Per meglio giudicare ciò che è - e vuole essere -il fronte sociale nazionale vi invio il discorso conclusivo del nostro segretario insieme alle relative tesi del Movimento.
Saluti frontisti
INTERVENTO CONCLUSIVO DI ADRIANO TILGHER AL CONGRESSO COSTITUENTE SVOLTOSI A VITERBO NEL NOVEMBRE 2002.
Cari frontisti, questo congresso, sta ormai arrivando al suo momento conclusivo. E’ bene però spiegare subito qual è stata la funzione di questo congresso.
Devo ringraziare tutti voi, per la dedizione che avete mostrato, per il fatto che siete stati qui giorni a dibattere, su temi e tesi contrastanti, dimostrando una vitalità che sembrava persa, dimostrando una profondità politica e culturale che ci fa ben sperare. Non per noi, non solo per il futuro delle nostre persone o del nostro movimento, ma per il futuro della nostra Italia, per il futuro della nostra Europa perché c’è ancora una classe dirigente capace di confrontarsi e di decidere ma soprattutto capace di accettare, anche quando le proprie tesi vengono sconfitte. Qua non ho sentito nessuno dire "o si fa quello che dico io o me ne vado".
Qua ho sentito un dibattito vivace che ha dimostrato la vitalità di questo corpo, che, badate bene, non è il corpo del Fronte Nazionale, non è il corpo dei cosiddetti reduci o epigoni del Fascismo, ma è l’espressione della profondità di una grande idea, che, partendo da radici indimenticabili e profondissime, si lancia verso il Terzo Millennio con un progetto nuovo, autentico, originale. Oggi avete approvato uno statuto che è rivoluzionario nella sua essenza rispetto a tutti gli statuti di qualsiasi tempo e di qualsiasi altro partito. Oggi nasce, con questo statuto, il partito della militanza, il partito di coloro che vogliono rimboccarsi le maniche e lavorare sul territorio. Non ci sono medaglie, non ci sono premi, non ci sono prebende, c’è solo lavoro e fatica per conquistare le adesioni, del nostro Popolo, della nostra gente, che aspetta un messaggio preciso, per diventare, scusate la presunzione, e non è un sogno, il partito di maggioranza in Italia.
Le ambizioni nostre sono enormi, probabilmente allo stato delle cose possono parere irraggiungibili, ma non sono ambizioni personali, sono ambizioni di conquista di un futuro. Trovatemi un congresso, con tutti questi delegati, che si sono pagati il soggiorno, il viaggio. Trovatemelo! Da Forza Italia ai DS ad Alleanza Nazionale partiti in cui si va avanti a gettoni di presenza. Altrimenti non si fa nulla.
Questa è militanza, questa è la nostra forza. Trovatemi un congresso dello spessore di questo. Ci sono stati contrasti, è vero, e vivaddio che ci siano questi contrasti perché vuol dire che non abbiamo i paraocchi, così come ci comanda il padrone, ma siamo liberi di pensare in uno Stato, in una Italia che vorremmo altrettanto libera, e non vincolata ai giochi del liberismo, dell’alta finanza e dei veri padroni dell’Italia.
Sto per parlare delle tesi, ma devo dire ancora due parole su questo congresso. Questo congresso è la prima tappa dell’attuazione di questa nuova struttura che stiamo sperimentando e che ha bisogno di verifiche immediate, infatti, massimo entro un anno dovremo fare un nuovo congresso per vedere se questa struttura ha dato i giusti frutti. E’ inevitabile che in uno statuto ci possa essere una norma un po’ deficitaria, una interpretazione che vada corretta, ma proprio per questo, stiamo dando un periodo di prova al nostro rivoluzionario statuto. Sarebbe stato troppo facile confermare la vecchia struttura, come è sempre accaduto. Noi abbiamo creato un meccanismo per dare il partito ai nostri militanti e per quelli che vorranno militare con noi. E’ chiaro, che all’inizio, in qualche modo si deve cominciare e quindi inevitabilmente c’è stato un intervento dal vertice, ciò è stato fatto per dare il partito alla militanza. Il prossimo congresso lo determinerete voi camerati del Fronte insieme a coloro che vorranno concorrere a creare le strutture di vertice. E’ un inizio, con le disfunzioni che vi dicevo, ma con delle indicazioni precise.
Che funzione hanno le tesi? Come avrete notato nelle proposte presentate, noi non siamo entrati nello specifico della battaglia sociale, né del territorio, e lo faremo molto presto. Noi abbiamo soltanto determinato dei paletti, entro i quali si possono muovere i militanti nella autonomia di intervento sul territorio, sono dei paletti di carattere non generico ma generale, che ci danno la linea fondamentale del Fronte. E’ questo che dobbiamo votare oggi, a questo ci dobbiamo impegnare oggi.
