Uno dei 300 reclusi a Guantanamo è Mohamed Aouzar, 23 anni, marocchino residente nel capoluogo piemontese
Partito da Torino, andò a fare il talebano

GUANTANAMO (Cuba) - Da cameriere a Torino, fino all’estate scorsa, a terrorista assoldato nelle fila di Osama Bin Laden. È la storia di Mohamed Aouzar, il marocchino di 23 anni catturato dai servizi segreti americani in Afghanistan, a Mazar-I-Sharif, ed ora custodito nella base di Guantanamo, a Cuba. L’accusa è di essere un talebano agli ordini dell’organizzazione Al Quaeda. Aouzar aveva lasciato Torino per andare a frequentare le scuole coraniche in Afghanistan, ma in realtà l’immigrato si sarebbe unito ai terroristi che fanno capo ad Osama Bin Laden, frequentando anche, secondo segnalazioni della Cia, i campi di addestramento sulle montagne dell’Hindukush. A Torino vivono ancora i genitori e due fratelli, tutti in regola con il permesso di soggiorno e onesti lavoratori, ma i genitori del figlio non hanno saputo più nulla da quando ha lasciato la città. Gli uomini della Digos lo scorso 27 settembre avevano anche perquisito l’abitazione in cui viveva Mohamed Aouzar, ma senza recuperare materiale utile per risalire ad eventuali collegamenti con Osama Bin Laden e la sua organizzazione. Nonostante una segnalazione della Cia, Mohamed Aouzar non era un personaggio sconosciuto alla polizia torinese. Era infatti seguito nell’ambito della quotidiana attività di controllo sulle eventuali presenze di cellule terroristiche a Torino. Nei suoi confronti non c’è nessun provvedimento giudiziario da parte della magistratura torinese che ha tuttavia inserito gli atti della perquisizione in un più ampio fascicolo aperto all’indomani dell’11 settembre sull’eventuale presenza a Torino di integralisti islamici che farebbero capo a Bin Laden. Le indagini sono coordinate dai pm Marcello Tatangelo e Onelio Dodero sotto la supervisione del procuratore aggiunto Maurizio Laudi. Intanto a Guantanamo si fa ogni giorno più problematico il rapporto tra i trecento detenuti (talebani e membri di Al Qaida) e i loro carcerieri americani. «Ci guardano, ci controllano, ci osservano 24 ore su 24» dice con un certo disagio il colonnello Bill Cline, vice-comandante della prigione di Guantanamo bay, parlando dei prigionieri. Mentre a Washington si decide sui tribunali militari che li dovranno giudicare, il comandante del campo, generale Michael R. Lehnert, ha adottato la vecchia politica del bastone e della carota per favorire eventuali collaborazioni e al contempo isolare i duri. Tè dolce, pollo al curry, libri e cure mediche: sono le nuove armi dei carcerieri per ammorbidire un nemico sconosciuto, misterioso, duro, carico d’odio e di propositi di vendetta. I 300 disperati di Guantanmo bay trascorrono le giornate tra preghiere, minacce alle guardie, interrogatori e dichiarazioni di innocenza. A Guantanamo bay fervono i lavori per la costruzione di un reclusorio stabile in grado di ospitare fino a duemila detenuti. Un’opera che costerà 16 milioni di dollari e che già alimenta gli incubi dei 300 prigionieri terrorizzati dall’incertezza sul loro futuro.


E poi il ministro della difesa Martino vorrebbe introdurre extracomunitari nell'esercito?
Ottima idea...per farsi sparare alla schiena!