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    Predefinito Gheddafi bulletto da circo? Forse perche dice la verità su Israele e l'Africa

    di Claudio Moffa - 01/09/2009

    Fonte: claudiomoffa

    Nel giorno dell'ennesimo no di Israele allo Stato palestinese

    TEL AVIV DA' DEL "BULLETTO" AL PRESIDENTE DELL'UNIONE AFRICANA GHEDDAFI.
    LA COLPA DEL LEADER LIBICO?
    AVER DETTO LA VERITA': CHE ISRAELE E' IL PRINCIPALE PROVOCATORE DELLE GUERRE POSTBIPOLARI AFRICANE. FATTI CHE QUALSIASI SERIO PROFESSIONISTA DELL'INFORMAZIONE CONOSCE, MA CHE NESSUNO VI RACCONTA. ECCO PERCHE'

    La notizia (La Repubblica.it » Homepage)
    l leader libico all'Unione Africana. "Gerusalemme alimenta le guerre in Africa. Via le ambasciate"
    La risposta del ministero degli Esteri: "Non c'è più nessuno che lo prende sul serio"

    Scontro Gheddafi-Israele
    "Il Colonnello? Bulletto da circo"
    TRIPOLI - Gheddafi accusa Israele di essere "dietro tutti i conflitti in Africa". Israele replica: "Il Colonnello? Un bulletto da circo". Davanti ai leader dell'Unione Africana riunita a Tripoli, il presidente libico non usa giri di parole: "E' Israele che alimenta le crisi in Darfur, nel Sud del Sudan e in Ciad", tuona davanti a venti capi di Stato africani. "E' Israele che alimenta le guerre per sfruttare le ricchezze di quelle aree. Via le ambasciate israeliane dall'Africa".
    Nel giorno dei festeggiamenti per il 40esimo anniversario della Rivoluzione verde, Muammar Gheddafi prende la parola sotto la tensostruttura allestita sul lungomare della capitale. Ad ascoltarlo c'è anche il presidente sudanese Omar Al-Bachir , ricercato dal Tribunale penale internazionale dell'Aja per crimini di guerra e contro l'umanità.
    Non usa giri di parole Gheddafi, ma da Israele non tarda la risposta, altrettanto dura ed esplicita. "Quel circo equestre itinerante che è Gheddafi - dice il portavoce del ministero degli Esteri israeliano, Yigal Palmor - è divenuto da tempo uno show tragicomico che imbarazza chi lo ospita e la nazione libica che ne paga il conto. Mi chiedo se vi sia ancora qualcuno al mondo che prende seriamente ciò che dice quest'uomo. Noi comunque siamo certi che nessuno stato darà peso alle azioni teppistiche di questo bulletto".
    Israele ha dieci ambasciate in Africa e nei prossimi giorni il ministro degli Esteri, Avigdor Lieberman, ha in programma di cominciare un viaggio in diversi stati africani - il primo di un capo della diplomazia israeliana dopo molti anni - con l'intento di rafforzare le relazioni sul continente.
    L'agenzia di stampa libica Jana ha intanto pubblicato il discorso integrale di Gheddafi durante la cena con Silvio Berlusconi per l'anniversario del Trattato di amicizia italo-libica. Il presidente libico ha annunciato che le celebrazioni si ripeteranno tra un anno in Italia "in modo da consolidare l'amicizia" tra i due Paesi. Nel suo discorso, Gheddafi è tornato più volte a lodare "il coraggio" mostrato dall'"amico" Berlusconi.

    Riproponiamo qui sotto un articolo dedicato quasi per intero all'analisi delle guerre di Israele in Africa.
    Una verità sempre taciuta (probabilmente anche oggi: verificare se "la notizia" odierna per i grandi mass media è il bullesco insulto al leader libico, o la verifica professionale delle accuse di Gheddafi), perchè Israele è il vero tabù dell'informazione in Italia e in tutto il mondo occidentale

    ...............
    L’accusa di Gheddafi contro la Corte Penale Internazionale è sacrosanta:
    un processo a chi faziosamente processa solo i nemici di Israele?
    LA “GIUSTIZIA INTERNAZIONALE” POST-BIPOLARE:
    UNO STRUMENTO NELLE MANI DI ISRAELE
    E DEI SUOI ALLEATI NEGLI USA E IN EUROPA
    Gheddafi ha ragione, la Corte Penale Internazionale è un’organizzazione terrorista a fini di
    dominio planetario. Del resto in tempi recenti, chi scrive aveva denunciato la assoluta
    parzialità della CPI in un paio di convegni internazionali. Dominio di chi? Non so cosa
    pensino i leaders della nuova “internazionale” che si va affermando giorno dopo giorno
    sulle rovine del vecchio campo socialista, e che solo la iperlaica sinistra marxleninista
    occidentale sembra - a forza di distinguo scolastici - rifiutarsi di vedere, ma il sottoscritto,
    da semplice osservatore di fatti internazionali, un’idea se l’è fatta da anni: primo,
    contrariamente alle belle speranze di tanti giuristi internazionalisti, e nonostante la non
    presenza di Israele e Stati Uniti fra i sottoscrittori del Tribunale fattivamente fondato nel
    2002, sono proprio questi due paesi, o per meglio dire il primo di questi due paesi, se non
    a indirizzare i magistrati che ne fanno parte, quanto meno a giovarsi dal loro operato
    fazioso 1.