Il dibattito nella sala si è accesso su alcuni temi, per esempio, se noi siamo destra o sinistra. Le tesi lo dicono in modo chiaro. Se noi ci dicessimo di destra tutti ci collocherebbero come la ruota di scorta di Alleanza Nazionale e Berlusconi. Potremmo dire infinite volte che noi con Berlusconi e Fini non vogliamo avere niente a che fare: siamo a destra e purtroppo la destra sono loro. Ne’ possiamo dirci di sinistra perché lo spazio è occupato: c’è Rifondazione, ci sono i DS. Dove ci andiamo a collocare? Dove? Non c’è spazio politico, allora non c’è soluzione. No! Ecco la nostra analisi: esiste il potere dell’Alta Finanza, delle Multinazionali, etc. che è il vero potere del Mondo, che ha preso come pupazzi Berlusconi, Rutelli, Fini e D’Alema li ha ficcati lì dicendo occupate la destra e occupate la sinistra. Ma la gente, il nostro Popolo chi lo rappresenta? Loro hanno occupato uno spazio determinato dalle centrali finanziarie e poi vengono a parlare di welfare, di stato sociale: tutti ne parlano e poi tolgono le pensioni, danno gli incentivi alle banche, si inventano tutte quelle cose che col welfare e lo stato sociale non c’entrano niente. Non c’è una forza politica che affronti e difenda gli interessi della nostra gente. Ecco perché Fronte, ecco perché nazionale, ecco perché sociale. Il Fronte è di tutti gli italiani qualunque sia stato il loro passato politico, che si sono stufati di essere presi in giro e vogliono cacciare tutti i sedicenti politici nostrani. Sono quegli italiani che non hanno rappresentanza e non hanno rappresentatività e noi dobbiamo dargliela. Noi lo possiamo fare proprio per quelle radici, di cui parlavamo all’inizio che sono la nostra forza e la nostra essenza. Dobbiamo però avere il coraggio e la capacità mentale, culturale e politica di uscire dalle logiche di un’Area asfittica, che parla soltanto e crea difficoltà. Che posto mi dai? Che collocazione c’è? Ma se c’è quello non ci sono io ecc. …
Tutte cose di cui non ci importa, noi vogliamo uscire da quest’Area per andare in mezzo alla gente che, scusate il luogo comune, soffre, perché non ce la fa più. Qua in questo congresso ci sono frontisti che non hanno il nostro passato politico. Stanno qua in mezzo a noi e accettano le nostre radici, in nome e per l’Italia, perché credono nella necessità di uno strumento indispensabile, lo strumento dell’alternativa politica al liberismo e al liberalcapitalismo.
Di fronte a questo progetto, che è il progetto del futuro, dobbiamo attrezzarci degli strumenti estetici e di immagine adatti. Abbiamo dato agli stendardi del nostro movimento due colori: il rosso ed il nero. Il nero è il colore della tradizione, il rosso della rivoluzione. Sono i colori della nostra essenza, ecco la cultura.
Dico questo ai camerati ed ai frontisti della Sicilia e della Calabria, che nel loro documento hanno rilevato come nelle nostre tesi manchi, ed è vero, la cultura di riferimento (anche se ne sono permeate). La cultura di riferimento è quella in cui ci riconosciamo tutti. Noi abbiamo, e ne siamo orgogliosi, un passato di riferimento dal quale non ci siamo mai scostati, ma non per i simboli, le sigle o l’esteriorità, ma per il contenuto profondo del nostro stile di vita, per come ci siamo proposti agli altri, per come siamo stati coerenti con noi stessi. Questo vogliamo da questa assemblea. Non credo che qui né altrove qualcuno possa dare patenti di nessun genere a chicchessia. Sono i fatti che dimostrano se uno è coerente: come si affronta la vita, come si affronta in confronto politico, come si affronta la battaglia politica. Facciamoci giudicare per questo, facciamoci giudicare per ciò che siamo, per ciò che facciamo, non per ciò che vogliamo dimostrare di essere. Questa è la cultura di riferimento. Pertanto nel momento preciso in cui abbiamo identificato le nostre linee, non dobbiamo avere paura del linguaggio. Pietrangelo Buttafuoco, un uomo di cultura e di sensibilità stupenda, che non ha avuto paura di scrivere sulle pagine del "Foglio", il giornale di Ferrara, che lui avrebbe votato Fronte Nazionale, un uomo di questo genere è venuto oggi a lanciare non una provocazione, ma una indicazione di tipo culturale. Io non credo che servano a giustificare il Socialismo, fatti come l’origine socialista di Mussolini, o che Bombacci, leader comunista, sia morto a piazzale Loreto. Quando siamo andati in Repubblica Sociale e si sono rotti determinati compromessi, Bombacci stava con Benito Mussolini ed è morto con lui. Questo però non è sufficiente per dirci socialisti perché socialismo evoca purtroppo cose che non ci appartengono e che sono nostre nemiche.
Però non dobbiamo avere paura delle parole, perché quello che dobbiamo fare nella nostra battaglia è rappresentare dei principi e allora quando noi mettiamo nelle nostre tesi, che abbiamo una idea, forza, profonda, fondamentale ed essenziale, quando nelle nostre tesi sosteniamo che l’idea rivoluzionaria ancora oggi è la Socializzazione noi diamo una indicazione di tipo sociale al nostro tipo di battaglia e, attenzione, nella commissione tesi, abbiamo avuto un ampio dibattito su questi temi. La Socializzazione, del Fascismo fu delle imprese, noi riteniamo che la nuova forma di partecipazione vada affrontata all’interno del nostro Stato: la partecipazione reale e autentica non quella del voto una tantum a simpatici uomini, antipatici uomini ecc. La Socializzazione deve essere di tutto il nostro sistema di vita perciò dobbiamo creare momenti di studio, momenti di approfondimento, per identificare in modo più concreto, ciò che nelle tesi è detto ed enunciato. Qualcuno ieri ha detto, e mi ha lasciato meravigliato, che noi abbiamo dei complessi di inferiorità nei confronti della Sinistra. Personalmente non li ho mai avuti. Problemi di inferiorità forse li hanno coloro che cercano di scimmiottare la sinistra credendo che la sinistra abbia qualcosa in più da dire. Non ho complessi di inferiorità neanche nei confronti della destra! Perché se Fini e gli altri fanno i ministri e i sottosegretari, ben venga per loro. Non me ne frega niente, se a governare sono loro o gli altri (Rutelli, D’Alema ecc.) tanto è la stessa cosa: cambia soltanto la percentuale degli appalti che si spartiscono, perché non contano nulla.
