La decisione in seguito alla dura contestazione di ieri
Bono: "In futuro forse un passo ufficiale del governo"
Parigi, l'Italia abbandona
il Salone del libro
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PARIGI - E' sfociata in un vero e proprio incidente diplomatico la contestazione anti-Berlusconi di ieri al Salone del libro di Parigi. Il sottosegretario ai Beni culturali, Nicola Bono, ha annuciato che l'Italia ritirerà immediatamente la propria partecipazione alla manifestazione e non ha escluso che in futuro il governo italiano deciderà di fare un passo ufficiale di protesta con quello francese. Bono, che ieri insieme a Vittorio Sgarbi è stato bersaglio dei contestatori al Salone, rimprovera all'organizzazione l'assenza di un servizio d'ordine per il contenimento dei manifestanti che hanno fatto deragliare l'inaugurazione del padiglione del Salone dedicato all'Italia.
Catherine Tasca, il ministro della Cultura francese al centro di grosse polemiche per la sua dichiarata ostilità verso la presenza di Berlusconi al Salone del libro, questa mattina si era scusata telefonicamente con Bono e i rappresentanti italiani alla manifestazione di Parigi, stigmatizzando la protesta incriminata. "Il Salone, manifestazione professionale e culturale di grande importanza - ha scritto, poi il ministro in uno stringato comunicato - deve restare il luogo di riflessione e di dialogo tra tutti quanti, attorno al libro, fanno vivere nei nostri paesi il dibattito culturale".
Ma ieri, in un incontro in una saletta privata insieme a Sgarbi e Bono, mentre fuori la contestazione era nel pieno del suo vigore, il ministro ha spiegato ai due sottosegretari come il Salone non sia una manifestazione ufficiale del governo francese, bensì degli editori, e come perciò in situazioni simili "sia difficile controllare tutti quelli che entrano". In cinquanta circa, tra italiani e francesi, si sono assiepati intorno al padiglione dell'Italia e per due ore hanno urlato slogan del tipo: "liberiamo l'Italia", "Sgarbi mafioso", "Sgarbi truffatore".
"Noi non contestiamo i manifestanti anche se toni ed epiteti sono stati sgradevoli - ha spiegato Bono questa mattina in una conferenza stampa - ma non si può accettare il principio per cui a un Paese ospite non venga permesso di espletare il suo ruolo istituzionale". "Siamo stati mortificati, non ci sono state garantite condizioni minime di agibilità, né ci sono stato garantite per il futuro", ha aggiunto il sottosegretario. Durante l'incontro con i giornalisti l'altro sottosegretario ai Beni culturali, Vittorio Sgarbi, ha annunciato anche che non intende rinunciare a tenere la prevista lezione magistrale di questo pomeriggio, sia pure in veste di "intellettuale" e non di uomo di governo. Sgarbi ha ripetuto le accuse al ministro Tasca e le ha addossato la responsabilità di "quelle manifestazioni fasciste".




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