    Secondo, nessuna sostanziale differenza esiste, almeno fino ad oggi, fra l’iniziativa
    giudiziaria della CPI e quella dei famigerati Tribunali ad hoc degli anni Novanta: Il TPI
    contro la Jugoslavia, culminato con la morte in carcere di Milosevic; quello contro il
    popolo ruandese hutu, un obbrobrio su cui persino Carla Del Ponte ha sollevato dubbi fino
    ad essere licenziata dal suo incarico di Procuratore da Kofi Annan 2; e quello sulla Sierra
    Leone, che a fronte delle indubitabili efferatezze della guerra civile, ha portato alla
    condanna dei soli oppositori all’odierno regime anglo-americano di Freetown.
    Le mani di Israele sul Darfur: un’offensiva “totale” e martellante coperta dal
    silenzio assordante della “libera” stampa occidentale, e dalla solita solfa
    complottarda del “complottismo”
    Nell’uno e negli altri casi, non è esagerato dire che non c’è foglia che si sia mossa nella
    “giustizia internazionale” negli ultimi vent’anni – ivi compresa la selezione dei “casi
    urgenti”: perché la Jugoslavia, la Sierra Leone e il Ruanda hutu sì, e non Israele? - che non
    !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!
    1 La composizione della Corte la si trova nel sito ufficiale ICC.
    2 La Del Ponte lamentò l’eccessiva interferenza del governo di Kigali nelle attività del Tribunale di Arusha, del
    resto codificate per Statuto. Ciò portò, su pressioni di Kagame, al suo dimissionamento da parte di Kofi
    Annan nel 2003. Rimase comunque Procuratore generale del TPI per la Yugoslavia.
    abbia riflesso gli interessi e le strategie del sionismo internazionale e dei suoi alleati in
    Inghilterra e negli Stati Uniti. Complottismo antisemita? Idiota e servile battuta, basta
    guardare ai fatti: in Sudan la crisi del Darfur è partita nel momento in cui, tramite la tela
    diplomatica di Colin Powell, veniva chiusa la pluridecennale guerra civile sudista 3. Chi
    aveva interesse a fomentare subito dopo la guerra civile nel Darfur? E’ difficile pensare
    appunto a Powell, che vedeva così vanificare gli sforzi di pace sul fronte sud e perciò
    favorire la concorrente Cina come principale partner economico di Karthum: non a caso gli
    Stati Uniti avrebbero co-firmato il 5 maggio 2006 l’accordo di pace di Abuja fra il governo
    sudanese e una parte della guerriglia darfuriana, dentro una rosa di sottoscrittori
    significativa delle intenzioni della “comunità internazionale” costituita da ben 13 firmatari
    fra cui Sudan, Libia e Nigeria, Francia, Gran Bretagna, Nazioni Unite, Unione Europea,
    Unione Africana 4.
    Era ed è invece Israele, e solo Israele, interessato a destabilizzare il Sudan, e non date retta
    ai silenzi delle “grandi firme” del giornalismo, paginate sul Darfur in cui mai viene
    nemmeno citato lo Stato ebraico come componente attivo della partita in gioco. Un silenzio
    omertoso e servile: è stato infatti il sito del Museo dell’Olocausto di New York a gridare al
    genocidio nel Darfur, fin dal 2004; fin dal 2004 sono stati i giornali USA in mano alla
    lobby a rilanciare l’indecente “je accuse”, anche contro un Colin Powell “negazionista”
    sempre più all’angolo, oltretutto perché colpevole di aver cercato di voler ridurre le
    sanzioni all’Iraq nei primi mesi della presidenza Bush jr. E’ stato Elie Wiesel nel suo
    discorso all’ONU del 2005, un intervento con cui il sionismo e Israele speravano di aver
    affossato definitivamente – ennesimo utile frutto dell’11 settembre – lo storico intervento
    di Arafat alle Nazioni Unite del ‘74, a elencare in testa ai “genocidi” dei nostri tempi
    proprio il Darfur. E’ Israele che accoglie i fuggiaschi sudanesi trascinandoli in visita al
    Sacrario dell’Olocausto a Gerusalemme. E’ stata la radio israeliana ad accogliere le
    interviste e dichiarazioni delle presunte “vittime” presuntamente scampate al presunto
    “genocidio”, e la voce tragicomica di una scrittrice sudanese che lamentava gli orrori non
    della guerriglia, non della guerra civile, ma solo e unicamente del regime sudanese e delle
    “sue” milizie a cavallo, gli ormai noti janjawid 5.
    E’ Israele infine ad armare le bande secessioniste del JEM, sostenute a loro volta da Bin
    Laden 6, che come tutti gli estremismi islamici – in Bosnia, Cecenia, Kosovo – sono utili a
    destabilizzare e dividere la grande Ummah musulmana e a contrapporre i “gojm” l’uno
    contro l’altro: i musulmani darfuriani contro gli altri musulmani sudanesi; gli afroarabi
    contro gli africani neri; la comunità internazionale contro il mondo islamico e arabo.