Ci prendono in giro con falsi confronti su falsi temi. Il dibattito politico sui temi essenziali non c’è, quando ci sono dei temi essenziali, il padrone, che è l’alta finanza, ordina e loro obbediscono. Guardate, ad esempio, per nella guerra che hanno fatto in Afghanistan. Al di là delle valutazioni religiose, di terrorismo ecc. ; è una guerra che non appartiene al nostro popolo, perché non abbiamo mai avuto, da alcuni decenni a questa parte contrasti di sorta né in Afghanistan né con il mondo arabo. Noi la battaglia palestinese l’abbiamo sostenuta, ma non perché siamo islamici o arabi, ma perché siamo per la difesa delle identità nazionali ovunque. Oggi è la nostra identità nazionale che viene abbandonata e trascurata. Quella identità nazionale che va ridisegnata. A me fa piacere che il nostro benamato Presidente della Repubblica (ex Banca d’Italia) ritorni a parlare di patriottismo e chieda il Tricolore nelle case, a me fa piacere che il nostro benamato ex Segretario del Movimento Sociale Italiano Gianfranco Fini vada a fianco delle forze armate a prendere i voti dando le pacche sulle spalle ai nostri soldati, ma noi oggi qua abbiamo ricevuto un comunicato da parte di un esponente del Cocer delle forze armate che dice: il Polo quando gli sono serviti i voti sono venuti a promettere ora che sono al governo neanche ci ricevono, però le pacche sulle spalle dei nostri soldati che partono come le danno! E dove vanno questi soldati? Impreparati, con scarse attrezzature, con un Esercito che è diventato volontario e che non riesce a coprire gli organici, dove vanno? Noi speriamo che non vadano mai in zona di operazioni perché, quando inizieranno i nostri primi morti, dei nostri fratelli, dei nostri concittadini, dovremo chiedere il sangue forse dei nostri governanti che hanno consentito questo obbrobrio in nome di che? In nome della difesa degli interessi di coloro che hanno bombardato San Lorenzo a Roma, che hanno bombardato Pescara, che hanno bombardato Bagdad, che hanno bombardato tutto il Mondo?
Cari frontisti, vi ringrazio per questi applausi, ma non voglio applausi da voi, io voglio impegno, io voglio lotta, io voglio azione sul territorio, io voglio la costruzione del movimento, ma non per me, ma per la nostra gente! Per cacciare a calci in culo i Silvio Berlusconi, i D’Alema.
Tutto questo discorso contro il Polo e contro l’Ulivo, non è un discorso per suscitare la vostra emozione e ricevere l’applauso, ma è un discorso di perfetta dottrina politica! Io chiedo, che da questo momento, fino alle elezioni europee, il movimento deve manifestare la sua collocazione, al di fuori, e inesorabilmente, dal blocco liberaldemocratico! No a qualsiasi tipo di accordo con qualunque forza politica che rappresenti il liberalcapitalismo! Solo così saremo riconoscibili dalla gente che vogliamo conquistare. Non bastano le belle parole, servono i gesti, servono i sacrifici, e non i sacrifici a metà. Ieri hanno preso la parola i frontisti del Molise, che hanno vissuto sulla loro pelle un dramma profondissimo e ne sono testimone. Hanno voluto partecipare alle elezioni con il polo. Io non ho avallato la loro azione ma li ho lasciati fare: sapete perché? Perché la loro è stata un’azione sperimentale, per far capire una volta per tutte, che c’è una opinione pubblica precisa che ci guarda come l’alternativa. E guardate bene, altro piccolo passo, non ci guarda come alternativa per il nostro passato, che ci appartiene tutto e lo rivendichiamo; ma ci guarda come alternativa per il nostro futuro. Questa sperimentazione, quindi, ha dimostrato che il voto del Fronte non è trasferibile all’interno della Casa delle Libertà o all’interno dell’Ulivo. Non è dato trasferire voti nostri, cioè, di questa realtà antagonista, né per calcolo né per nessun motivo, là dentro. Soprattutto ora, che ancora agli occhi dell’opinione pubblica non abbiamo questa fisionomia che per noi è precisa, per noi è chiara. Noi siamo gli anti-Polo, gli anti-Ulivo e gli anti-Liberismo e siamo per la società partecipativa e popolare, per noi è chiara, ma per gli occhi degli esterni noi non si sa bene chi siamo: se siamo i fascisti, l’estrema destra, i trinariciuti col manganello ecc. Non sanno qual è il nostro progetto; solo là dove siamo riusciti a farlo vedere ci conoscono. Mi devo complimentare in modo particolare con i nostri frontisti dell’Abruzzo perché hanno dimostrato che con questa coerenza intransigente si cresce! Dalla percentuale dell’uno e mezzo di inizio, siamo passati all’uno e otto e ora siamo al due due. Senza mezzi, senza soldi, con la militanza, una militanza tra l’altro stanca di un continuo lavoro e continue vessazioni. Sono andati avanti ed hanno avuto frutti. In Molise sulla loro pelle hanno voluto vivere un’esperienza diversa. E’ stata un’esperienza sofferta. Per noi è stata una prova che oggi possiamo portare a questo congresso, e dire: il nostro futuro è segnato, la strategia è segnata, il percorso c’è, diamoci questo paletto essenziale per il nostro proseguimento. Mai accordi elettorali con le forze liberiste! Quando alle elezioni europee, le ultime col proporzionale, avremo dimostrato la nostra identità, allora discuteremo perché noi dialoghiamo con tutti. Qua è venuto il sindaco Gabbianelli e lo ringraziamo per le belle parole che ha detto, qui è venuto il Presidente della Provincia Marini e lo ringraziamo per le parole che ha detto, qui sono venuti personaggi di vario genere, ex senatori, deputati e ringraziamo tutti per quello che hanno detto, qua è venuto un emissario di Liberazione a portarci i saluti del direttore del giornale e lo ringraziamo per quello che ha detto. Vengono tutti! Perché dialoghiamo con tutti, abbiamo avuto i saluti del Sindaco Veltroni di Roma, abbiamo avuto i saluti del Sindaco di Frosinone Massi. Abbiamo avuto i saluti da Destra e da Sinistra, perché noi dialoghiamo con tutti, non siamo isolati, però noi lavoriamo per la gente, noi lavoriamo con quel popolo di inespressi, di non rappresentati, degli esclusi della politica. Qualcuno ha detto ieri: non parliamo delle fasce dei diseredati, Noi parliamo dei diseredati o degli esclusi perché la gran massa del nostro popolo non ha rappresentatività, né rappresentanti e cerca un segnale nel quale riconoscersi e noi dobbiamo dare quel tipo di segnale.
