ai giornalisti di diffondere nel mondo le testimonianze sulle atrocità che vengono commesse. La morte del fotoreporter non è stato un errore, sapevano che non era un palestinese». Il quotidiano britannico «Indipendent» la pensa allo stesso modo: «I soldati israeliani approfittano del fatto che tanto non saranno puniti». Sulla stessa linea lo spagnolo «El Mundo»: «Non c´erano scontri né combattimenti nella zona di Ramallah dove è stato ucciso il fotoreporter». Cordoglio alla famiglia e al «Corriere» arrivano anche dall´«Osservatore romano». Lo stesso fa l´Arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini: «La sua tragica morte è un monito per tutti perchè siano intrapresi percorsi di pace».
    Più che accuse, quelle della Caritas sono calunnie; e anche abbastanza vigliacche.

    Vorrei proprio vedere i dirigenti della Caritas nei paesi arabi provare a dire qualcosa contro i rispettivi regimi; ammesso che questi accettino di ospitarli.

    Quanto al cardinal Martini, dice le solite ovvietà pensosamente intonacate.

    Originally posted by Roderigo
    Il presidente del Consiglio comunale Giovanni Marra pronuncia il discorso funebre, ricorda il fotoreporter e Maria Grazia Cutuli, la giornalista del «Corriere» uccisa in Afghanistan: «Il ricordo di Raffaele Ciriello ci riporta a quanto sia alto il tributo pagato dalla stampa per la libertà d´informazione». Parole che non accontentano l´Associazione lombarda dei giornalisti, che guarda anche al trattamento riservato ai free-lance in zona di guerra, quasi sempre senza tutele e copertura assicurativa: «La libertà di stampa non deve comportare il sacrificio di una vita. Invitiamo editori e direzioni a un chiarimento su quanto è avvenuto, come è avvenuto, perchè è avvenuto».
    "La libertà di stampa non deve comportare il sacrifico di una vita"?

    Quanta vieta retorica in queste parole.

    Se vado in macchina mi espongo al rischio di morire in un incidente; se vado in una zona di guerra dovrei essere tutelato da qualunque rischio?

    E poi non diciamo sciocchezze: la Cutuli è stata assassinata in un agguato; il suo è stato un assassinio proditorio e volontario, compiuto a sangue freddo.

    Non ci sono prove che l'esercito israeliano abbia VOLUTO, ammesso che siano stati gli israeliani ad ucciderlo, assassinare Ciriello.

  5. #5
    Cavaliere
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    Predefinito

    OK Jan, ma non ci sono nemmeno prove del contrario.
    Io non accetto a priori nessuna delle due versioni.

  6. #6
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    Predefinito

    Originally posted by gribisi
    OK Jan, ma non ci sono nemmeno prove del contrario.
    Io non accetto a priori nessuna delle due versioni.
    Ma dài Paolo...Ricucci in Italia sproloqui sull'assenza di scontri a fuoco, ma la gente che sparav c'era, l'hanno detto anche stasera da Santoro.

    Inoltre, evidentemente ai giornali israeliani ha fatto altre dichiarazioni, perché ha detto che i giornalisti seguivano un gruppo di uomini armati, anche se non c'erano scontri, e che il carro armato era a 150 metri da Ciriello.

    Qui non si tratta neanche di essere equidistanti: qui c'è una presunzione di omicidio premeditato a sfavore di Israele, mentre tutti dimenticano le minacce di morte e i sequestri da parte della polizia palestinese ai danni dei giornalisti stranieri dell'11 settembre, per non parlare del caso Cristiano...

    Vorrei proprio vedere cosa dissero in proposito le associazioni dei giornalisti!

  7. #7
    Cavaliere
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    Scusa Jan ma ieri non ho visto Sciuscià.
    Non reggo quel tipo di programmi, perchè le calunnie che Santoro fa piovere contro Israele mi turbano troppo il buonumore.
    So che invece dovrei vederlo, perchè altrimenti rischio di perdermi quel 10% di informazione che può esserci anche in un programma come quello.
    Però è più forte di me.
    Mi pare di capire che si è visto il filmato girato dal gruppo di Ciriello, e che loro erano assieme a un gruppo di miliziani palestinesi armati, che avevano appena sparato su un tank israeliano, che ha risposto al fuoco.
    E' così?