    Durban alla rovescia: il mandato di cattura di Moreno Ocampo, dopo il lungo braccio di
    ferro fra un Sudan geloso custode della della propria sovranità e i tentativi illegali di
    imporgli una “missione internazionale” per quella che è una crisi interna, soggiacente alla
    !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!
    3 Il testo integrale della deposizione di Colin Powel al Congresso, è sul sito (non pro-governativo)
    SudanTribune : plural news and views information source on Sudan..., 9 settembre 2004.
    4 La lista completa comprendeva oltre al Sudan e a una parte della guerriglia, l’Unione Africana (3 firme),
    Libia, Nigeria, Stati Uniti, Gran Bretagna, ONU, Unione Europea, Lega Araba, Egitto, Canada, Norvegia,
    Francia, Olanda (:::Claudio Moffa:::, pagina “Africa”)
    5 Documenti e notizie circa la presenza israeliana nel Darfur in :::Claudio Moffa:::, pagina “Africa”.
    6 Video attribuito a Bin Laden dell’ottobre 2006, citato in Claudio Moffa, La campagna sul Darfur continua:
    con quali scopi? , in www.claudiomoffa.it/africa
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Predefinito Rif: Gheddafi bulletto da circo? Forse perche dice la verità su Israele e l'Africa

    giurisdizione e sovranità di Khartum, non è altro che la “conclusione” formale di una trama
    destabilizzatrice ordita da anni, con la complicità della solita stampa “libera” occidentale:
    contro il Sudan e dunque contro il mondo arabo e islamico.
    Il segno pro-israeliano dei Tribunali ad hoc degli anni Novanta
    Ma come dicevo, il Darfur non è una eccezione alla “giustizia internazionale” postbipolare:
    che i Tribunali ad hoc siano stati non solo uno strumento dei vincitori sui vinti nello
    specifico scenario statuale-territoriale in cui illegalmente7 esercitavano la propria
    giurisdizione, ma anche, spesso, la proiezione giuridica del tracimamento planetario di
    Israele dopo la fine del bipolarismo (in Russia la famiglia finanziaria di Eltsin, negli USA
    l’ascesa neocons, in Italia la svolta copernicana occhettiana della fine degli anni Ottanta e
    l’effetto Tangentopoli sul duo di Sigonella Craxi e Andreotti; in Africa il grande ritorno
    dopo la raffica di rotture diplomatiche del 1973; all’ONU l’emarginazione del mondo arabo
    iniziata, nonostante Boutros Ghali, con Perez de Cuellar; nell’economia mondiale la
    finanziarizzazione dell’economia …) è evidente o quanto meno intuibile: evidentissimo in
    Ruanda, con il Tribunale di Arusha finanziato da George Soros (!)8, impegnatosi a
    processare per il grande massacro del ‘94 i soli dirigenti hutu del governo Habyarimana:
    un Tribunale dunque al servizio di Kagame, leader di un regime tutsi non solo tirannico e
    razzista ma anche alleato organico di Israele per affinità ideologiche – i Tutsi si sentono gli
    “ebrei” della Regione dei Grandi Laghi, e il loro “genocidio” e connessa “reazione” ripetono
    pari pari il modello mediatico sionista del ’48 – per collocazione geopolitica – l’alleanza
    con gli USA e lo scontro con la Francia di Chirac e i suoi alleati africani – e per interessi
    economici, il mercato dei diamanti attivato grazie alla decennale invasione e rapina
    mineraria del Congo orientale da parte delle truppe ruandesi e ugandesi.
    A questo marcato segno pro-sionista della guerra civile dei Grandi Laghi africani,
    corrispondono poi quelli meno netti ma pur sempre visibili degli altri due Tribunali ad hoc
    degli anni Novanta: il primo è quello sulla Sierra Leone, stampella giudiziaria di un regime
    oggi in ottimi affari con Tel Aviv e un cui Procuratore, l’ex funzionario del Pentagono David
    Crane, è arrivato persino a spiccare nel 2004 un mandato di cattura contro l’allora capo di
    stato liberiano Charles Taylor: un presidente già eletto nel 1997 con votazioni riconosciute
    unanimemente come regolari, ma sgradito agli USA neocons del dopo 11 settembre e a
    Israele per i suoi rapporti con la Francia di Chirac e con la Libia, e per la sua intromissione
    nel mercato di diamanti regionale a fianco dei ribelli del RUF.
    Geopolitica e retroterra economico sono dunque qui molto simili a quelle della Regione dei
    Grandi Laghi: colpire il RUF, defenestrare con un atto arbitrario anticipazione di quello
    che oggi si tenta contro Al-Bashir, il “war lord” Taylor uscito vincitore anche per consenso
    popolare dalla lunga guerra civile liberiana, è stata una mossa giudiziaria tutta interna al
    !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!
