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9 Marzo
Un'occasione da non perdere

n° 16

22 Marzo 2002

Editoriale
In Italia
Nel Mondo
Noi e Loro

Ebbene sì! Nonostante l'opera dei guastatori, nonostante la maggior parte dei media l'abbiano presentata come pacifista, la manifestazione indetta a sostegno della lotta palestinese per l'immediato ritiro delle truppe d'occupazione, per lo smantellamento degli insediamenti coloniali, per il diritto all'autodeterminazione e la fondazione di uno stato palestinese indipendente e sovrano con Gerusalemme capitale, per il diritto al ritorno dei profughi e per l'invio di osservatori internazionali come richiesto dai palestinesi è stata un vero grande successo, sia in termini numerici che sotto il profilo politico. Abbiamo infatti constatato che il corteo, per gli striscioni esibiti, gli slogan gridati e gli interventi dal palco, era caratterizzato da una massiccia presenza di soggetti antimperialisti, fra cui molti comunisti. Troviamo poi degna di nota, vista la tendenza al "sotto tono" manifestatasi dopo l'11 settembre, la grande e combattiva partecipazione delle comunità palestinesi, islamiche e più in generale degli immigrati, anche essa di profilo decisamente antimperialista ancorché non comunista. I guastatori, cioè il magma civil - pacifista, dalla sinistra istituzionale politica e sindacale (prevalentemente ulivista) fino ai no global di Bertinotti, Agnoletto, Canarini e Bernocchi, erano politicamente assenti. I loro rappresentanti, pur iscritti a parlare, hanno addirittura rinunciato all'intervento dal palco, sia per evitare i sonori fischi del caso, sia per non fungere da truppe ausiliarie degli organizzatori di un'iniziativa partecipata e ben riuscita che loro non hanno controllato in alcun modo. La manifestazione ha mostrato che in Italia c'è un'area politica molto ampia e variegata che non si riconosce affatto nelle posizioni del Social Forum e del PRC, e tanto meno in quelle della sinistra istituzionale, ma in quelle proprie dell'antimperialismo. Questa area, soprattutto dopo Porto Alegre e dopo la partecipazione di molti alle delegazioni in Palestina organizzate sotto l'insegna di Action for peace con un profilo decisamente equidistante fra l'oppressione sionista e la sua vittima, ha iniziato a crescere numericamente e a prendere coscienza dei limiti del calderone civil - pacifista e soprattutto del PRC - no global. Molti gruppi e singoli compagni infatti hanno pesantemente e pubblicamente criticato le scelte operate dalla cupola del Forum Sociale Mondiale a Porto Alegre, sia per le gravi esclusioni a danno delle organizzazioni che effettivamente lottano contro l'aggressione della globalizzazione imperialista, sia per il contenuto dei documenti politici conclusivi. Sappiamo inoltre che molti, pur essendo in Palestina all'insegna di Action for peace, hanno partecipato ad incontri con forze politiche coinvolte nell'Intifada e tradizionalmente invise ai civil - pacifisti, prevalentemente schiacciati sulla difesa di Arafat e con saldi rapporti con realtà pacifiste o pseudo - pacifiste prevalentemente israeliane. Tutta questa area si è ritrovata il 9 marzo, per sostenere pubblicamente e senza mezzi termini la resistenza del popolo palestinese, simbolo della resistenza di tutte le vittime dell'imperialismo. Pensiamo che questo patrimonio non può andare disperso, perché solo l'affermazione e il consolidamento di un robusto e compatto schieramento antimperialista può dare un'autentica spallata all'oppressione imperialista, che in Palestina si manifesta in tutta la sua durezza; mentre l'equidistanza fra l'oppressore sionista e il popolo palestinese è il simbolo dei pannicelli caldi che il calderone civil - pacifista oppone alla globalizzazione, che non a caso non qualifica imperialista. La costituzione in Italia di un polo antimperialista che superi la struttura della rete per assumere inizialmente quella del coordinamento per poi approdare a quella del fronte, che per distinguerlo dai