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Discussione: una vena d'odio

  1. #1
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    Predefinito una vena d'odio

    Alcune settimane il Palavobis, poi a cascata: i girotondi di frikettoni e maranteghe di chachemir vestite, la crisi di nervi di un ex presidente della Camera in diretta TV, l’immonda sceneggiata del salone del libro di Parigi ed i fantomatici tre milioni del Circo Massimo.
    É lecito ipotizzare una qualche relazione tra queste pagliacciate ed il tragico fatto di Bologna?
    Ascoltando in diretta su Radio Radicale i vaniloqui di Zaccaria e soci (oggi disponibili in cassetta VHS) mi fecero subito l’impressione di una serie di spot per la guerra civile prossima ventura.
    Sulle prime il disprezzo e l’arroganza che di li trasudava, non tanto verso il governo, quanto verso quei milioni di persone, ed io tra loro, che lo avevano voluto, mi diedero la profonda irritazione che danno le offese personali cui non si può rispondere a modo.
    Poi la curiosità scientifica, il desiderio di comprendere quali misteriose reazioni chimiche scoccassero tra cotanti neuroni, mi spinsero osservare quei fenomeni con la freddezza dell’entomologo.
    I sintomi sono quelli dell’odio totalitario: l’avversario è alieno alla nostra specie perché non si è capaci nemmeno d’ipotizzare che ragione umana concepisca valori diversi dai proprî, né s’è abbastanza disincantati dal pensare che, se il prossimo non segue la nostra retta via, in fondo, è peggio per lui.
    Come i loro maestri, dall’Inquisizione alla Ceka, si considerano filantropi, agiscono per il bene dell’umanità tutta compresi coloro su cui scaricano il proprio odio.
    La fissa monomaniacale poi, riconduce e riduce la vita alla sola militanza politica, più o meno come le carriere di certi personaggi del generone romano che girotondavavano livorosi attorno al Palazzaccio.
    Già, l’avere una burocrazia al servizio del potere non dello Stato ed una intelligencija tale per decreto di partito, questo ci regala, ma è un'altra storia.
    Il disprezzo per le ragioni dell’avversario e per l’avversario stesso è intrinseco a tutte le fedi e le ideologie totalitarie, chi è partecipe della verità non può mettersi sullo stesso piano dell’altro, le differenti ragioni non pesano secondo i parametri di uno schema logico esterno e neutro, semplicemente non esistono differenti ragioni.
    Poi quando la realtà, ogni tanto ha la sua rivincita sul cretinismo ideologico ecco le grandi autocritiche, seguite da ondate di psicodrammi collettivi per poi giungere, il totalitario è sempre il primo della classe, alla pretesa d’insegnare ad altri la lezione appena e malamente appresa: clericali che insegnano la laicità, comunisti campioni di liberal-democrazia, nazisti difensori della libertà d’espressione, il tutto con la più sfacciata autoreferenzailità.
    La fase successiva è quella dell’appropriazione indebita di cadavere: arruolare le vittime nelle file dei carnefici, esempio di scuola è il film Porzus dove ci s’inventa il comunista buono che viene fucilato assieme agli Osovani.
    Questo quadro patologico nella stragrande maggioranza dei casi viene somatizzato in un eterno broncio indignato, in un assumendo un aspetto cupo e trasandato che ha per corollario l’ascolto di nenie andine, l’assunzione di pappette vegetariane o comunque etniche, tuttavia in questo colossale piagnisteo autolesionista e sostanzialmente innocuo c’è sempre stato qualcuno che ha visto l’eliminazione del nemico come dovere civico.
    Quanto sopra esposto vale per ogni sorta di pensiero totalitario, tanto più per quello marxista.
    Come il cattolicesimo ha la teologia dell’intolleranza, il fascismo l’estetica della violenza, il comunismo ha la mistica della rivoluzione.
    La violenza non è accidente ma sostanza della rivoluzione, questa non può trionfare in modo irreversibile finché non sarà eliminata ogni traccia ed ogni ricordo dell’ordine borghese.
    Di ciò l’azione di Pol Pot fu lucida e razionale esecuzione, non bestialità asiatica come si cerca di spacciarla, ma lotta di classe all’ennesima potenza.
    La violenza dunque non è un esplosione di rabbia, la vendetta estemporanea di torti veri o presunti, non la jaquerie scomposta ed anarcoide, ma quella premeditata e scientifica appunto funzionale all’instaurarsi d’un regime eterno ed irreversibile.
    Il terrore non è farneticante deviazione, ma logica conseguenza della predicazione marxista, e quando lo si è inculcato per decenni non basta un contrordine compagni per cancellare tutto.
    E se lo si può fare con i discepoli più o meno imborghesiti più difficile è farlo tra i discenti, gli intellettuali, l’avanguardia dell’avanguardia rivoluzionaria.
    Il pericolo sta, oggi come ieri, nel filosofo militante (e nei salotti che gli ruotano intorno), si sa, quando il mondo reale non coincide con il suo ideale preferisce distruggere il primo che ritoccare la teoria.
    È tra questi demiurghi della mutua, saliti in cattedra 30 anni fa pensando di cambiare il mondo prima della pensione che si annida oggi più virulento il germe dell’odio.
    Se nelle università francesi si possono cercare le radici del genocidio cambogiano e forse anche di quello ruandese, nei nostri atenei, ultima ridotta del Patto di Varsavia, ne sono persuaso, si sono pianificati gli ultimi delitti.
    Il professor Biagi era un uomo di sinistra, organico al sistema di potere accademico organizzato dalla sinistra, ma proprio perché tale visto da qualcuno come traditore ed eretico e l’eresia va estirpata, con gli infedeli si può anche convivere, anzi a volte fanno comodo, con gli eretici no, sono un tarlo interno che può sradicare dal di dentro un sistema di ottuse certezze.
    Quindi Biagi come Dantona puniti prima e più duramente per dare l’esempio, per rinserrare le fila.
    E per chiusura un passo tratto dai Racconti di Bosnia di Andric: «Quando l'odio si sofferma su qualcosa non l'abbandona più, ma vi si concentra e se ne impossessa: col tempo pur cambiare forma e significato, ma finisce per sovrastare tutto, finché non pone fine a se stesso.
    L'oggetto dell'odio allora diventa di secondaria importanza, ne resta solo il nome, mentre l'odio si cristallizza, cresce autonomamente secondo leggi e necessità proprie e diventa potente, sottile e passionale, come un amore perverso; di tutto si nutre e in tutto trova nuovi stimoli, da solo ricrea i nuovi motivi per un odio ancora più profondo.
    E una volta che qualcuno è travolto dall'odio profondo e accanito, prima o poi deve cadere sotto l'invisibile ma ostinato peso di quest'odio da cui non c'è scampo».