    7 Per una critica radicale dell’illegittimità dei Tribunali ad hoc vedi il giurista internazionalista italiano
    Gaetano Arangio-Ruiz, “The Establishment of the International Criminal Tribunal for the former territories
    of Yugoslavia and the doctrine of implied powers of the United Nations”, in Autori Vari, Dai Tribunali penali
    internazionali ad hoc ad una Corte permanente, Atti del Convegno – Roma 1995, Editoriale Scientifica,
    Napoli 1996; e Gaetano Arangio-Ruiz, “On the Security Council’s ‘Law-making’, in Rivista di Diritto
    Internazionale, 2000, 3, estratto, Giuffré, Milano 2000, in particolare pp. 615 e segg..
    8 In particolare la Fondazione Soros, assieme a quella Rockfeller, finanzia una parte del Tribunale, la
    Procura: il che la dice lunga sia sulle intenzioni giustizialiste degli sponsor, sia sul degrado delle Nazioni
    Unite dopo la fine del bipolarismo.
    nuovo “scramble” per l’Africa postbipolare fra USA-Israele, Francia e in anni più recenti la
    Cina. Oggi uno dei padroni della Sierra Leone è l’israeliano Beny Steinmez, proprietario
    della più ricca miniera di diamanti del paese. In tutta l’Africa occidentale vivono centinaia
    di famiglie israeliane, e già i soliti noti cominciano a parlare di un “pericolo hezbollah”
    nell’area, erede di quello imputato anni fa a Charles Taylor.
    Ma questi scenari giudiziario-economici africani hanno qualcosa a che fare con il primo
    Tribunale ad hoc postbipolare, quello contro la Jugoslavia? Secondo “il dubbio” di un
    giornalista di Radio Citta’ aperta – Sergio Cararo, autore di un omonimo saggio
    prudentemente pubblicato su una rivista palestinese 9 – sì: i protagonisti “americani” e
    “europei” della tragedia jugoslava degli anni Novanta vantavano tutti curricula e rapporti
    familiari o ideologici di marca ebraico-sionista, a cominciare dall’Albright fino a George
    Soros, finanziatore della guerriglia kosovara. I musulmani bosniaci da cui prendeva
    significativamente le distanze Gheddafi alla metà degli anni Novanta (così come Saddam
    Hussein avrebbe preso le distanze nel 2002 dal terrorismo islamico ceceno), sono stati del
    resto sostenuti attivamente da Tel Aviv, che ne ha accolti a decine in Israele 10.
    E dall’altra parte la Jugoslavia di Milosevic – il presidente che per far fronte alla
    pesantissima crisi economica tentò di opporsi alla strategia della Banca centrale della
    Federazione diretta da Abramovic 11 - era erede della non allineata e pro palestinese
    Jugoslavia di Tito. Un paese da annientare, per il tramite di quella balcanizzazione che
    costituisce, sia in senso territoriale-geografico che in quello etno-sociale, uno dei pilastri
    della weltanschauung sionista: che si tratti del Medio Oriente profetizzato da Oded Ynon
    sulla rivista sionista Kivunim del 1982 12, o dell’ex Unione sovietica, dei Balcani o
    dell’Africa multietnica.
    Il mandato di cattura contro Al-Bashir: una mossa contraria a Diritto e
    Giustizia e tutta politica, a fini di difesa di Israele dopo il massacro di Gaza
    Eccoci dunque arrivati alla presunta “novità” della Corte Penale Internazionale. Una
    mezza novità: il triste scenario di un Tribunale che - per essere stato discusso a lungo e poi
    varato non dal Consiglio di Sicurezza (come i Tribunali ad hoc) ma dall’Assemblea generale
    - sembrò a molti la versione penale della storica Corte Internazionale di Giustizia, è ben
    simboleggiato dalla figura del Procuratore Moreno Ocampo: è lui il principale responsabile
    dell’incriminazione del presidente sudanese Omar Al Bashir, una mossa assolutamente
    politica, che nulla ha a che vedere con il Diritto e la Giustizia, sia che la si legga nel
    contesto continentale sia che la si inserisca nel momento specifico in cui la Corte ha
    !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!
    9 Citato in Claudio Moffa, 11 settembre, Palestina radice dela guerra: la co-regia israeliana dello “scontro di
    cviltà”, Quaderni di Contropiano, Roma 2002.
    10 Cfr. Janiki Cingoli su il Giorno del 13 febbraio 1993, e Massimo Nava su il Corriere della Sera del 5 marzo
    dello stesso anno: due servizi su musulmani bosniaci emigrati in Israele. Sul sostegno sionista al terrorismo
    islamico ceceno vedi F. Dr.,Berezovsky è il burattinaio. Offensiva di stampa e opposizione: finanzia
    l’estremismo islamico, sul Corriere della Sera del 15 settembre 1999.
    11 Danilo Taino, L’Occidente ha scelto l’anti-Milosevic: “Ci fidiamo dell’economista Avramovic …”, Corriere
    della Sera del 31 luglio 1999, p. 2.
    12 Citato in vari scritti di chi scrive, a cominciare da Claudio Moffa (a cura di), Quaderni Internazionali, 2-3,
    1988, “La questione nazionale dopo la decolonizzazione: per una rilettura del principio di autodecisione dei
    popoli”, in particolare p. 182.
    emesso il suo ridicolo e tragico mandato di cattura, sia che la si legga in chiave meramente
    giuridico-procedurale.