Concludendo è inutile ricordare la dottrina delle tre liberazioni, illustrata da Roberto Incardona nella presentazione delle tesi, ma vogliamo enunciare i tre cavalli essenziali della nostra battaglia che sono il frutto e discendono direttamente dalla dottrina delle tre liberazioni. Il primo tema della battaglia politica, quello della liberazione nazionale, ha una richiesta essenziale: uscire dalla N.A.T.O. e che la N.A.T.O. esca dall’Europa, per fare l’esercito integrato di difesa europea, perché l’Italia, in particolare, e l’Europa in generale, è un paese a sovranità limitata, dove il padrone comanda e noi eseguiamo. Di esempi ce ne sono infiniti. Non voglio ripeterli, li conoscete tutti.
La liberazione sociale. Stiamo entrando in un momento drammatico per l’Italia e per l’Europa ed è un momento drammatico per il trapasso radicale dalla moneta nazionale, alla moneta apolide perché l’Euro, non è la moneta dell’Europa, è una moneta senza Patria, perché io non vedo la Patria-Europa nella Banca Centrale Europea e nell’Unione Europea, un organo di tecnici nominati non si sa da chi e non si sa come. Noi non vediamo in una moneta apolide il segno dell’Europa. E’ un momento drammatico per l’Europa, perché le ricadute sul piano sociale saranno drammatiche non solo per la confusione sui centesimi, o perché ci sarà un aumento inevitabile dei prezzi con conseguenti ricadute difficili sui ceti sociali più deboli, ma soprattutto perché l’Euro sarà gestito da entità che non hanno nessun controllo politico.
Anche se ci hanno abituato a vedere la politica, come corruzione, grazie ai vari Craxi, Forlani, Andreotti, D’Alema e Fini, noi riteniamo che la Politica sia la rappresentanza della nostra gente. Rappresenta, infatti, la possibilità di controllo dei potentati da parte della gente e non si vende come fanno i lacchè che ci governano oggi.
Infine la difesa dell’unità nazionale, che nascerà da una nuova identità nazionale, quella identità nazionale che si crea riappropriandoci del nostro patrimonio più nobile, più alto.
Se uno vi chiedesse perché siete orgogliosi di essere italiani? Ammesso che lo siate, io lo sono. Se uno mi chiedesse perché sono orgoglioso di essere italiano, non lo sono perché la mia nazionale vince quando vince, non lo sono perché le industrie italiane qualche volta riescono o la moda italiana riesce ad imporsi nel Mondo; lo sono soprattutto perché l’Italia da sola detiene il sessanta per cento del patrimonio culturale del Mondo intero! E ne sono profondamente orgoglioso! È di là che deve nascere la nuova identità nazionale, riappropriamoci del nostro campanile, del nostro comune, di quelle aree omogenee che così brillantemente vi ha descritto Paolo Signorelli, nella delineazione di nuove regioni: riappropriarci del territorio, per ricreare una passione che ci riporti all’unità indissolubile dell’Italia e ci federi in una grande Europa fatta di popoli, fatta di gente che ha riacquistato la propria dignità! Questi i messaggi e i paletti del Fronte Sociale Nazionale, entro queste linee ampia autonomia di intervento. Noi abbiamo programmato di rinforzarci nel Nord-Italia, una terra dove siamo meno numerosi, per dimostrare che il nostro non è un movimento del Centro o del Sud d’Italia, noi siamo un movimento dell’Italia, anzi noi aspiriamo a diventare un movimento dell’Europa ed è su questo che c’impegneremo. Abbiamo programmato a Verona una conferenza programmatica sui temi sociali del Fronte: e là inizieremo ad affrontare queste problematiche ed inizieremo a dare il contenuto vero ed autentico di alcune battaglie specifiche.
