“RIFONDAZIONE NAZISTA”
“Chi non è con Sharon sta con i terroristi” 200 giovani della comunità ebraica “assaltano2 la sede PRC. Insulti, danni e passanti feriti.
di Alessandro Mantovani il Manifesto 3 aprile 2002
Roma. E’ l’una e un quarto. Venti-trenta giovani della comunità ebraica, alcuni con la kippa, si avvicinano alla sede del PRC in via del policlinico. Alle finestre di Liberazione attaccano bandiere israeliane e cartelli. In uno, giallo, c’è scritto “ Rifondazione nazista”, in altri “Arafat terrorista” e “No al pacifismo a senso unico”. Circola un volantino in cui Bertinotti viene chiamato “antisemita”, sul simbolo del PRC c’è una svastica. Strillano “Bertinotti rotto in culo”, sbeffeggiano Luisa Morgantini: sono cori da stadio. Chi si affaccia è coperto di insulti: “Troie” alle donne, perfino”zecche” a qualcun altro. Volti noti del “servizio d’ordine” del Portico d’Ottavia, giovani del Ghetto, presidiano gli accessi alla strada, bloccata. Alcuni – schedati come ultrà di Roma e Lazio – hanno caschi e aste. Vicino al policlinico aggrediscono una ragazza con la kefiah e alcuni automobilisti (“Ci hanno detto sporchi ebrei”, diranno). Danneggiano 5- 6 auto. Quattro i feriti refertati (fino a 15 giorni di prognosi): nessuno del PRC. In pochi minuti diventano almeno duecento, occupano le due carreggiate, lanciano uova. Si accaniscono contro macchine e motorini. La questura è già avvertita: aggressori e aggrediti «anno chiamato quasi simultaneamente- spiega la polizia- e Rifondazione non ha certo detto 'siamo assediati, intervenite' “. Spuntano il presidente della comunità ebraica, il compassato Leone Paserman, il capo carismatico dei giovani del Ghetto Riccardo Pacifici, vicepresidente dei Figli della Shoah e vicino a Italia-Israele. Chiedono un incontro al PRC. Alle 14 li ricevono Paolo Ferrero, Walter De Cesaris, Loredana Fraleone, Roberto Musacchio e il vicedirettore di Liberazione Salvatore Cannavò; poi arrivano Franco Giordano e Sandro Curzi. Discutono per tre ore di Sharon e della Palestina, di Arafat e dei kamikaze. Paserman e Pacifici non danno degli antisemiti a tutti, però insistono: “Non condannate il terrorismo, siete unilaterali”. Ci saranno nuovi incontri, ma non c’è risposta alla richiesta di scuse. “I comportamenti di oggi sono inaccettabili- commenta incredulo Giordano- E l’accusa di antisemitismo è assurda”. “E’ un’offesa a Rifondazione- aggiunge addolorato Curzi- E’ una ferita al tessuto democratico romano, alla saldatura tra la comunità ebraica e le forze antifasciste”. Già, anche Pacifici in anni recenti ha fatto la sua parte. Mentre la riunione prosegue, nonostante polizia e carabinieri, fuori la tensione sale. Spintoni, strattoni. Si picchiano anche tra loro: succede almeno tre volte, i più civili contro i violenti. Un fotografo del Messaggero viene aggredito, la sua macchina è distrutta (Pacifici la ricomprerà evitando la denuncia). La polizia capisce: “Chi ha parenti a Gerusalemme è esasperato”, sussurra un funzionario. Nessun fermo. Solo l’invito a Paserman e Pacifici: tornate giù e sciogliete le truppe; verso le 15,30 i ragazzi obbediscono. “Nessuno mi ha chiesto nulla- ribatte Pacifici- Sono io che mi sono incazzato. Il volantino contro Bertinotti? L’ho sequestrato io ma la svastica sul simbolo di rifondazione serve a far capire cosa si prova ad esser chiamati nazisti. E vale anche per i Verdi, il Manifesto e i noglobal – aggiunge minaccioso- La manifestazione l’hanno organizzata altri: se sono qui è per evitare guai maggiori”. Sembra il gioco delle parti. Il questore Finazzo ha incontrato i due leader. Scatteranno denunce per manifestazione non autorizzata. “Su 5-600 persone c’è sempre qualche imbecille”, ha concesso Paserman. Gli ebrei romani sono divisi, ieri però l’hanno spuntata i teppisti. Le note della comunità e di Italia-Israele sono tutte nella logica di guerra: o con Sharon o con i terroristi. E il rischio di nuove tensioni a Roma è dietro l’angolo.




Rispondi Citando
