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    Predefinito Brucia l´ex Ilva, ore di paura in corso Regina

    Brucia l´ex Ilva, ore di paura in corso Regina
    Il rogo dell´olio di raffreddamento provoca una nube su tutto il quartiere



    Fiamme che non si riescono a spegnere e fumo. Tanto fumo che ha costretto a chiudere al traffico anche il corso davanti allo stabilimento. «Acciai speciali Terni», l´ex Ilva di corso Regina Margherita da ieri pomeriggio brucia divorata da un incendio scoppiato in uno dei laminatoi, dove i macchinari assottigliano lastre d´acciaio, trasformandole in rotoli di metallo. Lamiere lunghe centinaia di metri, destinate a diventare carrozzerie per automobili, elettrodomestici, rivestimenti. Un´azienda solida: 500 operai, fatturato in crescita, un gruppo tedesco di riferimento che è una garanzia: il Tissen Krupp. Ma da oggi, a causa del rogo, scatta la cassa integrazione. Qui si lavora sette giorni su sette: notte e giorno. Ieri, verso la mezza, nello stabilimento c´erano un centinaio di operai. Una ventina in quel laminatoio. Scene di sempre. I rulli girano veloci, il nastro d´acciaio avanza lentamente raffreddato da getti di olio. Quando scorgono il primo fumo alzarsi a metà della macchina sembra una cosa da nulla. Poi, velocemente il rogo si estende. L´olio che scivola sui rulli alimenta le fiamme. E´ questione di minuti e arriva alla vasca di raccolta: 80 mila litri di liquido di raffreddamento. Un serbatoio inesauribile, sistemato sotto il livello del pavimento e chiuso da una volta. La vasca - tecnicamente - è sicura. Ma, in una situazione come questa, diventa impossibile da raggiungere. Quando arrivano le prime squadre di pompieri il capannone dell´incendio, quello che si allunga dietro la palazzina uffici, proprio alle spalle dell´ingresso, ormai è un gigantesco camino. Colonne di fumo denso e nero si alzano dagli sfiatatoi. L´aria è irrespirabile, satura di fumi. «Schiuma, occorre più schiuma» dice alla radio Luigi Agostinone, funzionario del 115. L´acqua in casi come questo non serve a niente, se non a raffreddare i muri. I pompieri ne fanno arrivare qui da tutti i comandi dei vigili che ci sono in città e in provincia. E non basta ancora. Ne rintracciano nell´Alessandrino, a Genova, nel Milanese. Ancora è insufficiente. Neppure l´arrivo del mezzo antincendio dall´aeroporto di Caselle, risolve la situazione. Era stato decisivo la notte dell´incendio del Duomo, oggi non risolve i problemi. Quando dal vicino stadio iniziano ad uscire i tifosi, corso Regina, da corso Lecce a via Pietro Cossa viene chiuso. Il vento ha cambiato direzione, porta il fumo verso il parco della Pellerina, lo schiaccia verso il basso. Troppo rischioso consentire il traffico in queste condizioni. Intanto all´interno si continua a lottare contro il fuoco. I pompieri non riescono a scendere negli scantinati: lì sotto la temperatura sfiora i 700 gradi. L´ingegner Vincenzo Bennardo continua ad analizzare la situazione. E´ uno stillicidio di notizie sconfortanti: «La vasca ha ceduto». «Il fuoco si estende nei camminamenti». «C´è il rischio che crolli la volta». «Abbiamo perso una lancia ad alta espansione, divorata dalle fiamme...». Alle 20,30, finalmente, una buona nuova: il rogo è stato bloccato, non dovrebbe più estendersi. Ma sono tutti cauti: «Basta poco perché la situazione ci sfugga di nuovo da sotto controllo». Intanto sottoterra continua a bruciare. La strutture di muratura, per ora, reggono bene al calore. Il fumo è sempre più basso: la temperatura, abbassandosi, lo spingerà verso terra. Al comando dei vigili del fuoco si fa il punto della situazione. Ci sono il vicecomandante dei pompieri, Ciccorelli, un funzionario della Prefettura, carabinieri, vigili urbani e tecnici dell´Arpa. Si ipotizzano scenari catastrofici. Intanto, in strada, la folla dei curiosi aumenta. Il rogo della ex Ilva è uno spettacolo che ha richiamato qui centinaia di persone.

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  2. #2
    xyz
    Ospite

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    Guariniello apre un´inchiesta
    Paura nelle case in via Pietro Cossa avvolte dal fumo nero


    Adesso un`inchiesta della Procura della Repubblica dovrà chiarire le cause del rogo alla ex Ilva. Già ieri pomeriggio il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello ha chiesto l´acquisizione dei filmati girati dai vigili del fuoco nelle prime fasi di incendio. Una documentazione di fondamentale importanza per determinare le cause ed, eventualmente, stabilire le colpe. Ma ciò che sta più a cuore di tutti, in questo momento, è l´impatto ambientale del rogo. Il fumo nero che si alza sopra l´impianto - se il vento dovesse cambiare direzione - potrebbe mettere in seria difficoltà quanti vivono nelle case di via Pietro Cossa, fabbricate a meno di 200 metri di distanza dall´acciaieria. E, allora, sarebbe necessario sgomberarle, allontanare tutti i residenti. Un´operazione della quale si è a lungo discusso nella prima serata di ieri. «Per il momento - hanno però spiegato i tecnici dell´Arpa - non esistono problemi particolari e nessuno ha ancora accusato malori oppure difficoltà respiratorie». Le misurazioni eseguite da Arpa e nucleo Nbc dei vigili del fuoco, infatti, non hanno segnalato anomalie fino a notte inoltrata. Per qualche ora, nel pomeriggio, si era anche temuto per la presenza in azienda di serbatoi di idrogeno e due vasche di acidi, adoperati nelle lavorazioni: «Potrebbero esplodere, essere causa di guai ancora maggiori, anche dal punto di vista ambientale...». Una paura, per fortuna, infondata: le vasche sono dalla parte opposta dello stabilimento. A sera inoltrata, però, alcune cisterne di aziende specializzate nello spurgo arrivano in corso Regina con il compito di svuotare i serbatoi. Intanto nel capannone prosegue l´opera dei pompieri. Filtrano notizie contraddittorie sul rogo. Un´altalena di speranze. Chi sta in strada, invece, respira fumo per vedere nulla e azzarda ipotesi sulle cause. Il surriscaldamento di un rullo. Un cortocircuito. La rottura di un elemento meccanico che ha scatenato una raffica di conseguenze. E´ possibile tutto e il suo contrario. Intanto continua ad arrivare schiuma per spegnere il rogo. «Dobbiamo saturare gli ambienti, solo così domeremo le fiamme» dicono i vigili. Ma, a notte fonda, sono ancora tutti lì a lottare.

    ale.mon.

 

 

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