C’è tanto da fare, c’è da fare per tutti, basta che si capisca che i passi vanno fatti uno dopo l’altro gradatamente. Pietrangelo Buttafuoco ha detto, mi auguro che non diventiate Partito, definendo il Partito come una cosa chiusa. Noi una cosa chiusa non lo saremo mai perché non lo siamo mai stati per natura, però vogliamo essere Partito e sapete perché? Perché tutto il lavoro che faremo sul territorio, tutto il lavoro di associazioni a noi parallele, deve avere un Partito di riferimento, e siccome il nostro Partito di riferimento non c’è più lo dobbiamo creare, costi quel che costi, costi qualsiasi sacrificio.
Ve lo dicevo ieri, io sono un uomo che non ha mai fatto un Partito, io sono un uomo che non ha mai fatto un congresso, io sono un uomo che non ha mai fatto elezioni. Eppure quando ho capito che non c’era più chi ci rappresentava, - è inutile parlare dei tradimenti di Fini e di Rauti, mi pare superfluo, - quando mi sono accorto di questo; ho detto rimbocchiamoci le maniche, per la nostra gente, il nostro popolo italiano, e non solo per la nostra Area. Perché, quando mi parlate dell’unità dell’Area, io non vi capisco. Se unità dell’Area sono i due che si sono fatti il gruppetto di là, i tre che se lo sono fatto di qua, quello che da solo si fa il giornaletto e se lo legge, se quella è l’Area? Quello è il manicomio! l’Area è il popolo italiano. E’ quello che dobbiamo unire, è per quello che facciamo la Costituente per la nostra gente, per il nostro popolo, per il popolo italiano. Devo dare atto che oggi, con un atto di grande passione, quello che è stato il candidato alternativo a Pino Rauti all’ultimo congresso della Fiamma e che ha rappresentato tutto il malessere di quel Partito è entrato nel Fronte Sociale Nazionale e noi ringraziamo Nicola Silvestri, lo ringraziamo come rappresentante di una grossa realtà presente in sala. Ringraziamo lui per tutti perché ha svolto in prima persona quella battaglia che per loro è stata epocale perché era la battaglia per l’unità, sono andati fino in fondo su quel discorso. Non voglio fare polemiche con partiti che non ci sono più, non voglio attardarmi più nel mio cammino verso la conquista del futuro, pensando a quanta gente è ancora impantanata in diatribe, in nome di un’unità che o non si vuole o è un alibi per non fare nulla.
Io voglio andare avanti con chi vuol lavorare. C’è posto per tutti. Qua non ci sono medaglie c’è, scusate la volgarità, da farsi un culo così! Ve la sentite? E andiamo camerati viva il Fronte Sociale Nazionale.
TESI DEL I° CONGRESSO DEL FRONTE NAZIONALE
COSTITUENTE
COSTRUIRE IL PARTITO
Aldilà di facili velleitarismi e di abusati luoghi comuni c’è oggi la necessità di trasformare la nostra volontà di azione in un vero e proprio partito politico che dia voce, forza e credibilità agli interessi nazionali e popolari schiacciati dallo strapotere delle lobbies economico finanziarie, multinazionali ed apolidi. La percezione dell’assenza di un’opposizione al partito unico liberal-democratico (rappresentato in Italia dall’insieme delle due coalizioni, di variabile e intercambiabile - a seconda del "prezzo" - composizione, sedicenti di centrodestra e di centrosinistra) crea uno spazio politico enorme e disponibile solo che si abbia la forza ed il coraggio di occuparlo nonostante le barriere difensive che la logica del falso bipartitismo crea, per esempio con assurde e liberticide leggi elettorali.
La cultura dell’opposizione è quasi dimenticata e la gente si allontana dalla politica perché non ha interesse a partecipare a logiche spartitorie di premi e consigli di amministrazione che comunque viaggiano al di sopra dei propri interessi.
Ci vuole un grosso impegno civico e civile che riporti gli Italiani a riprendersi la guida del proprio destino, in campo nazionale scacciando i partiti venduti ad interessi economici multinazionali, in campo internazionale riconquistando la propria autonomia e sovranità dalle scelte strategiche angloamericane. Per fare questo è nato il Fronte Nazionale: il Fronte di tutti gli Italiani, qualunque sia stato il loro passato politico, pronti a rimboccarsi le maniche per vincere le due grandi scommesse di questo secolo, il lavoro e l’identità nazionale.
I partiti del falso governo e della finta opposizione, ligi agli ordini dei padroni della globalizzazione, in nome delle leggi di mercato e del profitto di pochi ai danni dei più, ci hanno convinti, con la complicità dei sindacati, che il lavoro, nelle sue forme tradizionali, non esiste più. Una moderna concezione del lavoro, non consiste nelle forme di precariato quali oggi siamo abituati a vedere nella logica del lavoro come costo di produzione, ma nella versatilità e varietà di apporti alla crescita sociale ed economica di una comunità nella logica del lavoro come elemento base per la dignità dell’uomo e per la crescita di un popolo.
Al progetto di globalizzazione dei mercati, che vuol rendere i cittadini del mondo utenti omogenei ed indifferenziati del supermercato mondiale gestito dai pochi individui controllori delle risorse, l’unica risposta possibile è che ogni popolo del pianeta riacquisti e rivendichi le proprie peculiarità etniche culturali e si federi con gli altri movimenti e popoli che stanno attuando questo progetto per poter avere possibilità concrete di opporsi e ridimensionare il potere finanziario e capitalistico nazionale ed internazionale gestore della piovra liberaldemocratica. Per questo oltre ad essere fautori della ricostruzione di una nuova identità nazionale italiana che ricrei il senso di appartenenza sfruttando il grande crogiuolo di diversità culturali in una nuova e più grande patria, auspichiamo la creazione di una grande Europa dei popoli dall’Atlantico al Pacifico, lottiamo al fianco di tutti i popoli che lottano per la difesa della propria identità e sovranità, sogniamo la cooperazione economica e militare fra questi popoli per tutelarsi dalla invadenza del "gendarme del mondo".
