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COMITATO NAZIONALE: INTERVENTO DI LUCA COSCIONI
Segue l'intervento di Luca Coscioni Presidente di Radicali Italiani
Questo è il mio primo intervento telefonico ad un Comitato nazionale di Radicali Italiani. Non fate quelle facce funeree.. Sono vivo.. Sfibrato, anche dalla illegalità italiana, dalle conseguenze quotidiane, chiaramente negative e logoranti, del Caso Italia.. Ma vivo.. Solo, molto sinceramente, non me la sono sentita di rischiare di restare bloccato sulla mia autovettura, da un milione di sindacalisti rabbiosi e stipendiati generosamente, pensionati cinquantatreenni, che lavorano al nero, dipendenti pubblici inamovibili e inefficienti, aristocrazie operaie, terroristi in erba, no global violenti, girotondini patetici, pacifisti ipòcriti. Metto comunque il mio mandato a disposizione del Comitato nazionale di Radicali Italiani.. Insomma, Marco, Marco Pannella, sì dico proprio a te, non posso vederti, ma so che mi stai ascoltando, non dovevi pensare, maliziosamente, che non sono lì, perché troppo attaccato alla mia carica di Presidente.. Se le 33000 firme raccolte sulle 25 proposte di legge di iniziativa popolare non sono andate perdute, ma sono state anzi valorizzate dagli oltre 200 parlamentari di tutti gli schieramenti politici, che hanno deciso di depositarle alle Camere, questo è dipeso esclusivamente dalla azione non violenta di Daniele Capezzone, il nostro Segretario.. Daniele si è affacciato alla finestra radicale 4 anni fa.. Ma, è come se fosse stato da sempre al fianco di Emma e Marco. Un giorno, torneremo in Parlamento.. Quel giorno, dovremo ringraziare la casualità degli eventi, Marco Pannella, Radio Radicale, Daniele, l'incontro di Marco con Daniele, per essere tornati in Parlamento, stando fermamente fuori dal Palazzo, dagli accordi di potere, dalle spartizioni.. Subito dopo la partecipazione di Daniele al Fatto di Enzo Biagi, e la conquista di altri spazi televisivi di informazione sulla iniziativa politica di Radicali Italiani, informazione negata ai cittadini italiani per i primi 5 mesi di raccolta, abbiamo potuto constatare una impennata nel numero delle firme raccolte.. Questa fiammata non è però stata adeguatamente alimentata con un numero di tavoli, che consentisse il raggiungimento dell'obiettivo delle 50000 firme. Il Comitato nazionale di Radicali italiani, riunito a Roma dal primo al quattro novembre 2001, aveva deliberato di rilanciare la raccolta delle firme sulle 25 proposte di legge liberali, liberiste e libertarie; ringraziava quanti si erano fino ad allora dedicati a questa campagna in condizioni spesso proibitive; impegnava gli organi dirigenti e i rappresentanti del movimento nelle istituzioni a mobilitarsi per la raccolta delle sottoscrizioni e per la ricerca di adesioni e sostegni, da parte di forze politiche e sociali o di loro singoli esponenti, a tutte o a ciascuna delle 25 proposte.. Questo recitava il dispositivo votato il 4 novembre, se non ricordo male; e non ricordo male.
Ora, quando un organismo di tipo associativo, un partito, ad esempio, approva all'unanimità, o a maggioranza, poco importa, una mozione, la mozione approvata impegna tutti i soggetti che ne fanno parte.. In particolare, tale impegno investe proprio coloro che hanno votato contro, o si sono astenuti, senza però proporre una linea, oppure un progetto di azione politica alternativa.
Radicali non si nasce, né si diventa, semplicemente lo si è, con il progettare, con il fare, con l'agire, con il dare corpo.. Anche, con il raccogliere firme sulle proposte di legge di iniziativa popolare.. Desidero ringraziare i 33000 cittadini italiani che hanno firmato le proposte di legge radicali; i militanti che hanno raccolto le firme, facendo i salti mortali; gli autenticatori; i 7000 detenuti e i loro familiari; insomma, tutti coloro che hanno creduto in questa importante iniziativa politica, e che si sono adoperati con convinzione, perché questo risultato potesse essere conseguito.
