Il giudice Coughenour del Distretto di Washington D.C. ha respinto le pretese di Microsoft di far chiudere la rivale, Lindows.com, il cui nome genererebbe confusione con Windows, punta di diamante del colosso di Redmond


MILANO - Bill Gates non è più padrone nemmeno di Windows. Almeno in senso stretto, il nome del più famoso programma della Microsoft non sembra possa essere sua esclusiva. Il colosso di Redmond aveva, infatti, citato in giudizio una start-up di San Diego, in California, che si è fatta conoscere sul mercato col nome di Lindows.com. Inevitabile la confusione che, secondo Microsoft, genera l’assonanza tra i due nomi e quindi Gates si era affrettato a chiedere al giudice Coughenour, del Western District di Washington D.C., la chiusura della rivale.

Il giudice ha, invece, respinto a sorpresa questa richiesta e per di più ha motivato la sua decisione con un’interessante spiegazione. Quando, agli inizi del 1990, Bill Gates aveva chiesto il copyright sul suo marchio, l’USPTO (U.S. Patent and Trademark Office) aveva respinto la sua domanda, partendo dal semplice presupposto che Windows era una parola di uso troppo comune per poterla tutelare col diritto d’autore. Solo successivamente, nel 1995, l’autorità americana ha cambiato posizione ma senza motivare il cambio di direzione. Dunque oggi la Corte californiana si avvale di questa parere tecnico per respingere le pretese del colosso di Redmond ma anche per far vacillare anche il nocciolo dell’intera accusa: la parola Windows non è un bene di proprietà Microsoft e anzi dovrebbe essere un bene del patrimonio linguistico comune.

E pensare che Lindows.com è stata fondata proprio da Michael Robertson, lo stesso imprenditore che ha creato il sito musicale Mp3.com, oltre che un sistema operativo che gira su Linux ma capace di far funzionare anche tutte le applicazioni ideate per Windows. Gates ha a che fare con un piccolo ma tenace avversario. Un avversario che non gli lascia nemmeno il beneficio di un nome proprio. Si preannunciano brutti tempi per Microsoft che perde questa non tanto scontata causa proprio il giorno in cui inizia il j’accuse dei nove Stati ribelli contro le sue presunte violazioni di copyright.

(18 MARZO 2002, ORE 11.30)