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito

    Ricevuta la notizia dell' omicidio, la mia reazione è stata pressappoco quella di D' Amato: "una morte annunciata".
    L' odio che si respirava già dalla campagna elettorale (e non da Genova) era sfociato nel mare in tempesta del terrorismo.
    Fatto grave, gravissimo, mostruoso. Questo sarebbe stato il punto di arrivo, un punto di non ritorno. Dalla morte nessuno è mai tornato, e la morte aveva vinto.
    A freddo però, ho capito. Ho capito che la politica resta sempre politica, per quanto violenta e becera. La violenza è quella delle parole, delle urla, a volte delle mani. Ma nessuno si sogna neanche di scaricare una pistola in faccia ad un economista autorevole che collabora con il governo. E la gente (quella comune) si adegua.
    Così Berlusconi diventa Satana e tutti gli altri demoni al suo servizio, ma tutti sbraitano e nessuno alza un dito.
    Gente comune, dicevo.
    Poi ci sono i mostri, quelli veri. Quelli che di questo mondo corrotto non vogliono proprio saperne. Ma ne sanno quanto basta per colpire preciso: prima D' Antona, poi Biagi. Consulenti, tecnici, sconosciuti ai più ma ingranaggi fondamentali della macchina governativa. Colpi duri, sconvolgenti, che fanno male a destra e a sinistra, più a sinistra forse. Ma a loro non importa. Quello che serve è che si semini terrore.
    E il terrore c'è, è palpabile, ad ogni dichiarazione. Taormina e Diliberto, con le loro scandalose accuse, ne sono l' esempio lampante. Un pericolo è che tra governo e opposizione l' odio sia superato dalla paura reciproca: vedere nell' altro un potenziale assassino non aiuta certo il dialogo. Dialogo che in questi giorni viene invocato a più riprese, ma sembra una richiesta di facciata.
    L' altro pericolo - ancor più grave - è che il popolo si adegui anche a questo. Se la gente inizia a vedere questi atti come resistenza ad un regime o come difesa dello stato dai golpisti rossi, avrà inizio la partita della morte. Ogni vittima sarà un gol e ci saranno due tifoserie pronte a festeggiare. Il risultato non sarà nè una vittoria nè un pareggio, perderemo tutti.
    Vinceranno loro, i mostri, e vincerà lei, la morte.
    E allora ci troveremo a rimpiangere anche quelle grottesche dispute a base di insulti su rogatorie e conflitto d' interessi.
    E le banane e i fichi d' india sembreranno caviale al cospetto del piombo. Ma ormai la morte avrà vinto, e indietro non si torna.
    Cordialmente.

