Dal sito http://www.nuoveterapie.it/


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Malattie e loro rimedii
Un gran potere hanno le lucertole, quando sono prese in un venerdì di marzo. Strette per la pancia, in modo che volgendo il capo or da una parte ora dall'altra, tocchino e bagnino con la lingua i polpastrelli delle dita tra cui sono tenute comunicano loro la meravigliosa prerogativa di calmare col solo contatto il dolore de' denti, purché le dita non siano per tre o quattro giorni lavate, affinché la bava lasciata dalla lingua della lucertola vi penetri e s'immedesimi.
Una lucertola, presa parimente in un venerdì di marzo, ne' quali giorni sembra al volgo di vedere in capo a' rettili una croce, e chiusa viva in un bocciuolo di canna, guarisce dalla febbre intermittente, se si appenda con un laccio al collo dell'infermo.
Ma non vi ha cosa forse più meravigliosa del laccio della vipera. Quando si trova una vipera in un venerdì di marzo, si prende, si attacca pel collo con un laccio, si appende e, lasciasi all'aria aperta, finché muoia e dissecchi. Mentre è viva di quando in quando si punge o se ne tocca la coda, in modo che per la rabbia volgendo la testa ora da una parte ora dall'altra, morda il laccio, e vi lasci la bava, che è quella forse, che comunica al laccio la virtù che il volgo gli attribuisce. Dopodiché la vipera è disseccata, se ne avvolge la testa con tutto il laccio in una striscia di pannolino, vi si cuce, e si conserva con tale religione, direi, che non si dà altrui, senza debite cautele e buona malleveria. Questo laccio cinto al collo dell'infermo libera dalla schiaranzia. E poiché non è tanto facile trovare una vipera in un venerdì di marzo, prendesi anche, se se ne trova alcuna alquanti giorni prima, si nutre di crusca entro un vaso di terracotta, e si custodisce per farla morire e disseccare in un giorno opportuno. Il potere meraviglioso del laccio, e la difficoltà di trovare le vipere in un venerdì di marzo, come ho detto, sono le cagioni che fanno custodire questo amuleto con tanta religione. E' un rimedio però ignoto all'antichità, imperocché nel Comentario di P. A. Mattioli al libro 1° di Discoride capo XVI, alla parola Vipera, si legge che la testa di questo rettile legato in un pannolino e sospesa al collo è un amuleto e per sanare e per prevenire le angine.
I dolori di capo in està, prodotti da insolazione o da altra cagione, credesi che siano effetto del sole penetrato in testa. A raccòrlo, come dice il volgo, ponesi sopra la testa coperta d'una pezzuola rossa un bacino o un piatto concavo pieno d'acqua. Entro un bicchiere ovvero entro un pentolino nuovo di creta si accende un poco di stoppa, e mentre questa brucia, il vaso si tuffa capovolto nell'acqua; la quale se bolle e gorgoglia intorno al vaso, è segno che il sole va via, ed il dolore cessa; se no, come per lo più avviene, è segno che il dolore è prodotto da ben altra cagione.
Ne' dolori di capo gli abitanti di una città di Sicilia tengono un crivello con la sinistra esposto al sole, e muovono la destra come se raccolgano e gittino i raggi solari dentro al crivello, che sovrapposto al capo dopo questa operazione ne fa cessare il dolore.
Le malattie degli occhi e specialmente i polipi si tagliano, si aprono cioè e si chiudono le forbici presso l'occhio infermo, o si recide una fogliolina di palma, tra non so quali parole che si mormorano, e che son quelle poi, che hanno veramente la virtù di guarire dal male.
Anche i vermi de' bambini si tagliano, ma in modo meno semplice. Preso uno stame tanto lungo, quanto è il bambino, si avvolge dal pollice al mignolo della mano destra. Indi con la sinistra tagliasi questo stame ravvolto in più parti, le quali si fanno cadere, mentre si mormorano certe magiche parole, in un bacino o in piatto concavo pieno d'acqua, e poiché in questa si muovono, le medichesse che fanno questa operazione danno a credere che siano i medesimi che per la forza dell'incantesimo si muovono nelle viscere del bambino e muojano.
Oltre a questo incantesimo, affinché i bambini non siano travagliati da' vermi, malattia frequentissima nella tenera età, si appende al loro collo come amuleto una piccolissima chiave maschia di argento, e una conchiglia, che chiamasi in dialetto purciddruzzu di S. Antonu.
Quando i bambini sono per lungo tempo malaticci, ricorrono ad una ridicola e curiosa operazione per conoscere se debbano guarire o morire; raccolgono, come dicono le donnicciuole che la fanno, a S. Pellegrino. Le vicine concorrono tutte chi con l'opera e chi col denaro, quale in un modo e quale in un altro. Dopo di aver una di loro comprato un cavolo, sono tutte affaccendate a cuocerlo, eccetto la madre che rimane sempre oziosa, e quella di loro che attende ad una faccenda, non può metter mano ad un'altra. Cotto il cavolo, questo si getta sul tetto della casa, e con l'acqua ancor calda se ne lava il bambino. Se nello spazio di tre giorni al più il cavolo ingiallisce, il bambino morrà senza dubbio, se rimane verde, il bambino vivrà.
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Da Credenze ed usi popolari siciliani, Giochi, costumi e superstizioni di R. Castelli - B&B