di MATTEO TONELLI
--------------------------------------------------------------------------------
ROMA - E' un Silvio Berlusconi a valanga quello che si presenta ai giornalisti dopo aver chiuso il vertice di maggioranza. Un premier che rilancia la volontà di "cambiare l'Italia", nonostante "la piazza e i colpi di pistola". Nonostante chi "travisa" le parole di Bossi. Chi grida al "regime fascista". Chi "mente" sulle rogatorie. Nonostante i "700mila, non uno di più" portati in "gita" dalla Cgil. Altro che segnale di distensione, come molti centristi e Fini avevano lasciato intravedere. Quello che Silvio Berlusconi affida ai giornalisti riuniti a Palazzo Chigi è un avanti tutta condito da attacchi e semi di nuove polemiche. Per il sindacato, per l'opposizione, per gli intellettuali "clown", per chiunque "non vuole farci fare le riforme". Annegano, in un mare di colpi frontali, le tenui aperture al dialogo. "Serve, ma non tutti lo vogliono", scandisce il premier e si capisce che non parla certo del suo governo. E così l'unica concessione al sindacato ("non è colluso con le Br") naufraga nella difesa di chi quell'accusa aveva sostenuto ("Bossi non ha mai detto quelle cose, è stato frainteso"), nell'irrisione della manifestazione di sabato ("erano 700mila e a molti è stata pagata la gita"), nello snobbare il neo-annunciato sciopero generale ("sarà parzialissimo"), nel negare il dialogo "con i sindacati contrari per principio". Nessun cambio di rotta quindi. Piuttosto l'ennesimo annuncio di una imminente riduzione delle tasse e dell'arrivo in Parlamento della ribattezzata "riforma Biagi" sul lavoro.
Dopo le dure polemiche dei giorni scorsi l'uscita di Berlusconi era molto attesa. C'era chi prevedeva un premier pronto a smorzare i toni, come aveva auspicato il presidente della Repubblica solo ieri. "Ciampi fa il suo mestiere e si sta impegnando per riportare la dialettica tra i poli nell'alveo della moderazione. Io, al contrario dell'opposizione ho recepito il suo messaggio" dice il premier. Ma l'impressione è che le nuove dichiarazioni di Berlusconi siano benzina su un fuoco già abbondantemente acceso.
IL SINDACATO
"Non esistono collusioni tra sindacato e Br" scandisce il premier. Ma chi si aspetta un abbassamento dei toni si sbaglia: "Non ci fermano i colpi di pistola e la piazza". Quella piazza che sabato la Cgil ha riempito con "non più di 700mila persone a molte delle quali è stata pagata la gita". Quella piazza ingannata perché "molti non sapevano quale era la verità perché in malafede si è fatto credere loro che il governo Berlusconi vuole licenziare". Questo il contesto in cui si inserisce l'invito al sindacato al dialogo "ma senza veti". E lo sciopero generale? "Non dovremo chiamarlo sciopero generale: sarà parziale, parzialissimo. Non parteciperanno tutti e 21 milioni di lavoratori italiani".
I MINISTRI
Minimizzare: è la linea del premier. "D'accordo il sindacato non è colluso con le Br ma ciascun ministro è autorizzato a parlare di ciò che gli compete. Non si può strumentalizzare una dichiarazione male espressa, e prenderla a pretesto per accusare il governo di posizioni che non ha mai avuto e di cose che non ha mai pensato". Meglio sdrammatizzare, pensa il premier: "Se i ministri sbaglieranno ancora: due giri di chiglia...e, se recidivi, due giornate di gogna".
IL REGIME
In Italia non c'è alcun "regime fascista" come sostengono alcuni "intellettuali clown". E io non "non ho mai attaccato l'opposizione sfruttando le tv" dice ancora Berlusconi. Poi tocca all'opposizione che "ha portato contro di noi attacchi che esulano dal normale fairplay che deve esistere tra le due parti: basta vedere alla manifestazione i cartelli che auspicavano la mia morte".
LE PROMESSE
"L'offensiva terroristica vuole bloccare le riforme" insiste il premier. Che annuncia sia l'imminente riduzione delle tasse che l'arrivo in Parlamento della "riforma Biagi", così la chiama. L'obiettivo "è cambiare il paese" e realizzare "un milione e mezzo di posti di lavoro".
SONDAGGI
Berlusconi sventola ai giornalisti alcuni fogli con gli ultimi sondaggi di Datamedia. Ed allora, ecco i dati: Cdl "in progressione", dal 49,5% uscito dalle urne al 55,1% di oggi. Con Fi al 33,5%, An al 12,6%, la Lega fra il 4 e il 5%, il Ccd-Cdu al 3% ed anche i Socialisti e i Repubblicani all'1.5%. Di contro, il sondaggio di Berlusconi inchioda l'Ulivo al 33,9%.
Repubblica
<embed src="rtsp://realserver.kataweb.it/capital/sito/audio/in260302berlusconi.rm" width="54" height="54" autostart="true" controls="ImageWindow" console="home"></embed>


Rispondi Citando