  8. #8
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    Non si è ben capito, ma se ricordo bene, Ricucci ha detto che un palestinese ha sparato qualche colpo di kalashnikov contro il carroarmato, poi è passato un pò di tempo e quando all'angolo si è sporto Ciriello, l'angolo era sotto tiro (presumo con un mirino telescopico) e il fuoco è stato molto rapido, il tempo di aggiustare la mira.
    Ha visto e capito che era un giornalista il soldato che ha sparato? Difficile a dirsi.

    Non ho difficoltà a capire il nervosismo di un giovane soldato in zona di guerra, anche se con un mirino telescopico dovresti vedere la differenza tra una telecamera e un bazooka (un kalashnikov fa il solletico ad un tank).
    Un'altra questione è: hanno armi anticarro i palestinesi? E se anche le hanno le usano? Non mi pare.

    Il punto è che il fattaccio viene giusto all'indomani di un altro fattaccio, le stanze occupate da 40 giornalisti esteri sotto il fuoco immotivato dell'IDF per mezz'ora.
    L'IDF ha detto che c'era un cecchino, Ricucci e secondo lui tutti gli altri giornalisti sono pronti a testimoniare che tale cecchino non è mai esistito.

    Sarà interessante vedere la trasmissione delle immagini Domenica su raiuno a tv7.

  9. #9
    Cavaliere
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    Da come la descrivi sembra che quel soldato abbia agito in "buona" fede, perchè anch'io se mi sparassero da un angolo, lo metterei sotto tiro e sparerei contro il primo che si sporge.
    Civili non mi aspetterei di colpirne perchè quando si combatte ci si aspetta che si nascondano tutti nelle case. Quanto ai giornalisti, devono anche loro stare attenti e non circondarsi di combattenti di una delle parti.
    I palestinesi hanno armi anticarro (tipo RPG) e se le hanno le usano anche. Inoltre nelle ultime settimane 2 carrarmati sono stati distrutti con carristi morti, sebbene ciò sia stato fatto con cariche esplosive piazzate sul percorso.
    Molto più sospetto l' episodio dell' albergo.

  10. #10
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    Predefinito

    Originally posted by gribisi
    Da come la descrivi sembra che quel soldato abbia agito in "buona" fede, perchè anch'io se mi sparassero da un angolo, lo metterei sotto tiro e sparerei contro il primo che si sporge.
    Civili non mi aspetterei di colpirne perchè quando si combatte ci si aspetta che si nascondano tutti nelle case. Quanto ai giornalisti, devono anche loro stare attenti e non circondarsi di combattenti di una delle parti.
    I palestinesi hanno armi anticarro (tipo RPG) e se le hanno le usano anche. Inoltre nelle ultime settimane 2 carrarmati sono stati distrutti con carristi morti, sebbene ciò sia stato fatto con cariche esplosive piazzate sul percorso.
    Molto più sospetto l' episodio dell' albergo.
    Si anch'io dico che è possibile, non certa, la "buona fede" del soldato.

    Altro discorso è il giudizio che posso dare all'intera operazione, una super retata pressocchè inutile, so già che non ha risolto nulla.

    Riguardo le armi anticarro, non so, anch'io ritengo possibile che i palestinesi ne abbiano, resta il fatto che non ne hanno ancora usato.
    Questa potrebbe essere solo una scelta strategica (evitare l'escalation).

    Su sciuscià di ieri hanno anche trasmesso le immagini di un palestinese dietro l'angolo di una strada cittadina che spara qualche colpo di kalashnikov e la risposta israeliana è stata un colpo di cannone di tank... un esplosione pazzesca... mi immagino le reazioni israeliane se i palestinesi incominciassero ad usare missili anticarro.

    Hanno anche fatto vedere il "collaborazionista" appeso e altri che hanno cercato di appendere ma gli è stato impedito dalla polizia palestinese.
    Scene oscene che mi hanno ricordato vecchie foto della seconda guerra mondiale, la gente impiccata per strada col cartello sopra (giusto per impedire che si incominci a parlare di barbarie tipiche di determinate popolazioni).

 

 
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