La soluzione dei vari problemi europei legati ai nazionalismi, alle etnie ed ai separatismi può essere trovata unicamente in una visione geopolitica del Continente che va identificata in quella vasta area che va dalle coste lusitane sino alla siberiana Vladivostok. E’ nell’ambito di tale visione Euro-russa che vanno risolti anche i problemi della bomba demografica, del sottosviluppo, dell’immigrazione.
Da questi brevi spunti, scende naturale la strategia politica del Fronte Nazionale: collegarsi alle vaste fasce del malessere per organizzarle in un partito rivoluzionario che diventi movimento di popolo che si riappropri del sacrosanto diritto di decidere autonomamente il proprio destino, svincolato dagli interessi economici del sistema bancario e finanziario, veri padroni attuali del potere mondiale. Fasce sociali che tendono, per la logica stessa del capitalismo, a diventare sempre più povere e prive di rappresentanza: operai, disoccupati, sottoccupati, pensionati, ...studenti, commercianti, artigiani, professionisti non legati alle greppie del potere, ...piccola e media industria. Queste ultime vanno comunque rilanciate attraverso un piano di socializzazione.
Da qui la necessità di non indulgere a concessioni ai due poli del partito unico liberaldemocratico. Possiamo e dobbiamo collegarci alle fasce del malessere, facendo capire inequivocabilmente che non siamo disponibili a tradirle per un tornaconto personale, diventando il punto fermo capace di spostare l’asse politico del finto bipolarismo su posizioni sociali.
LA NUOVA SINTESI
La Nuova Sintesi nazionale e sociale è l’obiettivo che il Fronte si deve porre sul piano delle tesi e sul piano del progetto politico, introducendo nella politica, che oramai disgusta i tre quarti degli italiani e soprattutto i giovani, una concezione ed una mentalità nuova: tornando a dimostrare che attraverso la politica si può essere protagonisti ed autori del destino proprio e del popolo cui si appartiene.
D’altra parte movimenti e partiti , squallide pantomime di grandi correnti di pensiero, non sono credibili e non intercettano le fasce del malessere. Destra e sinistra nelle loro varie espressioni liberali o estreme viaggiano tutte verso la perdita di rappresentanza: vota ormai sempre meno gente e lo fa o per convenienza o perché ancora si appiglia ad una speranza malriposta di cambiamento.
Una chiara collocazione si impone insieme ad un nuovo progetto che sappia cogliere le ansie e le aspettative che partono dalle fasce colpite dalla globalizzazione culturale, economica, di pensiero, etnica, per organizzare il movimento della liberazione nazionale e popolare. Liberazione della persona e del popolo dalla soffocante dittatura dei partiti, dei sindacati, dei mass – media asserviti alle logiche del pensiero unico economicista, dalla clientela e dalla corruzione, postulato principe di questo sistema di potere, dal sottosviluppo di intere aree del paese, dal ricatto della disoccupazione e della miseria che attanaglia sempre più famiglie italiane, dalla mancanza dei più elementari servizi sociali tagliati in omaggio ai parametri di Maastricht, dall’annichilimento consumista e dagli pseudo – valori occidentali, dal capitale e dalle sue forme odiose di sfruttamento e di costruzione del sistema sociale sull’appartenenza a classi formate in base al criterio economico.
Il Fronte deve rappresentare l’urlo e la rabbia di milioni di esclusi dal circuito neoliberista che si organizzano in partito di opposizione radicale di massa che si apre spazi sia nelle istituzioni, concorrendo alle elezioni, sia sul terreno dell’intervento politico laddove sorgano in modo evidente le contraddizioni più stridenti tra le necessità popolari ed il progetto di annientamento dell’identità nazionale e sociale portato avanti dal neoliberismo. Il Fronte deve riconquistare il territorio al popolo tornando tra la gente, per la gente.
Non basta, dobbiamo elaborare una nostra originale Idea di Stato ed un’analisi rigorosa delle dinamiche sociali ed economiche che ci evitino di cadere in facili semplificazioni dei problemi, come nel caso dell’immigrazione, per capire qual è il tipo di società che auspichiamo, la nostra concezione della proprietà privata e dei mezzi di produzione, il nostro atteggiamento rispetto alla divisione in classi della società che è pure una realtà che non si può tacere, la nostra visione geopolitica che oggi non può fare a meno di considerare il nuovo peso che stanno acquistando faticosamente la Russia e la Cina.
Dichiararsi, sic et simpliciter, alternativi al liberalcapitalismo non è sufficiente se non si pone un progetto realmente alternativo e credibile sul piano economico e sociale: così come non è sufficiente rifarsi in modo confuso e fumoso al corporativismo.
Anche perché al corporativismo è seguita un’idea molto più originale: la socializzazione delle imprese. Una moderna ed innovativa forma di socialismo che ha come intuizione l’espropriazione degli espropriatori in nome degli interessi nazionali o meglio del popolo.
Questo deve essere il nostro cavallo di battaglia: la Socializzazione della intera società che vuol dire improntare tutta la costruzione societaria ad un comunitarismo che parta dai mezzi di produzione, recuperandone la funzione sociale e pubblica, ed arrivi al ruolo sociale dello stato. Accanto alla socializzazione, va approfondito tutto il filone dell’autogestione dei mezzi di produzione che rappresenta un tentativo valido di spezzare a monte la logica del profitto e che può rappresentare, coniugato all’Idea forza dell’Europa dei popoli, un passo in avanti significativo per avviare un percorso autentico di liberazione da schemi precostituiti.
