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Risultati da 1 a 3 di 3

Discussione: Fuori dal coro.

  1. #1
    Ospite

    Predefinito Fuori dal coro.

    -------Messaggio originale-------
    > Da "AriannaEditrice" <[email protected]>
    > Data 14/03/2002 00:25:29
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    > ----- Original Message -----
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    > Data: lunedì 11 marzo 2002 23.28
    > Oggetto: DA PIAZZA NAVONA A PORTO
    > ALEGRE
    >
    >
    >
    >
    >
    > estratto da DIORAMA numero 250
    >
    >
    > http://www.diorama.it
    >
    >
    > DA PIAZZA NAVONA A PORTO ALEGREVattacco - anzi lo "schiaffo", come hanno
    > scritto i giornali - sferrato dal regista Nanni Moretti allo stato maggiore
    > dell'Ulivo riunito all'inizio di febbraio a Piazza Navona, assieme al popolo di
    > sinistra, per una manifestazione di protesta antiberiusconiana, e le successive
    > reazioni, sono una eciatante dimostrazione, l'ultima in ordine di tempo (ma non
    > è difficile prevedere che ce ne saranno altre), della desolante pochezza e
    > mediocrità dei panorama politico non solo in Italia, ma in tutti i paesi
    > occidentali. Mancando una vera posta, ci si accapiglia, si litiga sul niente, si
    > mette in scena la rappresentazione di un conflitto che è più virtuale che
    > reale.
    > Passata la buriana, infatti, andando a rileggere con un minimo
    > di serenità le dichiarazioni e gli articoli che hanno inondato l'etere nonché le
    > pagine di quotidiani e riviste, viene spontaneo interrogarsi sul perché di tanta
    > foga. Non ci riferiamo alle prese di posizione di quanti - attori, registi,
    > uomini di spettacolo appartengono allo stesso mondo di Moretti, copiosamente
    > intervistati, per i quali la polemica morettiana è stata solo la ghiotta
    > occasione per una comparsata. Parliamo dei politici, degli editorialisti e della
    > base militante.
    >
    > Che bisogno c'era di scaldarsi tanto se poi sull'essenziale
    > sono tutti d'accordo, destra e sinistra? Può anche darsi che l'Ulivo, con
    > l'attuale classe dirigente, dovrà restare per un pezzo all'opposizione, come
    > paventa Moretti, ma anche se vincesse, che cosa andrebbe a fare a Palazzo Chigi?
    > Vincere per cosa? Per far fuori politicamente Beriusconi? Benissimo. E poi? Che
    > cosa accadrebbe? Dispone la sinistra di un programma realmente alternativo? Di
    > un'idea della politica e della democrazia capace di allargare la partecipazione
    > dei cittadini, di promuovere un federalismo autentico, di far contare chi sta in
    > basso e non chi sta in alto, di farci uscire, costruendo una Europa
    > politicamente adulta, dalla follia dei sostegno ad un imperialismo che pensa di
    > risolvere i problemi con piogge di bombe, di porre fine alla sfrenata corsa
    > dello sviluppo che sta distruggendo l'ambiente in cui viviamo noi e nel quale
    > dovranno (dovrebbero) vivere le prossime generazioni?
    > Va da sé che gli stessi interrogativi potremmo porli, a
    > parti rovesciate, alla destra, e che in entrambi i casi le risposte sarebbero
    > ampiamente insoddisfacenti. Per chi, come noi, si pone in questa prospettiva, le
    > "sparate" morettiane sono quanto di più deleterio possa esserci perché
    > contribuiscono a dare un'illusione di conflitto, a tenere in vita una
    > opposizione destra-sinistra largamente fittizia e sempre funzionale agli
    > equilibri di potere (gli anni Settanta, evidentemente, non hanno insegnato
    > nulla), a rinserrare i rispettivi ranghi - che invece andrebbero sciolti e
    > rifusi - con scambi incrociati di accuse sovente strumentali e che comunque non
    > colgono il nocciolo dei problemi, giacché il loro scopo è unicamente quello di
    > mobilitare la piazza, di tenere gli aficionados in stato di
    > effervescenza. Nonostante le affermazioni strillate, o forse proprio per questo,
    > Moretti si mostra per quello che è: un uomo dell'establishment, un
    > conservatore, dal quale perciò nulla possono attendersi coloro che aspirano al
    > cambiamento. D'altra parte, è stato lui stesso a dirlo, quando ha scritto (su
    > "La Repubblica", dello scorso 5 febbraio) di sentirsi un moderato e di voler
    > lasciare la politica ai politici di professione.
    >
    > Sebbene attacchi Beriusconi e la sua concezione aziendalistica
    > della politica, Moretti non ne è poi così lontano quando osserva che gli
