Rampollo di una delle infinite “Dynasty” democristiane degli anni 70-80, Scaloja, conoscitore della gattabuia per una oscura vicenda di corruzione e mafia legata al casinò di S. Remo, diviene attendente di Berlusconi quando intuisce che da quella parte girerà il vento del potere.
L’essere cresciuto all’ombra e alla luce del affarismo democristiano è stato il principale viatico per la carriera che da sottoposto di terza schiera ce lo ha consegnato sottoposto, attendente del Padrone e Ministro dell’Interno. Un miracolato.
Dopo aver dato prova di dilettantismo e di pressappochismo in occasione delle manifestazioni di Genova, il nostro Ministro fallisce, per superficialità, anche alla seconda occasione che ha avuto per mostrare un minimo di serietà.
La “cronaca di una morte annunciata” dai servizi segreti quasi nei dettagli, ci rivela un Ministro capace solo di fare uno squallido scaricabarile e incominciare il gioco delle speculazioni culminate con l’”apparizione televisiva” del Cavaliere in quella che è sembrata la prova generale del concerto per l’uso delle sue sei reti nazionali. Il pregiudicato e spregiudicato Berlusconi ha avuto la sfrontatezza di appropriarsi dell’anima, del cervello, del cuore e delle idee di Marco Biagi, che, se fosse ancora vivo, gli direbbe che, a parte alcune ipotesi di convergenza sulla possibilità di modificare temporaneamente e sotto stretta osservazione l’art. 18, la sua distanza dal Cavaliere di Arcore è infinita.
In un paese normale, un ministro rispettabile, in queste occasioni, avrebbe dovuto avere il coraggio civile di rassegnare le dimissioni. Invece abbiamo potuto seguire le sue spericolate evoluzioni intorno alle dietrologie sull’importanza della scorta e le sue responsabilità tramontano con un cinismo tipico dell’uomo:” Non è con le scorte che si combatte il terrorismo”.
Mentre i settimanali di proprietà del Presidente del Consiglio fanno gli “scoop” distraendo l’attenzione sui doveri dei servizi segreti che dovrebbero proteggere il cittadino e la democrazia, il Ministro dell’Interno, proprietà di Berlusconi, non ci dice che in effetti quella vita si poteva salvare e si difende attaccando con la sfrontatezza che solo la sicurezza dell’impunità gli permette.
Grazie alla legittimazione popolare del 13 maggio 2001, di cui tra un po’ si festeggerà l’anniversario.
Bravissimi.
Un mondo migliore è possibile
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...E ti diranno parole rosse come il sangue, o come la notte
ma non è vero ragazzo, che la ragione sta sempre col più forte
Io conosco poeti che spostano il fiume con il pensiero
e naviganti infiniti che sanno parlare con il cielo...




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