Il punto di partenza della nostra elaborazione va identificato nella
DOTTRINA DELLE TRE LIBERAZIONI.
IL FRONTE NAZIONALE VUOLE LA LIBERAZIONE NAZIONALE
L’opposizione totale all’imperialismo americano-sionista è un dato acquisito del nostro patrimonio storico e politico. E’ oramai lampante che l’imperialismo globale americanocentrico, il capitalismo che affama e uccide, e i loro servi prezzolati sono i nemici di una società a dimensione umana. Il Fronte nazionale rigetta radicalmente il Sistema americano, in tutte le sue espressioni. Il FN considera tutti i partiti italiani, dai DS ad AN "collaborazionisti" con l’occupante americano, e sulla base di questo assunto invalicabile condurrà tutta la sua campagna politica e sociale, nonché i rapporti con il mondo politico di Regime.
Sempre in base al suddetto presupposto, cercherà invece l’alleanza e la collaborazione con tutte le realtà politiche e sociali, interne ed internazionali, di qualsiasi estrazione e provenienza, che identifichino nel globalismo neocolonialista-imperialista degli USA e nei suoi strumenti di dominazione mondiale il vero "nemico pubblico planetario". A questo fine il FN, unico tra i partiti e movimenti esistenti, adotterà come scienza ufficiale del movimento di liberazione la GEOPOLITICA, Scienza che studia i rapporti tra il fattore Politico e il dato Geografico nella storia interna ed estera dei popoli e delle masse continentali.
L’approccio geopolitico non soltanto permetterà al Fronte di avere una comprensione chiara e semplice dei rapporti di forza internazionali e degli accadimenti passati e presenti, con previsioni per il futuro, ma ci offrirà l’occasione di affrontare le problematiche politico-sociali sotto un’ottica completamente NUOVA ed ACCETTABILE da tutti. Essa ci offre l’opportunità non solo di una de-ideologizzazione della Politica, in questo in sintonia con la tendenza generale, ma anche di una proposizione delle tesi frontiste in politica interna ed internazionale comprensibile a tutti e compatibile con le più differenti collocazioni ideologiche e politiche. La geopolitica può veramente divenire strumento prioritario di lotta oltre ad offrire la chiave interpretativa dei fatti correnti; una chiave che ci permetterà di aprire molte porte finora per noi precluse in partenza da pregiudiziali ideologiche tanto obsolete quanto dure a morire.
IL FRONTE NAZIONALE VUOLE LA LIBERAZIONE SOCIALE
La nostra collocazione anticapitalista ed antiliberista è quanto mai precisa e radicale, perché il Fronte è sempre e comunque dalla parte del popolo, dei lavoratori, della COMUNITA’ NAZIONALE contro i Poteri forti del Grande Capitale Cosmopolita, della Finanza apolide. Siamo, e saremo sempre con chiunque lotti per l’EQUITA’ e il diritto di ogni membro della Comunità ad avere i beni e i servizi essenziali ad una vita degna di essere vissuta e proiettata verso interessi che travalichino il fattore meramente materiale.
Per questo, sull’insegnamento dei nostri avi, siamo per la gestione pubblica dei settori essenziali allo Sviluppo ed alla difesa della Comunità. Si pensi alle mega-concentrazioni industriali-finanziarie, internazionali e non, che sono diventate veri e propri stati nello stato, nonché cavalli di Troia per la penetrazione dei potentati stranieri, nordamericani in primis, l’altra branca - oltre quella militare – che tiene schiacciata l’Italia e l’Europa sui diktat della banca Mondiale e del FMI. Ma oltre alle petizioni di principio e alle costruzioni monetaristico-finanziarie di pochi addetti ai lavori, il Fronte deve dare una risposta concreta alle richieste immediate della società civile di oggi, di ora, con la quale e sulla quale vuole ri-costruire il Destino della Comunità.
Proposte concrete e attuabili, che sappiano mobilitare le masse popolari. Nel mondo del Nuovo Millennio, venuta meno la cosiddetta "centralità operaia" e tramontato definitivamente l’"internazionalismo proletario" di marxistica memoria, la NUOVA LOTTA SOCIALE si sposta sul terreno NAZIONALE e sull’integrazione di masse continentali geo-economiche autarchiche: è la lotta dei popoli che hanno ritrovato la propria identità storica, etnica, Culturale e spirituale contro la ristretta cerchia di oligarchi mondialisti cosmopoliti che ha oggi in pugno i destini dei popoli e dell’intero pianeta.
IL FRONTE NAZIONALE VUOLE LA LIBERAZIONE ETNO-CULTURALE
Il terzo pilastro fondamentale dell’azione politica del Fronte riguarderà la definizione dell’"identita etnica e culturale" in senso lato. Riappropriarsi delle radici, della propria Storia, della propria lingua e cultura, dei propri Valori, in una parola della propria Tradizione è un imperativo categorico per un Movimento che vuole, in prospettiva, non soltanto rivoluzionare le istituzioni sociali e politiche mobilitando le masse, ma pretendere di porsi all’avanguardia di un rinnovamento nello stile e nella Visione del mondo di un popolo da troppo tempo asservito ad una visione mondialista e materialista dell’esistenza.
Il FN riconosce e difende la specificità di tutti i popoli, nella penisola come nell’intera Europa e nel Mondo.
