Dal "Corriere della Sera" di oggi.

Paradossalmente cristiani ed ebrei sarebbero relativamente al riparo dalla furia islamica, chi invece ci smena di brutto sono i politeisti(pagani e non), gli atei e i non credenti in generale.A dimostrazione che i monoteismi sono davvero i portatori infetti del germe del totalitarismo e dell'intolleranza, mutuata pari pari dalla convinzione assoluta di essere i depositari della "sola e unica verità" possibile.

L’ISLAMISTA

«Per la sharia, antica legge dei pastori, la parola di una donna vale la metà»


Safiya è stata assolta per una serie di vizi procedurali e perché, quando il presunto adulterio sarebbe stato commesso, la sharia (la legge islamica) non era ancora in vigore nello Stato di Sokoto - uno dei dodici Stati settentrionali della Nigeria nei quali a partire dal 2000 sono stati istituiti dei tribunali islamici.

Ma che cos’è la sharia ?

«E’ la legge divina - spiega l’islamista e collaboratore del Corriere Sergio Noja Noseda -. Letteralmente sharia significa "la via degli animali verso l’abbeveratoio": è una parola araba antichissima, che affonda le radici in una società dedita alla pastorizia, per la quale la retta via era appunto quella del bestiame che va a bere».

A quali testi fa riferimento la sharia ?


« Al Corano e ai Detti e fatti del Profeta (Maometto, ndr) , il manuale di comportamento di ogni buon musulmano: in arabo Sunna, che anticamente voleva dire "comportamento dei padri". La lapidazione fa eccezione, perché non c’è alcun versetto del Corano che ne parli, tanto che i più puristi non la applicano. Il primo a prevedere la morte per lapidazione fu il califfo Omar, nel settimo secolo».


E l’amputazione degli arti?


« Quella, invece, è prescritta dall’Islam. Secondo la legge divina, il furto comporta l’amputazione della mano destra. Se il ladro è recidivo, gli si taglia anche il piede sinistro. Se poi ci ricade una terza volta perde la mano sinistra e alla quarta il piede destro. A Riad c’è una apposita edicola di modernissima fattura sulla pubblica piazza davanti alla moschea principale dove vengono eseguite questo tipo di condanne all’ora dell’uscita del pubblico dalla preghiera del venerdì».


Quali sono le prove fondamentali in un processo?


«La prova più importante è la testimonianza: ci vogliono almeno quattro testimoni validi per provare un’accusa. Non vale, per esempio, la parola dei giocatori e neppure quella degli allevatori di piccioni perché dall’alto dei tetti possono vedere le donne nude. La parola delle donne, poi, pesa la metà di quella degli uomini».


Su cosa basa si la decisione del giudice?


«Il diritto islamico si basa essenzialmente sui pareri giurisprudenziali: in una parola sui precedenti, un po’ come nel sistema anglosassone. Solo che qui fa fede il prestigio del giurisperito ( in arabo mufti ): la sentenza di un grande mufti scaccia quella di un mufti meno celebre. Ed è al mufti che i giudici di merito si rivolgono quando non riescono ad accordarsi su una sentenza. Il suo parere è dirimente».


A chi si applica la sharia ?


«A tutti i musulmani, che sono strettamente vincolati al rispetto della legge islamica. In Arabia Saudita, che è forse il Paese dove la sharia è applicata più severamente, un negoziante che non abbassi la saracinesca all’ora della preghiera, viene punito a bastonate. La "pena" gli viene comminata dai poliziotti di uno speciale dipartimento il cui nome tradotto in italiano suona così: "che deve abbassare il male e alzare il bene"».


E i non musulmani?


«I cristiani e gli ebrei, in quanto "popoli del Libro", fanno eccezione. A loro la legge islamica non si applica, perché si considera che siano comunque vincolati dalle rispettive norme religiose. Diverso è il caso, per esempio, dei buddhisti, che sono considerati dei politeisti. Per loro non c’è scampo: o si convertono all’Islam o devono morire. Si spiega così la furia iconoclasta con cui i talebani afghani hanno distrutto i buddha giganti di Bamiyan: non avrebbero mai fatto la stessa cosa con una chiesa cristiana, non secondo la legge islamica almeno».


Non tutti i Paesi musulmani applicano la sharia...


«Diciamo che in alcuni Stati è assolutamente vincolante, in altri, come l’Egitto, non lo è. In altri ancora, come la Tunisia per fare un esempio, la poligamia, che è in vigore in tutti i Paesi musulmani, è addirittura un reato. All’estremo opposto, c’è il caso dell’Arabia Saudita dove proprio di recente è stato chiesto al gran mufti se il "libello di ripudio" che prevede la formula tradizionale con cui si rinnega la propria moglie - "talaq, talaq, talaq", detto tre volte - valga anche se emesso via telefono cellulare, con un apposito segnale: la risposta è stata sì».