Tante parole, pochi progetti
(...) Prima ancora che si conoscano le proposte sulle pensioni e sul mercato del lavoro, la Cgil — almeno nelle dichiarazioni del suo segretario — è già contro tutto e contro tutti. Anche nei confronti degli altri sindacati, Cisl e Uil, i toni non sono fra i più amichevoli: aver firmato due accordi (l'intesa sui contratti a termine ed il contratto nazionale dei metalmeccanici) è considerato un delitto di lesa maestà. Non parliamo poi della Confindustria, origine di tutti i mali, perfida ispiratrice di ogni disegno eversivo. Da ultimo anche l'opposizione politica è stata rimproverata da Cofferati con un'accusa grave: Rutelli e soci non saprebbero fare il loro mestiere.
Patrimonio di idee
Peccato che un grande patrimonio di idee e di tradizioni come quello della Cgil si risolva in una serie di dichiarazioni di guerra. In un momento in cui il governo dichiara di concludere una serie di studi e valutazioni che condurranno a fine mese alla presentazione di documenti propositivi, ci saremmo attesi dalla maggiore confederazione sindacale italiana delle controproposte o, per meglio dire, delle proposte sui temi che sono da tempo oggetto del confronto politico e sindacale. Chi vuol fare opposizione farebbe bene ad incalzare continuamente chi governa denunciando i problemi e prospettando soluzioni. Minacciare il conflitto sociale senza spiegare perché serve soltanto ad agitare le acque ed a renderle più torbide.
Facciamo alcuni esempi. Il 7 ottobre andremo a votare in un referendum per approvare o meno il federalismo che la vecchia maggioranza dell'Ulivo ha approvato nella scorsa legislatura. Il governo non si è ancora pronunciato mentre la attuale maggioranza è divisa. Secondo questa riforma federalista le Regioni potranno emanare leggi anche in materia di lavoro. Lo Stato dovrà delineare i princìpi generali ma le Regioni potranno stabilire regole diverse nelle varie parti di Italia. Ecco una questione molto delicata su cui il sindacato (non solo la Cgil per la verità) dovrebbe far sentire la propria voce. E' d'accordo o no?
Altra materia, quella della modernizzazione del mercato del lavoro. L'Unione Europea ci dice da almeno quattro anni che dobbiamo rivedere regole vecchie e controproducenti. Non esiste solo il problema dei licenziamenti: bisogna promuovere più occupazione femminile e giovanile, è necessario far lavorare part-time gli anziani, perché le aspettative di vita si sono allungate e per impedire ai sistemi pensionistici di crollare. Quali proposte ha la Cgil? In attesa di quelle del governo (preannunciate in un Libro Bianco a fine mese), perché non si presenta all'inizio della legislatura un elenco di progetti, sfidando la maggioranza a realizzarli?
Modello inglese
Il sindacato ha conosciuto dei confronti ben più aspri che non quello fra Cofferati e Berlusconi. Negli anni '80 quando Margaret Tatcher imperversava in Inghilterra, le Trade Unions non si stancarono mai di presentarle le loro proposte, ben rilegate e firmate da studiosi di chiara fama. Oggi c'è Tony Blair ma il metodo non è cambiato. Sono i contenuti a dare credibilità alle critiche, pur sacrosante, ai governi del momento. La Cgil ed il suo segretario spieghino agli italiani cosa si dovrebbe fare. Per dire di no alle proposte del governo c'è sempre tempo. Senza ricorrere alla piazza, per favore: dopo Genova nessuno ne sente davvero il bisogno.
Marco Biagi 2001/09/03
Il Resto del Carlino


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