...fa l'italoamericano!
Il prof. Giovanni Sartori, pur lavorando in America da lungo tempo conserva un bello spirito toscano, arguto e graffiante, usa con maestria la lingua di Dante, ha una sua testardaggine logica dall’effetto martellante: tutte doti che lo rendono simpatico. Ma la logica argomentativa, di cui fa sfoggio e spesso buon uso, è una padrona esigente, poiché richiede (ahinoi) coerenza. E, con il suo ultimo articolo sul conflitto d’interessi apparso ieri sul Corriere della Sera, il professore in materia di coerenza è stato “sbattista”, se n’è sbattuto allegramente.
Aveva insistito per mesi a proporre il “modello americano”, quello cioè di un sistema basato su regole forti all’interno delle quali si svolgono conflitti altrettanto forti, ma all’insegna della libertà di mercato e della concorrenza. Il conflitto d’interessi veniva descritto come intollerante proprio perché ledeva alla radice la libera competizione nel mercato, e per giunta in un mercato sensibile come quello dell’informazione.
Ora però, commentando la ragionevole e pragmatica proposta di Marcello Pera a favorire la cessione di una rete Rai e una Mediaste per aprire il mercato chiuso in un duopolio, improvvisamente il professore passa alla via “italiana”. La concorrenza fra tv private, spiega, “non migliora ma anzi degrada il livello del prodotto televisivo” e ricorda di aver scritto un libricino in cui si dimostra che “ in televisione la concorrenza diventa inevitabilmente una svendita generalizzata al ribasso”.
Basta accendere una tv a New York o a Los Angeles per capire che non è vero, che le scelte possibili sono infinite e il livello dell’informazione è quello massimo possibile (in un mondo infame e segnato dal peccato originale, naturalmente). Così, in nome di una qualità del prodotto da ottenere per via pubblica, in spregio alla concorrenza, Sartori difende una televisione pedagogica che, per stare sul mercato, deve avere per legge ( e non per i suoi ascolti) una posizione centrale. Insomma ci propone un antico modello italiano alla Ettore Bernabei che farebbe drizzare i capelli in testa a qualsiasi liberal americano. Di fronte a questa evocazione di principi astratti e contraddittori, né italiani né americani, magari un po’ italoamericani alla Sordi, disattenti ai problemi d’efficacia politica, risalta la concretezza e serietà dell’impostazione di Pera.
Giuliano Ferrara su Il Foglio di oggi.
Ferrara, al solito signorile ed elegante, ricorda Bernabei; io purtroppo risento la tv pubblica di Baudo e Santoro, della Carrà e di Enzo Biagi.
Non cito il suo ultimo ex presidente per rispetto al prof. Sartori e allo stesso Ferrara.
saluti




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