    > elettori sono "datori di lavoro" dei parlamentari. Rutelli e Fassino non la
    > pensano diversamente e non hanno nulla da temere da chi, in fondo, chiede loro
    > soltanto di somigliare un po'di più a Tony Biair, mentre si augura che i
    > concorrenti mettano da parte Beriusconi per ispirarsi ad un Aznar o ad uno
    > Chirac. Moretti può anche, nel suo piccolo, "incazzarsi", come le formiche di
    > uno pseudolibro di successo di qualche anno fa, ma, archiviata l'arrabbiatura,
    > tutto tornerà come prima e per tacitarlo sarà sufficiente inserirlo in una
    > commissione di intellettuali incaricati di dispensare preziosi consigli ai capi
    > dell'Ulivo, i quali ovviamente, al di là delle formali attestazioni di
    > considerazione e rispetto, se ne infischieranno altamente.
    > Tante energie, pure presenti nella società civile, e che
    > sarebbero disponibili per un progetto veramente alternativo, vengono così sviate
    > verso falsi obiettivi, che magari possono dare una soddisfazione immediata,
    > epidermica, ma non mettono assolutamente in questione le fondamenta della nostra
    > società dei benessere, votata al consumismo, allo spreco, all'inquinamento, allo
    > sfruttamento delle risorse dei Terzo mondo, oggi praticato anche sotto forma di
    > biopirateria, e della sua manodopera immigrata. Destra e sinistra sono solo le
    > diverse modalità, più soft o più dura, per raggiungere gli stessi
    > obiettivi.
    > Di questi temi si è invece parlato, proprio nei giorni in cui
    > Moretti malmenava metaforicamente e inutilmente i leaders ulivisti, a
    > Porto Alegre, in Brasile, dove si è dato convegno il variopinto mondo no
    > global per il consueto forum annuale. In sede di bilancio dell'incontro,
    > lgnacio Ramonet, direttore di "Le Monde diplomatique", e membro del comitato
    > organizzatore, ha visto profilarsi nel movimento una tendenza etica e una più
    > schiettamente politica. I sostenitori della prima vorrebbero che il forum si
    > limitasse ad essere un luogo di denuncia dei guasti prodotti dal liberismo, un
    > cahier ce doléances globale; i secondi invece spingono in direzione di
    > uno sbocco politico (cfr. l'intervista pubblicata su "il manifesto, del 6
    > febbraio). Questo è in effetti un punto estremamente delicato, uno snodo davanti
    > al quale prima o poi vengono a trovarsi tutti i movimenti allo stato nascente.
    > Qualunque cosa i no global decidano di fare, ci sembra di poter dire fin
    > d'ora che essi sanno molto bene chi è il loro nemico, mentre hanno le idee
    > alquanto confuse circa i loro amici. E questo è un difetto non da poco, dei
    > quale ci auguriamo sappiano al più presto liberarsi per non indebolire o
    > annullare dei tutto gli effetti delle loro lotte.
    > Il nemico, e gli strumenti che utilizza per imporsi, sono stati
    > chiaramente individuati a Porto Alegre: il capitalismo giobalizzatore, il
    > neoliberismo (che poi così "neo", non è, dal momento che i liberisti fanno oggi
    > su scala mondiale ciò che prima facevano su scala nazionale). Noam Chomsky,
    > forse l'intellettuale più prestigioso degli antiglobalizzatori, ha anche
    > lucidamente individuato e smascherato la principale arma ideologica di cui il
    > neoliberismo si serve per mobilitarsi e indebolire le resistenze dei
    > contestatori, consistente nel tenere un doppio discorso liberale, ne[ presentare
    > un liberalismo double face: la faccia uff iciale è quella ben nota che
    > esalta le virtù dei mercato, i cui attori dovrebbero essere lasciati liberi di
    > giostrare a proprio piacimento, perché il loro agire si risolverebbe in un
    > vantaggio per tutti; c'è poi "la dottrina dei libero mercato realmente
    > esistente", che non viene sbandierata bensì praticata, la quale non solo non
    > esclude, ma addirittura postuia, esige, l'intervento dello Stato, della mano
    > pubblica, a sostegno dei mercati e delle industrie sotto forma di dazi, barriere
    > doganali, protezionismo. Chomsky l'ha sintetizzata così nel recente volume Sulla
    > nostra pelle, edito in Italia da Tropea: "La disciplina del mercato va bene per
    > te, ma non per me, se non per trarne un vantaggio temporaneo".
    > Storicamente, l'economìa capitalistica è stata costruita e
    > continua a reggersi grazie a questa seconda versione dei liberalismo. I paesi
    > ricchi hanno raggiunto la prosperità in virtù delle loro politiche
    > protezionistiche e sono diventati iperliberisti solo dopo, quando avevano
