MODENA - Una donna avrebbe messo le Brigate Rosse sulle tracce di Marco Biagi e Massimo D'Antona. Una donna - spiega Il Messaggero - di circa 45 anni, meridionale. Sarebbe questa l'ultima pista seguita dai servizi di sicurezza. Una "talpa", inoltre, che potrebbe essere interna al mondo sindacale. Anche se gli uomini dell'intelligence preferiscono tuttavia non parlare di sindacato. "Quella donna potrebbe rappresentare l'anello di congiunzione fra il braccio armato del terrorismo e gli osservatori sulle problematiche che riguardano il mondo del lavoro. Si può collocarla - spiega un esponente dell'intelligence - in un'area di contiguità con la lotta armata. In ogni caso è in grado di indicare quali sono i personaggi chiave che il governo ha scelto per portare a termine le riforme".Gli 007 sospettano che questa donna abbia partecipato a "tavoli di concertazione" in cui si discute delle riforme del lavoro e dove sono rappresentati tutti i soggetti interessati.I servizi di sicurezza sono arrivati intanto a una certezza: le due risoluzioni che hanno rivendicato i delitti di Biagi e D'Antona sono state scritte dalla stessa mano.Minacce anche all'UniversitàNeppure all’Università di Modena Marco Biagi era tranquillo. Riceveva in continuazione telefonate minatorie. E il professore chiese copia dei tabulati Telecom impressi nel cervellone della centrale telefonica universitaria che registra il traffico delle chiamate.Conferma le minacce il rettore dell’Università Giancarlo Pellicani: "Biagi fece quella richiesta. E ora gli stessi tabulati sono nelle mani degli inquirenti. Minacce serie".Quel 19 marzo la giornata all’Univeristà era stata piuttosto movimentata. Appuntamenti fissati, rinviati, confermati. “La riunione nella sede centrale dell’Università – spiega il rettore – doveva temersi in mattinata. Poi è stata spostata nel pomeriggio. Chi ha seguito Biagi è stato costretto ad andare avanti e indietro per tutto il pomeriggio".




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