Re: Ma le Brigate Rosse...
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Originally posted by Totila
sono Rosse o no?
Sono kompagni che sbagliano (non la mira ,però) o no?
Banalità e bassezza sconcertanti. Sintomo di scarsa, scarsissima intelligenza.
Cordialmente.
Re: Re: Ma le Brigate Rosse...
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Originally posted by Moro
Banalità e bassezza sconcertanti. Sintomo di scarsa, scarsissima intelligenza.
Cordialmente.
Facci tu un'analisi socio-politica del contesto culturale nel quale sono nate e vivono le Brigate Rosse...:D
Re: Re: Re: Ma le Brigate Rosse...
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Originally posted by Totila
Facci tu un'analisi socio-politica del contesto culturale nel quale sono nate e vivono le Brigate Rosse...:D
Ogni tentativo di paventare una collusione tra sinistra politica (o sindacale) e nuove BR mi fa semplicemente schifo.
Il contesto culturale di questi gruppi destabilizzanti è quanto di più lontano esista dall' arena politica, luogo del confronto dialettico (non violento, quindi) per antonomasia.
Spero che tu non mi proponga a difesa della tua tesi il recente inasprimento del confronto, trasformato effettivamente in una poco entusiasmante bagarre. Nelle aule parlamentari si urla, si sbraita, si insulta e, talvolta, si mena le mani, ma le pistole che girano al massimo spruzzano acqua.
Per una mia opinione più approfondita, posto (per l' ennesima volta...) una mia personalissima analisi.
Ricevuta la notizia dell' omicidio del prof. Biagi, la mia reazione è stata pressappoco quella di D' Amato: "una morte annunciata".
L' odio che si respirava già dalla campagna elettorale era sfociato nel mare in tempesta del terrorismo.
Fatto grave, gravissimo, mostruoso. Questo sarebbe stato il punto di arrivo, un punto di non ritorno. Dalla morte nessuno è mai tornato, e la morte aveva vinto.
A freddo però, ho capito. Ho capito che la politica resta sempre politica, per quanto violenta e becera. La violenza è quella delle parole, delle urla, a volte delle mani. Ma nessuno si sogna neanche di scaricare una pistola in faccia ad un economista autorevole che collabora con il governo. E la gente (quella comune) si adegua.
Così Berlusconi diventa Satana e tutti gli altri demoni al suo servizio, ma tutti sbraitano e nessuno alza un dito.
Gente comune, dicevo.
Poi ci sono i mostri, quelli veri. Quelli che di questo mondo corrotto non vogliono proprio saperne. Ma ne sanno quanto basta per colpire preciso: prima D' Antona, poi Biagi. Consulenti, tecnici, sconosciuti ai più ma ingranaggi fondamentali della macchina governativa. Colpi duri, sconvolgenti, che fanno male a destra e a sinistra, più a sinistra forse. Ma a loro non importa. Quello che serve è che si semini terrore.
E il terrore c'è, è palpabile, ad ogni dichiarazione. Taormina e Diliberto, con le loro scandalose accuse, ne sono l' esempio lampante. Un pericolo è che tra governo e opposizione l' odio sia superato dalla paura reciproca: vedere nell' altro un potenziale assassino non aiuta certo il dialogo. Dialogo che in questi giorni viene invocato a più riprese, ma sembra una richiesta di facciata.
L' altro pericolo - ancor più grave - è che il popolo si adegui anche a questo. Se la gente inizia a vedere questi atti come resistenza ad un regime o come difesa dello stato dai golpisti rossi, avrà inizio la partita della morte. Ogni vittima sarà un gol e ci saranno due tifoserie pronte a festeggiare. Il risultato non sarà nè una vittoria nè un pareggio, perderemo tutti.
Vinceranno loro, i mostri, e vincerà lei, la morte.
E allora ci troveremo a rimpiangere anche quelle grottesche dispute a base di insulti su rogatorie e conflitto d' interessi.
E le banane e i fichi d' india sembreranno caviale al cospetto del piombo. Ma ormai la morte avrà vinto, e indietro non si torna.
Cordialmente.