    Il contesto africano è evidente e si caratterizza secondo il classico “due pesi due misure”:
    nel Congo Orientale – nonostante il perdurare dell’occupazione ruandese iniziata nel 1998
    13 – Moreno Ocampo ha attivato procedimenti solo nei confronti di leaders di gruppi di
    guerriglia, uno solo dei quali pro ruandese – Bosco Ntaganda – evitando di svolgere
    almeno una indagine nei confronti del presidente tutsi Kagame se non per l’attentato
    contro l’aereo presidenziale che diede via ai massacri del 1994 (nulla poena sine lege),
    quanto meno per le stragi dei soldati di Kigali, spesso mascherati da “falsi interhamwe
    (cioè soldati hutu)”, contro le popolazioni civili 14.
    Invece nel Sudan e nel Darfur – il cui genocidio, come chi scrive ha sempre ripetuto negli
    ultimi anni, è una invenzione mediatica, tanto che persino il mandato di cattura contro
    Bashir evita di elencarlo fra i capi di imputazione – lo stesso Procuratore generale della
    ICC non solo non ha mosso un dito contro la guerriglia finanziata da Israele, nonostante i
    rapimenti e uccisioni di operatori ONG, gli assalti ai convogli dell’ONU e la rivendicazione
    di attentati antigovernativi con centinaia di soldati uccisi, ma inoltre è giunto ad
    incriminare il Presidente di uno Stato sovrano, membro delle Nazioni Unite, con il plauso
    dei ribelli del JEM che ne hanno promesso, loro, la cattura e consegna alla Corte. Uno
    scandalo, seguito appena una settimana dopo l’arrest warrant, dalla elezione secondo
    Statuto dei nuovi Presidente e due vicepresidenti della ICC 15 .
    Ma quando è rimbalzata dai cassetti della CPI sullo scenario internazionale, la mossa furba
    del Moreno Ocampo? Tempi di scadenza del mandato a parte, il contesto cronologico è
    chiarissimo: è evidente anche ai ciechi che l’iniziativa della CPI, datata 4 marzo, ha a che
    fare con la reazione mondiale ai crimini di genocidio, contro l’umanità e di guerra compiuti
    da Israele nei 22 giorni di Gaza. Da una parte la mossa, proprio in coincidenza della
    Conferenza di Teheran, ha puntato e punta a spostare l’attenzione mediatica internazionale
    su un scenario altro che quello del sado-colonialismo israeliano, con l’Islam arabo sul
    banco degli accusati; dall’altra è servita e serve a creare un pendant utile il giorno in cui
    alla CPI dovessero veramente arrivare i ricorsi che centinaia di avvocati e ONG in tutto il
    mondo hanno dichiarato di voler inoltrare a denuncia e auspicata condanna della
    leadership sionista.
    !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Predefinito Rif: Gheddafi bulletto da circo? Forse perche dice la verità su Israele e l'Africa

    13 “Zaire, la politica dello sterminio: Kofi Annan accusa i ribelli”, Corriere della sera 24 aprile 1997, citato in
    Claudio Moffa, Guerre vere e paci finte: un modello neocoloniale per i Grandi Laghi?, in Limes, 3, 2003,
    pp.259-272. In particolare p.262, nota. Emma Bonino fu all’epoca ancora più dura e parlò di “genocidio”.
    14 E questo nonostante l’inchiesta della magistratura francese e delle numerose testimonianze, a partire dal
    2000, che indicano proprio in Kagame il mandante dell’atto terroristico ce scatenò la tragedia del ‘94.
    Se si vuole avere un’idea dell’attività della ICC, i casi trattati dal 2002 ad oggi si trovano sul sito ufficiale
    http://www.icc-cpi.int/Menus/ICC/Sit...s+and+Cases/): cinque sono attualmente i detenuti della ICC:
    nel Congo sono finiti sotto processo, oltre al già citato Bosco Ntaganda, i nazionalisti congolesi antiruandesi
    Germain Katanga e Mathieu Ngudjolo Chui; in Centro Africa Jean Pierre Bermba e dalla Liberia lo stesso
    Charles Taylor, “trasmesso” dal Tribunale penale internazionale per la Sierra Leone alla ICC in base ad una
    logica procedurale quanto meno dubbia.
    15 Il canadese Philippe Kirsch è stato eletto la prima volta Presidente del Tribunale il 13 marzo 2003. L’11
    marzo 2009, dopo un presumibile rinnovo della carica (I Giudici della Presidenza possono essere rieletti per
    un secondo mandato) è stato sostituito dal sudcoreano Sang-hyun Song.
    Di più, anche se fallisse preventivamente per addotti motivi procedurali, l’incriminazione
    del Presidente sudanese potrebbe rivelarsi utile: perché attenzione, se venisse accolto come
    motivo di opposizione alla procedibilità contro Omar Al-Bashir il fatto che il Sudan non è
    fra i paesi sottoscrittori della ICC, questo “precedente” potrebbe risultare vantaggioso –
    visto che Israele non ha aderito alla ICC - anche per Olmert o qualsiasi altro responsabile
    israeliano dei massacri di Gaza. Un trucchetto procedurale, che ricorda quello che salvò a
    Bruxelles Sharon dall’incriminazione su ricorso di centinaia di avvocati siriani, per essere
    stato poco prima dichiarato non passibile di procedimento giudiziario un altro indagato (se
    ricordiamo bene, un ruandese hutu).