Desidero ringraziare i parlamentari che si sono impegnati a depositare alle Camere le 25 proposte di legge.. Infine, Daniele, per la grande lezione di non violenza, di civiltà, libertà e democrazia, che ci ha dato con i suoi 28 giorni di sciopero della fame.. Nel corso della conferenza stampa di domenica 17 marzo, mentre Daniele leggeva i nomi dei parlamentari che avevano sottoscritto l'appello, gli guardavo con emozione le mani, e vi leggevo gli stessi segni dello sciopero della sete di Emma, quello della fame di Olivie, delle azioni non violente di Marco, che hanno fatto la storia politica del nostro Paese.. Marco non aveva ancora annunciato il suo sciopero della sete.. Tuttavia, era già del tutto evidente che quei solchi, scavati nei muscoli di Daniele, intendevano, nella migliore tradizione radicale, far scorrere l'acqua della conoscenza, del confronto, del rispetto delle leggi, in una Italia arida, assuefatta ad una illegalità diffusa, che tutto permea e che tutto paralizza, che confonde i diritti con i favori, che ritiene i doveri e le responsabilità, opzionali.. Poi, il 19 marzo, l'assassinio di Marco Biagi, e la conferma, l'ennesima, che sono l'assenza di confronto e di dibattito, il vuoto di informazione e conoscenza, la concertazione di tutto, e la ricerca dell'unanimità, a minare le basi della democrazia e a mettere in pericolo la libertà.. Oliviero Diliberto, da buon comunista, il 20 marzo dichiarava: Alla vigilia di quella che si preannuncia come la più grande manifestazione della storia repubblicana, un delitto così efferato non può che essere interpretato come una minaccia per i lavoratori, per il movimento operaio. Le parole di Diliberto sono sconcertanti, ma anche facilmente prevedibili, scontate.. Diliberto infatti non vuole rendersi conto di almeno tre cose. La prima: l'assassinio di Biagi è innanzitutto una tragedia individuale e familiare. La seconda: ci sono forti dubbi circa l'esistenza di un movimento operaio, in altri tempi e luoghi, Diliberto avrebbe potuto anche utilizzare il termine di classe operaia, di marxiana, oggi marziana, memoria. La terza: questo assassinio è una minaccia per la libertà e la democrazia, è una minaccia per tutti i cittadini italiani, e non solo per il cosiddetto movimento operaio.. Ribadiamo quindi con forza che il comunismo, così come il fascismo, il nazismo, e l'integralismo religioso, verde, o antiglobalizzatore, non sono solamente incompatibili con la libertà, ma ne causano la morte.. Daniele ha dunque giustamente sottolineato che: i media e la politica italiana hanno contribuito all'obiettivo degli assassini: il dibattito politico è paralizzato, e una tetra attualità di morte ha completamente sgominato ogni altro possibile ordine del giorno.. La riapertura del dibattito e del confronto sull'articolo 18 è, secondo noi Radicali Italiani, credo di poter parlare a nome di tutto il movimento, la sola via di uscita, da una situazione politica che rischia di divenire un vicolo cieco, qualora il Governo decidesse di congelare temporaneamente la materia, o peggio ancora, di fare un passo indietro. Per Luca Casarini, il delirante Casarini, l'omicidio di Marco Biagi sarebbe un delitto di Stato. Una volta tanto, Bruno Vespa ha fatto bene il suo mestiere: Casarini ha vomitato a Porta a Porta tutto il suo amore per la democrazia, lo Stato di diritto, la libertà.. Casarini è bene che parli qualche volta, per ricordarci chi è, e chi rappresenta; i radicali invece devono tacere, sempre. Per conquistare spazi di loro competenza, sono costretti a ricorrere agli strumenti della non violenza gandhiana, strumenti dei quali, in una democrazia liberale, il ricorso è raramente necessario. Il movimento dei no global impiega invece, per sostenere le proprie idee, uno strumento nuovo: quello della disobbedienza sociale.. Cioè, fracassare vetrine, incendiare autovetture e cassonetti, spaccare teste ai poliziotti e a chi la pensa diversamente, solo per rammentare alcune delle attività predilette dai disobbedienti.. Se prendiamo la fotografia di Carlo Giuliani, quella che lo ritrae pochi istanti prima di essere ucciso, pronto e determinato a scagliare un estintore in faccia ad un agente, e le togliamo i colori, allora sembra di tornare indietro nel tempo di 30 anni.. Carlo Giuliani pare un terrorista, armato di estintore, ma pur sempre armato. Se dunque un serbatoio potenziale a cui potrebbe attingere il partito comunista italiano combattente esiste, questo serbatoio è sicuramente quello dei movimenti no global, o il movimento delle tute bianche di Luca Casarini, piuttosto che il movimento operaio, o quello sindacale. In ogni caso, i Comunisti italiani e Rifondazione comunista dovrebbero spiegare con chiarezza in che modo intendono conciliare libertà e comunismo, democrazia e totalitarismo, mercato e pianificazione, diritto di proprietà