new global e dai no global si potrebbe definire Forum antimperialista, non solo è necessaria ma, dopo il 9 marzo, ci sembra possibile in tempi politicamente ragionevoli. Tutte le organizzazioni che hanno promosso l'iniziativa del 9 marzo e che, nonostante i molteplici tentativi di snaturarla o di boicottarla, hanno lottato con successo per manterne il profilo inequivocabilmente antimperialista e nel contempo non settario, devono lavorare per consolidare e far fruttare il successo. Il Forum Palestina e l'iniziativa del 9 marzo costituiscono un ottimo punto di partenza, sarebbe davvero un'occasione sprecata tornarsene a casa paghi del successo, come se fossero il punto di arrivo, soprattutto ora che si profila un ricompattamento, sia pure opportunistico e dunque effimero, fra la sinistra istituzionale ulivista sia politica che sindacale, il PRC e, forse, con i mal di pancia del caso, i no global. Siamo consapevoli che sul percorso per la costituzione e il consolidamento di un Forum antimperialista ci sono molti ostacoli. Infatti molti soggetti politici pur antimperialisti sono più concentrati sull'unità dei comunisti, che però nell'attuale fase si profila soprattutto come aggregazione fra gruppi dirigenti di forze decisamente minoritarie e non di massa, che su quella degli antimperialisti, che invece riteniamo più idonea, in quanto più inclusiva, a compattare realtà anche non comuniste ma con un certo seguito fra gli oppressi, che in Occidente oggi non possono essere identificati con l'operaio della tradizione marxista - leninista. Inoltre ci sono gruppi, antimperialisti e comunisti, che manifestano la pericolosa tendenza al codismo politico e organizzativo, praticando l'entrismo in organizzazioni settoriali (sindacati, comitati per le più diverse problematiche, molte addirittura decisamente piccolo - borghesi) o di profilo civil - pacifista, in cui le loro istanze non hanno alcuna agibilità e visibilità politica; il risultato è quello di fungere da truppe ausiliarie di movimenti politicamente diretti da forze che con l'antimperialismo e il comunismo non hanno nulla da spartire, ovvero di perder tempo ed energie in movimenti totalmente privi di direzione politica. Ad altre organizzazioni viene poi l'orticaria al solo sentir parlare di un coordinamento minimamente strutturato al di sopra della mera rete, in cui sostanzialmente ogni maglia va per conto suo salvo riannodarsi occasionalmente alle altre in vista di una qualche scadenza nazionale imposta dagli avversari (per lo più qualche controvertice). Sullo sfondo c'è la reticenza ad oltrepassare i confini sicuri del proprio orticello, per dar vita ad una struttura più ampia che necessita, per non instelirirsi in discussioni "fra bottegai" e per irrobustirsi e contrastare efficacemente il sistema imperialista e gli oppositori "di sua maestà", di piccoli compromessi fra le varie componenti che tuttavia non ne compromettono affatto il carattere assolutamente non equidistante fra chi opprime e chi è oppresso, cioè antimperialista. Il 9 marzo dovrebbe comunque aver smosso qualcosa, come dimostrato dalla riunione mattutina cui hanno partecipato alcuni compagni del Campo antimperialista, organizzata dal Forum Palestina proprio allo scopo di non disperdere l'unità raggiunta nell'organizzazione della scadenza. Sappiamo che nel corso della riunione sono riemersi tutti i consueti ostacoli, tant'è che si è deciso di rinviare la discussione ad apposita assemblea da tenere il 20 o il 21 aprile, anche allo scopo di allargare la rosa dei partecipanti. Auspichiamo quindi che tutte le realtà che hanno promosso il 9 marzo comprendano che nessuna di loro, da sola, è in grado di compattare o consolidare alcunché ma che, a questo fine, è necessaria una struttura comune che abbia, per il momento, la forma del coordinamento. Diversamente non si supererà la logica dello scadenzismo e il 9 marzo sarà un'ulteriore buona occasione sprecata, anche in vista del lavoro da svolgere per un'autentica unità dei comunisti.