    Un mandato di cattura dunque “a orologeria”, pregiudizialmente antiarabo, anti islamico e
    pro sionista quello di Luis Moreno Ocampo: del resto, a salvaguardia di Israele le manovre
    dentro la CPI rischiano di essere molteplici, alcune forse persino interne al movimento di
    protesta “giuridico”. Ci sarà chi, in modo più o meno evidente, proporrà come pendant per
    la condanna dello Stato-belva israeliano, una qualche sanzione anche a Hamas, così tanto
    integralista, così “incurante” dei civili palestinesi da aver sparato e continuato a sparare
    missili Kassem contro il territorio della potenza occupante? Staremo a vedere: comunque
    questa eventuale opzione nei gruppi che si stanno attivizzando per far rinviare a giudizio
    Israele, sarebbe un elemento utile a far chiarezza nel coro delle sin qui unanimi proteste
    per la guerra di Gaza.
    La reazione arabo-islamica, le sue prospettive e i suoi ostacoli:
    l’antistatualismo del pacifismo occidentale.
    La reazione-denuncia di Gheddafi è dunque sacrosanta: essa è un nuovo segnale, dopo il
    vertice del Qatar del gennaio scorso in cui i tre quarti dei paesi della Lega Araba e l’Iran si
    sono trovati uniti assieme al delegato di Hamas nel condannare Tel Aviv, di una nuova
    salutare reattività del mondo islamico ai crimini israeliani e allo strapotere e arroganza
    planetari del sionismo. Un fenomeno di resistenza diplomatica che ha alle spalle la
    resistenza di popolo (che non è retorico definire eroica) in Iraq, Libano e Palestina, e che a
    sua volta induce ad almeno tre riflessioni.
    La prima, telegrafica, è che questo processo non si rafforzerà se non si rinsalderà l’unità fra
    i leader arabi e islamici. Il rischio è la tentazione al primato unilaterale sul nuovo
    fenomeno di protesta internazionale contro il sionismo e le sue guerre. Esistono
    dimensioni psicologiche che investono tutti gli esseri umani e dunque anche i leaders di
    altissimo livello. Ci sono ormai le avvisaglie concrete di un possibile attacco “tattico”
    all’Iran 16: se così fosse, non si dovrebbe ripetere l’errore compiuto con Saddam Hussein,
    lasciato solo nel momento in cui le Nazioni Unite lo pugnalavano alle spalle. Purtroppo il
    sionismo sfrutta tutti i contrasti possibili, è pronto a sostenere entrambi i fronti di una
    !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!
    16 Vedi le notizie di metà marzo, su un attacco israeliano in Sudan contro un convoglio di armi “iraniano”
    destinato a Gaza, le voci su un possibile uso di armi nucleari “tattiche” contro le centrali di Teheran, e le
    dichiarazioni che la stessa stampa israeliana ha attribuito a fonti governative, circa la determinazione del
    nuovo governo Nethanyau di voler colpire i nemici “vicini e lontani” dello Stato ebraico. Lo stesso governo
    come noto ha giurato “fedeltà” alla “pace” di Oslo: ma al di là della promessa assai poco credibile, l’Iran è
    fuori di quella mai realizzata “road map”.
    guerra (ad es. nella guerra civile del Congo-Brazzaville) pur di indebolire i suoi nemici, ed è
    capace di seminare o sfruttare odi profondi e pluridecennali fra le comunità religiose e
    etno-nazionali, pur di dominare. Ma la risposta dovrebbe essere una sola: la politica e la
    solidarietà innanzitutto.
    La seconda riflessione riguarda il raccordo possibile della nuova “internazionale”
    interstatuale (che giunge a proiettarsi ormai fin nell’America latina: tanti erano i delegati
    sudamericani a Beirut e a Teheran) con i movimenti di opinione antisionisti e pro
    palestinesi diffusi in tutto il mondo, secondo quanto abbozzato già nella conferenza di
    Beirut. Ma esistono su questa strada diversi problemi, il principale dei quali è la
    superficialità ideologistica di una parte della protesta anti israeliana nel mondo
    occidentale: l’ostacolo è il “movimentismo” fuori tempo e fuori luogo che disprezza il
    momento statuale della conflittualità internazionale, per rifugiarsi solo nelle “masse” e nei
    “popoli” senza altra leadership “legittima” che quella identica a all’identikit ideologicoculturale
    del militante pacifista occidentale. Fra tutti, prendo un esempio proprio dai
    giorni di Beirut, l’intervento di Moreno Pasquinelli del Campo antiimperialista, il quale se
    ne è uscito con una battuta folle e reazionaria allo stesso tempo: “They are ready to fight”
    ha detto. Chi sarebbero “pronti a combattere”? Gli immigrati musulmani in Occidente.