Il FN è a favore dell’AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI NEL QUADRO UNITARIO DI UNO SPAZIO EURASIATICO, dall’Atlantico al Pacifico.
Proprio per questo rifiutiamo, al contrario, la strumentalizzazione mondialista delle giuste aspirazioni delle minoranze, in quanto parte di un progetto di annientamento mondiale delle differenze che fanno la ricchezza della terra. Noi rifiutiamo per principio l’ingerenza di tutti gli organismi internazionali e delle strutture politico-economico-militari altre nella vita interna della nazione. Non riconosciamo la legittimità di trattati internazionali capestro imposti al nostro popolo e all’Europa con la guerra, il ricatto politico, le sanzioni economiche, lo strangolamento finanziario degli usurai internazionali.
Anche la scottante questione dell’immigrazione cosidetta "extra-comunitaria" vede il FN schierato su posizioni innovative ed originali, sia rispetto alle logiche del Mercato Unico Globale che manovra la disperazione e la miseria (da lui stesso provocate) dei diseredati mondiali, come massa sottoproletaria per abbassare salari e livelli di vita dei lavoratori nazionali, sia nei confronti dell’isterismo becero e strumentale della destra, moderata ed estrema, che spinge alla "guerra etnica fra i poveri", fornendo ai capitalisti mondiali una giustificazione ideologica e nuove opportunità di sfruttamento generalizzato.
Il FN è ovviamento immune da ogni "deriva" xenofoba proprio per la sua prospettiva geopolitica e culturale globale. Per questo dobbiamo sempre più prendere le distanze da partiti che hanno fatto di tale questione il pressochè unico "cavallo di battaglia". La battaglia contro l’immigrazione indiscriminata sarebbe inutile, fuorviante e controproducente se non inquadrata nel progetto politico sociale internazionale da noi proposto.
TESI SPECIFICHE
Conseguentemente con la dottrina delle tre liberazioni, l’azione politica del Fronte Nazionale si articolerà su tre temi di confronto che caratterizzeranno la sua azione in questo primo periodo di ristrutturazione del Partito. Premesso infatti che in questi primi mesi dopo il congresso bisognerà rimettere a nuovo la struttura secondo le decisioni scaturite dall’assise, il partito sarà particolarmente impegnato nella occupazione e sistematica presenza sul territorio. La totale autonomia di intervento politico dei responsabili locali dovrà però essere aderente ai principi generali e particolari emersi dal Congresso.
In particolare l’azione del Fronte sarà caratterizzata:
1) dalla richiesta pressante della fuoruscita dal Patto atlantico e dalla NATO per la creazione di un esercito di difesa e di intervento esclusivamente europeo: primo passo per la realizzazione di un’ autentica liberazione nazionale dall’ occupazione militare ed economica degli USA.
2) dall’opposizione intransigente all’euro; risultato dei catastrofici accordi di Maastricht.
Infatti con tali accordi, permeati esclusivamente di monetarismo, non soltanto si è realizzata una potente operazione di ridistribuzione ed accaparramento delle risorse nazionali attraverso le privatizzazioni delle società a partecipazione pubblica ed una nuova strutturazione delle concentrazioni economiche, si è anche instaurato il principio in base al quale il governo europeo è rigidamente tecnocratico e svincolato da qualsiasi ingerenza politica, ma è soprattutto il segno tangibile del riconoscimento del comando unitario del capitale attraverso la cessione di quote crescenti di sovranità nazionale ad organismi sopranazionali: organismi che non prenderanno mai decisioni funzionali all’interesse del popolo italiano, ma solo a quello delle lobbies economico – finanziarie che rappresentano. Potremo in tal modo avviare quel processo di affrancamento dai meccanismi di globalizzazione, anticamera necessaria per la liberazione sociale dall’invadenza del capitale e del liberismo sfrenato.
3) dalla difesa dell’unità nazionale attraverso una nuova identità nazionale per la rifondazione dello stato.
Solo la Comunità Nazionale, come sintesi ed aggregazione organica delle Comunità di popolo ha dignità politica e può rappresentare il superamento di certi particolarismi federal-minimalisti che rinvengono il loro punto di forza nelle politiche regionalistiche. Comunità solidale capace di rappresentare l’antitesi dell’individualismo e dell’egoismo di tipo bottegaio e di costituire il luogo ideale e naturale in cui rivitalizzare la difesa contro il modello di sviluppo capitalistico e contro la "modernizzazione" imposta dal sistema di potere multinazionale.
Poiché la realtà naturale e quindi organica di un popolo si esprime compiutamente nelle Comunità, sono queste che devono essere al centro del processo di ricostruzione dello Stato. Le Comunità di popolo esigono la costituzione di una serie di autonomie popolari dal cui accordo deve prendere vita lo stato. Le autonomie popolari coincidono con il concetto della Regione-omogenea che non ha alcuna coincidenza con le regioni esistenti. Questo nuovo istituto, che deve organizzare autonomamente le realtà comunitarie che lo compongono, è incentrato sul legame del radicamento sul territorio dove cultura, tradizioni, storia, linguaggio e dimensione ecologica forniscono gli elementi caratterizzanti un’identità popolare. E dove vi è – e se non più esiste va ricostituita – una complementarietà delle risorse economiche e delle fonti di produzione.
L’individuazione delle specificità regionali omogenee deve avvenire prescindendo dagli egoismi e dai particolarismi localistici; in breve da ogni condizionamento settoriale specie se fondato sul principio economicistico dell’utile.




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