ed esproprio, civiltà e violenza.. In altri termini, quale è lo spazio, in una società libera, per il comunismo. Dell'atteggiamento di Cofferati, altri compagni, più qualificati di me, hanno già detto, quindi non mi avventurerò su sentieri interpretativi con la pretesa, pretestuosa, della originalità.. Mi limito a constatare che Cofferati è, per formazione e inclinazione culturale e personale, profondamente illiberale, antidemocratico, e falsificatore della realtà, dei fatti e delle ragioni degli avversari, che, per la sola circostanza, di sostenere tesi contrapposte alle proprie, sono trattati come nemici da demonizzare, da abbattere.. Quando lo scontro politico non verte sui contenuti, ma si sposta sul terreno sporco degli insulti, delle accuse e delle mistificazioni, la politica, la libertà e la democrazia, cedono il passo all'odio e alla violenza.. Cofferati e i Sindacati, per lavarsi una coscienza politica sporca, devono farla finita di nascondersi dietro l'assioma: il barbaro omicidio di Marco Biagi è un attacco diretto ai sindacati e ai lavoratori.. Si tratta di un argomento penoso, e non dimostrabile.. Certamente però, quando si definisce un avversario, traditore, non ci si può stupìre se, dopo aver aperto le porte all'odio, qualche assassino entra.. Tornando però agli esiti della campagna di raccolta delle firme, volando molto basso, vorrei fare alcune considerazioni.. Uno: un manipolo di militanti, non più di cento, le ha faticosamente raccolte. Questo non è un segnale positivo per la salute del nostro movimento.. Due: in Umbria, così come in altre regioni, alcuni, sbagliando, considerano militare ai tavoli, una attività degradante, manovalanza insomma. Evidentemente, esiste una terza tipologia di radicali, accanto a quelle dei radicali non violenti e democratici, cioè i radicali da salotto, o da sopra mobile. Chi sono? Quelli che non raccolgono le firme, che non si iscrivono a Radicali Italiani, che ci dicono: avete sbagliato alle elezioni regionali, avete sbagliato con la campagna referendaria, avete sbagliato alle elezioni politiche, avete sbagliato con le 25 proposte di legge di iniziativa popolare, comunque, sbaglierete. I radicali da salotto non sono utili a se stessi né tanto meno al movimento. Spesso, anzi, riescono a deprimere anche chi depresso non è.. Tre: non considero un fallimento aver portato a casa 33000 firme. Date le risorse umane ed economiche, il muro di gomma dei media, i radicali sopra mobile, quei numeri sono facilmente spiegabili.. Il bilancio politico di Radicali Italiani, sotto l'ottima guida di Daniele Capezzone, penso possa essere considerato positivo.. Questa è per lo meno la mia valutazione.. Ciò non toglie che l'atto voluto da Daniele e dai membri della Direzione sia anche politicamente dovuto, dal momento che l'obiettivo delle 50000 firme non è stato indubbiamente raggiunto.. Sotto questo punto di vista, mi sento molto in sintonia con la posizione, espressa nel suo secondo intervento, da Marco Beltrandi.. Anche io, come Marco, sono contrario ad un Daniele Capezzone, Caronte tecnico di Radicali Italiani, verso il porto, in questo caso tutt'altro che sicuro, del Congresso di luglio 2002.. Fin da ora, non da lunedì, con gravità, determinazione ed urgenza, Radicali Italiani ha un obiettivo prioritario: sostenere l'azione non violenta di Marco Pannella, il suo messaggio alle Camere e al Paese.. L'Italia è un Paese davvero strano.. Non riesce nemmeno ad essere legale rispetto ai numeri, previsti dalla Costituzione, per il Parlamento e la Corte costituzionale.. Il terrorismo non si combatte con gli appelli all'unità, ma con il ripristino di una legalità violentata, con la pienezza delle Istituzioni democratiche.. Marco ha inviato, con l'annuncio del suo sciopero della sete, un messaggio alle Camere, quel messaggio che avrebbe dovuto inviare, da tempo, il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Ora, la proposta, fatta ieri sera da Antonello Màrzàno, subito dopo l'intervento di Valter Vècèllio, di una maratona oratoria a Montecitorio, mi pare molto interessante.. Mi chiedo e vi chiedo però, se una azione diretta di Radicali Italiani, nei confronti di Ciampi, un presidio ad esempio, non possa avere una efficacia politica, e un impatto mediatico maggiore .. Inoltre, vorrei che valutassimo insieme il seguente elemento: l'annuncio dello sciopero della sete era stato fatto, a Marco Biagi vivente, e non a babbo morto.. Comunque, mai come in questo momento, seppur seguendovi via satellite, sono con te Marco, sono con te Daniele, sono con voi, compagne e compagni radicali..
Wolare
<FONT COLOR="Purple"> Scusate! Avete visto qualche Radicale Italiano dibattere nei salotti "buoni" della TV ?
LA GENTE BEN INFORMATA NON PUO' ESSERE TRUFFATA</FONT c>
www.radicali.it





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