Il treno rallenta, si ferma, le porte si aprono.
Con i piedi ancora dolenti e con un'enorme valigia scendo dall'Eurostar Firenze-Torino, è mezzanotte e sono stanco morto.
C'ero salito lunedì, su quel treno, alle sei di mattina, con il buio. A Firenze ero arrivato poco dopo le dieci, con un pallido sole che mi illuminava la faccia.
Un viaggio più di piacere che di lavoro, in una bellissima città che ogni volta mi sembra più triste e, ahimè, più finta.
Lunedì pomeriggio, dopo aver posato i bagagli in albergo, visito Santa Maria Novella, poi vado a Palazzo Vecchio, bellissimo ed altrettanto vasto. Dopo non c'è più tanto tempo per il divertimento, bisogna lavorare: alle sei ho un appuntamento.
Il martedì è il giorno più pesante. La visita alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti occupa tutta la mattinata, mentre al pomeriggio vedo il vicinissimo Giardino di Boboli, poi la Chiesa di Santo Spirito ed infine Piazza della Signoria. Poi è tardi, ho un appuntamento, alle cinque e mezza devo andare.
Dopo cena, torno in albergo e alcuni TG in edizione straordinaria mi annunciano il ritorno del terrorismo di stampo brigatista.
Il mercoledì passa in fretta, tra la mattinata a Santa Maria del Fiore e in Piazza del Duomo e il pomeriggio alle Cappelle Medicee, a Santa Croce, alla Galleria dell'Accademia e al Battistero di nuovo.
Poi la partenza, alle otto di sera, con un treno lucido e svelto che mi riporta dove ora sono, nella mia Torino.
Mi riservo di postare in seguito le mie impressioni sulla città.




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