    Pasquinelli da intelligentissimo furbo-cretino qual è non ha posto dei paletti precisi alla
    volontà “to fight” degli immigrati, né ha voluto specificare le modalità di tale “battaglia”,
    probabilmente per solleticare le aspettative di chi, nel vasto pubblico, aveva ragione di mal
    sopportare il “libero” e “democratico” Occidente che bombarda e fa bombardare senza
    pudore il Medio Oriente almeno dal 1991. Ma così facendo ha cominciato a danneggiare
    alla radice la solidarietà internazionalista attorno ai combattenti (veri) di Hezbollah,
    Hamas o iracheni, esattamente come ha fatto anni fa nei confronti della resistenza
    baathista irachena: con il suo stupido e depistante “antiamericanismo” post- 2003, con il
    rifiuto di difendere veramente Saddam Hussein come legittimo Presidente dell’Iraq
    occupato, e con il lavorìo ai fianchi della stessa resistenza baathista a vantaggio di un tal
    Al-Kubaysy, in tutta Italia scorazzato leader del movimento del 2 di briscola
    “antiimperialista”. Semplicemente fessa fu quella linea di Pasquinelli, vero e proprio
    pendant “rivoluzionario” dell’aggressione angloamericana e sionista all’Iraq del 2003 17,
    non a caso amplificata a dismisura da Magdi Allam e da Feltri, che mai si sarebbero
    aspettati simili gustosi piatti pacifisti da offrire in pasto alla loro ringhiosa e razzistoide
    “opinione pubblica”.
    Oggi il Nostro si ripete: mentre ancora pensa da marxleninista doc che Israele è solo una
    “pedina” dell’imperialismo americano in Medio Oriente a fini di controllo delle risorse
    petrolifere, il leader del Campo vorrebbe scatenare un conflitto in Europa fra musulmani
    islamici e paesi ospiti: lui pensa “leninisticamente” ai governi occidentali (i “comitati
    d’affari” di una “borghesia” tutta eguale e monocorde: tranne quel banchiere “intellettuale”
    che pubblicò sulla rivista del “Campo”, un articolo pro-noglobal, vero Moreno?) ma nei
    fatti, se non lo ha capito speriamo che ci rifletta su e comprenda bene, lo scontro sarebbe
    !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!
    17 A parte il ruolo evidentissimo dei neocons e del Mossad nello spingere il debole Bush jr., fin dal 2001,
    verso la guerra del 2003, fu Saddam Hussein a accusare nella conferenza stampa improvvisata del 20 marzo
    di quell’anno, teletrasmessa in Italia dal TG1 con traduzione simultanea, “americani, inglesi, e dietro di loro il
    maledetto sionismo” dell’invasione subita dal suo paese.
    con i proletariati europei: i quali non credono più da tempo alle belle favole dei sociologi
    dell’ “immigrazione facile” e alle dabbenaggini buoniste di Prodi, Veltroni e Ferrero, e
    pensano giustamente che l’immigrato con la sua disperazione e il suo bisogno di sfamarsi
    ha ridotto i loro spazi di occupazione e di salario dignitoso, per di più gravando sulle loro
    tasche anche per quel che riguarda la case e i servizi sociali. Ma Pasquinelli a questo
    evidentemente non pensa: si diverte piuttosto a inalberare principi astratti di solidarietà
    che finiscono per essere vere e proprie bombe destabilizzanti l’unità delle “masse” dei paesi
    che vorrebbe “rivoluzionare”. So quel che adesso dico: è stato probabilmente assai più
    rivoluzionario l’agente dei servizi segreti italiani Calipari, assassinato dal soldato
    “israeliano” Lozano forse per i suoi contatti con la stessa resistenza baathista e con la Siria,
    che non Moreno Pasquinelli, promotore di manifestazioni “antiimperialiste” comprensive
    di sigle alternativamente iperbombarole e per i “diritti civili” (è il caso di una delle
    organizzazioni siriane aderenti a una dimostrazione del Campo, anno 2004).
    La Corte Penale Internazionale e il meccanismo di elezione dei giudici
    Questo va detto, per quel che mi riguarda, anche per definire i confini della sacrosanta
    solidarietà italiana con i movimenti di liberazione iracheno, afghano, libanese e
    palestinese: nessun governo e leader politico del mondo arabo e islamico può pensare che
    sia giusto e utile alla causa comune, spalancare le porte dell’Italia e dell’Europa a una
    immigrazione senza regole, islamica e non. La vera solidarietà e la vera soluzione del
    fenomeno migratorio postbipolare consiste nel bloccare le guerre criminali
    dell’imperialismo e del sionismo in tutto il Mediterraneo – a ogni guerra sono seguite
    ondate migratorie verso l’Italia e l’Europa dalle zone colpite dal conflitto – e rilanciare un
    ordine economico internazionale (quello proposto nel lontano 73, in tutt’altra epoca, dal
    vertice non allineato di Algeri del 73) e una cooperazione internazionale equa, atta a
    rilanciare lo sviluppo nelle regioni più emarginate dell’Africa, del Medioriente e dell’area
    mediterranea. In q uesto senso va peraltro l’accordo storico fra Italia e Libia, siglato da
    Berlusconi ne Gheddafi.