    > acquisito una forza tale da poter essere ragionevolmente sicuri di non venire
    > schiacciati dal libero gioco dei mercato. Sorte, questa, riservata invece agli
    > altri, ai paesi di cui pure si dice ipocritamente che sono in via di sviluppo e
    > che, al contrario, costretti dal Wto, dal Fondo monetario internazionale e dalla
    > Banca mondiale ad adottare politiche liberistiche "pure" del primo tipo, non
    > usciranno mai dalla miseria e dalla fame. Come ricorda la sociologa francese
    > Marianne Debouzy nel suo libro Il capitalismo selvaggio negli Stati Uniti, di
    > recente proposto al pubblico italiano dalle edizioni Arianna, uno dei punti
    > chiave dei programma repubblicano, alla vigilia dei grande balzo in avanti
    > seguito alla fine della guerra civile americana, prevedeva l'erezione di "una
    > barriera doganale per proteggere le industrie nascenti".
    > Per quanto riguarda gli amici, il movimento no global ne
    > ha almeno un paio che ci sembrano discutibili. Il primo è un riferimento
    > economico al concetto di sviluppo (a cui corrisponde, a livello filosofico,
    > quello di progresso), sia pure presentato nella forma attenuata dello sviluppo
    > sostenibile. Sono ancora troppo pochi (anche se va segnalato che tra questi
    > pochi c'è un personaggio dei calibro di Serge Latouche) coloro che hanno capito
    > che lo sviluppo sostenibile è un cavallo di Troia utilizzato per far passare lo
    > sviluppo tout court e che, ammesso e non concesso che la nozione di
    > sviluppo sostenibile abbia un senso e non sia, come invece è, in sé
    > contraddittoria, non ci si può sviluppare, sostenibilmente o no, all'infinito,
    > allo stesso modo in cui la temperatura corporea non può salire all'infinito
    > poiché, prima o poi, ciò produce la morte dei paziente. Di qui sorge la
    > necessità per la galassia no global di cominciare ad abbozzare analisi
    > che si servano come bussola non più dei concetto di sviluppo, comunque inteso,
    > bensì di quello di equilibrio.
    > Il secondo falso amico degli antigiobalizzatori è il legame con
    > il tradizionale lessico politico che assegna il loro movimento al campo della
    > sinistra. Questo rapporto - che, qualora non fosse messo in discussione, si
    > rivelerebbe, a lungo andare, dannoso - è strettamente legato al primo degli
    > equivoci che abbiamo segnalato. Se infatti si continua, sul piano teorico, a
    > dipendere da un immaginario sviluppista, per quanto edulcorato, diventa poi
    > forte la tentazione di apparentarsi con coloro che si presentano,
    > filosoficamente e politicamente, come gli eredi più conseguenti della tradizione
    > progressista. E come economicamente si afferma l'esistenza di uno sviluppo
    > durevole "buono" opposto a uno sviluppo senza aggettivazione cattivo, così
    > politicamente si fa strada l'opposizione tra una sinistra "cattiva" e
    > traditrice, quella di cui Tony Biair è l'alfiere in Europa, ormai conquistata
    > dal discorso liberale, e una sinistra buona perché non ha ancora rinunciato alla
    > mitologia rivoluzionario-progressista.
    >
    >
    > Se il movimento si lasciasse attrarre da questo gorgo, l'esito sarebbe
    > abbastanza prevedibile e triste: i no global diventerebbero un'appendice
    > settaria e facilmente neutralizzabile della sinistra. Si ripeterebbe, su un
    > diverso e ben più importante piano, lo stesso equivoco morettiano: innumerevoli
    > energie indirizzate in un vicolo cieco. Ma non è affatto scontato che le cose
    > debbano procedere in questa direzione. Le istanze trasversaliste, che rifiutano
    > di farsi ingabbiare nella consueta topografia politica, non mancano nel
    > movimento, e sono sostenute anche da personaggi di un certo rilievo, come
    > lgnacio Lula da Silva, esponente di spicco dei Partido dos trabalhadores
    > brasiliano e candidato alla presidenza nel 1989, sconfitto da Collor de
    > Mello grazie (a detta di molti osservatori) a brogli elettorali. Embiematica, in
    > questo senso, è l'intervista a da Silva pubblicata su "il manifesto" del 7
    > febbraio, che somiglia molto a un tiro alla fune, con l'intervistatore, Gianni
    > Minà, che si sforza di attrarre l'intervistato dalla sua parte "sinistra" e il
    > suo interiocutore che cerca di svincolarsi, evidenziando il trasversalismo dei
    > movimento. Come recita un noto adagio, dagli amici mi guardi Iddio che dai
    > nemici mi guardo io.