  3. #3
    Omo de Panza
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    L'eretico, il dissidente: forse non si sta parlando d'altro che di questo. La domanda interessante che esce fuori mi sembra: chi è oggi un dissidente? Vedo certo pochi dissidenti a sinistra (storicamente sempre emarginati, ora, stranamente ma non troppo, che paiono esser tutti dissidenti coi girotondi, i veri dissidenti ergo emarginati sono chi non grida o s'indigna o girotonda) ma d'altro canto non ne vedo molti di più a destra, in cui di dissidenti, anche per teatro, non me ne viene in mente uno.
    Più in generale, sarà il matrimonio fresco di nozze, e la voglia di rivincita covata per un po' da una parte, sarà la retorica dell'affratellamento ideologico e della miglioria intellettuale dall'altra, ma aiuta poco il ragionamento, il rispetto reciproco, o la comparsa di dissidenti veri, che sono cibo per la mente, come forse era quel Biagi che non c'è più.
    Salutoni.

  4. #4
    Omo de Panza
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    p.s.: rileggendo il post di moro mi sono ricordato del giorno dopo l'attentato, quando lessi con attenzione ".com" che apriva con una serie di dichiarazioni politiche a caldo, titolando "I killer delle parole", mi colpirono quelle citate anche da Moro (ma anche un'altra che ripropongo per ripasso di cronaca). E ricordo che mi chiesi da dove potessero essere uscite fuori, da quale alte menti, da quelli mondi strani, da quale non dissidenza, appunto.

    Taormina: "Gli assassini di Biagi si propongono come braccio armato di Cofferati e dei comunisti."

    Casarini: Siamo di fronte ad un omicidio di Stato i cui mandanti sarebbero coloro che non vogliono la manifestazione in programma per Sabato e lo sciopero generale"

    Due coglioni che mai andranno in Siberia o al confino (tanto per essere bi-partisan, anche nelle punizioni) perchè l'esser proni e inscatolati non lo prevede (quando invece sarebbe il caso)

    Salutoni

  5. #5
    Nihil.
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  6. #6
    Omo de Panza
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    Originally posted by Allanim
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    Quantomeno sintetico
    Salutoni

  7. #7
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    gli slogan intonati alla manifestazione DELL'ODIO del 23 marzo:

    "Siamo realisti, chiediamo l’impossibile".

    "Tutti uniti nella lotta l'articolo 18 non si tocca".

    "No agli omicidi di regime ". (?! ndr)

    "Silvio Berlusconi Do Nascimento, maestro di vita e di licenziamento".

    "Contro il terrorismo per la democrazia e i diritti".

    "Berlusconi, Mussolini tempi diversi stessi fini ".

    "Soggetti deboli, diritti forti".

    "Licenziamenti, impunità: questa è la Casa delle libertà".

    "Non ci faremo intimidire".

    "Bruno Vespa nominato Emilio Fede mascherato".

    "Umberto Bossi è confermato, ha il cervello scollegato".

    "Con la televisione vuole fregare la gente, ecco la missione del nano sorridente".

    "Berlusconi lascia stare la nostra dignità non la puoi comprare".

    "Berlusconi più D'Amato: ecco Confindustria che diventa Stato".

    "Questo governo agisce in modo strano, mandiamolo in cura a San Patrignano".

    "La democrazia è la nostra essenza, ora e sempre resistenza".

    "Contro la strategia della violenza ora e sempre resistenza ".

    Di nuovo i terroristi hanno sparato, ucciso un innocente, colpito il sindacato.

    "Il piombo terrorista ancora sul lavoro, ma non ci fan paura siam forti più di loro".

    "Guarda quanta gente a manifestare: abbiamo un governo da licenziare".

    "Per Silvio Berlusconi è dimostrato, è la legalità il reato".

    "La giustizia per Berlusconi: fuori i potenti, dentro i barboni".


    E come sottofondo un simpatico refrain: "ma chi cazzo l'ha votato quel bastardo di un pelato".

  8. #8
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    Quarta rivendicazione
    Qui nucleo zero, cellula 00 [zero-zero].
    Rivendichiamo sovversione razionalità pienamente riuscita.
    Nuovi trionfi attendono il movimento disarticolatorio.

  9. #9
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    REPUBBLICA del 4/3/2003 FORZA ITALIA ATTACCA LA TOSCANA "BUCO NERO DELLA DEMOCRAZIA" a pag.11
    ===========
    "Buco nero"?!
    Non siamo osceni.
    A Firenze si arriva via Parigi.
    Massoni e [senza-]coglioni uniti nella lotta!

  10. #10
    Nihil.
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    il bacio della morte
    =====================
    SOLE 24 ORE del 6/3/2003 CONSENSI BIPARTISAN PER IL MINISTRO PISANU, VIOLANTE: AVRA' IL NOSTRO APPOGGIO (L.OS.) a pag.12

 

 
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