    Infine la terza considerazione, quella più importante, riguarda il caso specifico della Corte
    Penale Internazionale sollevato da Gheddafi: la dottrina giuridico-internazionalista ha
    rovesciato fiumi di inchiostro per commentare lo storico evento del 2002, ed è impossibile
    sviscerare in questa sede tutte le questioni sollevate. Ma c’è un dato sicuramente
    importante che non mi pare sia mai stato sollevato dagli esperti: e cioè le modalità di
    nomina dei giudici della Corte Penale Internazionale, indicate dall’art. 36 del suo Statuto:
    “art. 36. La Corte non può annoverare più di un cittadino dello stesso Stato. A tale
    riguardo una
    persona che può essere considerata come cittadina di più di uno Stato sarà considerata
    cittadino dello Stato in cui esercita abitualmente i suoi diritti civili e politici.
    8.a) Nella scelta dei giudici gli Stati parti tengono conto della necessità di assicurare
    nella
    composizione della Corte:
    i) la rappresentanza dei principali ordinamenti giuridici del mondo;
    ii) un'equa rappresentanza geografica;
    iii) un'equa rappresentanza di uomini e donne” …”
    L’esperienza pratica della “giustizia internazionale” postbipolare insegna che questi criteri
    di selezione fondati sulle sole nazionalità e appartenenza statale non bastano più, né
    bastano i correttivi solamente geografici, o di genere o per ordinamenti giuridici di
    provenienza. C’è un ulteriore criterio da prendere in considerazione, più importante che
    mai nella fase storica della cosidetta globalizzazione: quella dell’appartenenza religiosaculturale,
    di cui la “rappresentanza geografica” costituisce un rimedio solo parziale.
    E’ evidente infatti che una sovraesposizione del continente europeo o della regione
    mediorientale come aree geografiche di provenienza comporterebbe in modo quasi
    meccanico, soprattutto nel secondo caso, una Corte composta da giudici di origini religiose
    (che siano o no praticanti) consimili, musulmane o cristiane. Ma questo filtro non è utile
    per la terza religione del Libro, l’ebraismo, per il semplice motivo che attraverso le
    comunità della cosidetta diaspora gli ebrei sono presenti nella gran parte dei paesi del
    pianeta e oltretutto sono più adusi storicamente – a causa delle persecuzioni subite e/o
    delle loro strategie di dominazione sui paesi ospiti – a celare con il laicismo, col cristianosionismo,
    o con il giudeocristianesimo, la loro identità culturale profonda.
    Dunque è ben possibile il caso di una Corte costituita nel pieno rispetto dell’art. 36 (18
    giudici provenienti da 18 stati, a loro volta ponderati proporzionalmente secondo
    provenienza “geografica”, di genere o di ordinamento giuridico) che sia ben fornita di
    magistrati culturalmente legati all’ebraismo sionista e alle sue molteplici sfaccettature. E’
    quello che sembra essere accaduto a tutta la giustizia internazionale postbipolare: è
    “finlandese” Mose, il Presidente del Tribunale per il Ruanda: perché il suo Tribunale si è
    accanito solamente contro i nemici del filoisraeliano Kagame? Si chiama David Crane il
    procuratore “americano” del Tribunale della Sierra Leone, che ha spiccato il mandato di
    cattura contro Charles Taylor: perché questa espansione (di dubbia legittimità dentro i
    confini già dubbi dello stesso Tribunale ad hoc) della giurisdizione della Corte per la Sierra
    Leone, fino a colpire un altro nemico di fatto di Israele e del sionismo? Si chiama Philippe
    Kirsch il Presidente della Corte che ha accolto l’istanza di warrant arrest del suo compare
    (anche lui ebreo?) Luis Moreno-Ocampo, proprio il 4 marzo, mentre a Teheran, nella
    conferenza già citata, si discuteva degli orrori di Gaza e della richiesta di incriminazione di
    Israele per crimini di genocidio. Si potrebbe continuare con la lista della lobby della
    giustizia internazionale postbipolare: non c’è uno dei grandi nomi che sono circolati per le
    aule dell’Aja o di Arusha dagli anni Novanta ad oggi che non sia in odore di pseudolaicismo
    e “diritti umani” in salsa israeliana, vale a dire, per fare un esempio: si agli espliciti moniti
    contro il governo italiano che giustamente vuole bloccare l’immigrazione clandestina, ma
    silenzio assordante nei confronti di Israele, lo stato più razzista e violatore del diritto
    internazionale dai tempi di Hugo Grotius in poi.
    Solo ora, la macchina dell’inchiesta contro Israele sembrerebbe essere in procinto di
    attivarsi: troppo tardi per dare credibilità a questa Corte Penale Internazionale, un
    Tribunale che in Africa rappresenta appena 30 stati su 56 e il cui Procuratore generale ha
    un mandato lungo ben 9 anni secondo Statuto. Ha ragione Gheddafi. E forse bisognerebbe
    pensare, in un Tribunale simbolico, a processare non solo Israele ed il suo esercito
    aguzzino (le sado-talmudiche dello Tshalal) ma anche quei magistrati faziosi e silenti che
    ne hanno coperto le nefandezze dal 2002 ad oggi.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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