    Giuseppe Giaccio

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  2. #2
    I Have a Dream
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    Predefinito

    Vincere per cosa? Per far fuori politicamente Beriusconi?
    I Storace, I Bossi, I Maroni, I Previti... Una vittoria eventuale dell'Ulivo che abbia anche come ulteriore conseguenza una ricomposizione dei vertici della maggioranza, non sarebbe male...

    Il ragionamento è brillante ed interessante e mi piace nella conclusione finale, ma non è prettamente calzante nelle premesse: negli Stati Uniti votare un candidato di sinistra o di destra ha ripercussioni limitate sulla società; in Italia no vuoi perchè i pilastri della Democrazia non sono ancora così stabili e vuoi perchè questo esecutivo ha connaturato in sè un problema di legalità, che va dall'enorme conflitto d'interesse sul sistema informativo, hai conflitti d'interesse strettamente economici e finisce soprattutto con un problema di legalità strettamente inteso, visto che i vertici, ma anche parecchi parlamentari di questa maggioranza, hanno parecchi procedimenti penali in corso... e poi succede che qualche scorta venga tolta e che poi qualcuno muoia ecc. ecc.

    C'è un vizio d'origine che riempe di sospetti l'agire di questo esecutivo e che avvelena lo scontro politico, sia parlamentare che sociale; e questo è pericoloso.

    Ciao.
    Se vuoi amarmi, amami per null'altro che l'amore stesso.
    Non dire mai " io l'amo per il suo sorriso, il volto, il modo di parlare " perchè queste cose col tempo possono cambiare, o cambiare per te.

  3. #3
    I Have a Dream
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    Predefinito

    Come recita un noto adagio, dagli amici mi guardi Iddio che dai


    Comunque sul fatto che l'Ulivo attualmente non rappresenta una seria alternativa di governo, posso facilmente concordare.

    Il perchè però, resta un mistero.

    Ciao.
    Se vuoi amarmi, amami per null'altro che l'amore stesso.
    Non dire mai " io l'amo per il suo sorriso, il volto, il modo di parlare " perchè queste cose col tempo possono cambiare, o cambiare per te.

 

 

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