Forse che l'ala centristra del centro-sinistra ha deciso di abbandonare la coalizione ?
Mai sentita un Pivetti così da sette anni a questa parte !
saluti
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Il segreto del successo di Mediaset
di Irene Pivetti
Mediaset è un successo di mercato e di "politica"
Ha sempre anticipato la concorrenza
Interpretando gusti e desideri del pubblico
E riuscendo anche a farne un buon affare
Mediaset è un successo, come dimostrano i numeri presentati mercoledì agli analisti finanziari, e anzi, nonostante l’11 settembre, le società del gruppo godono ancor oggi di ottima salute. Ciò è da imputarsi, senza alcun dubbio, all’eccellente qualità della direzione e del management, capace di realizzare tra l’altro un prodotto aggressivo mantenendo una politica dei costi assai prudente, sperimentando via via sempre nuovi modi per fare televisione (e dunque generare contenitori pubblicitari), minimizzando la spesa e massimizzando i profitti.
L’elemento determinante, tuttavia, si dimostra ancora una volta la capacità del suo presidente di giocare costantemente all’attacco, anticipando non tanto le mosse della concorrenza, da sempre strutturalmente più lenta, quanto quelle degli oppositori politici del suo azionista di maggioranza. Di fronte cioè ad un centro-sinistra che si attarda in polemiche regressive, immaginando norme volte a restringere i diritti di proprietà, o a imporre vincoli sull’utilizzo del mezzo televisivo, Fedele Confalonieri non attende i tempi di un’ipotetica azione parlamentare, ma gioca d’anticipo, proponendo addirittura di estendere all’intero anno l’odiata par condicio e dichiarandosi inoltre disponibile a essere sottoposto al vaglio di una forma di vigilanza simile a quella della tivù pubblica.
E’ in questo senso, senz’altro molto lato, ma non meno vero, che si può affermare che Mediaset è un’azienda “politica”, perché si dimostra capace di adottare con grande rapidità scelte strategiche, talvolta inaspettate, oggettivamente qualificanti sul piano della credibilità istituzionale dell’azienda. Come avveniva alle origini, quando Mediaset stessa non esisteva ancora, e Fininvest non muoveva che i primi passi di neonata finanziaria familiare: quella che allora si chiamava solo Telemilano, la futura Canale 5, si sarebbe dimostrata la sola emittente capace di trasmettere in contemporanea in tutt’Italia, imponendosi come network, nonostante il divieto allora vigente per i privati di coprire il territorio nazionale con una rete di ponti radio, e ciò grazie ad un efficientissimo sistema di distribuzione di videocassette, mandate in onda nello stesso istante da un mosaico di stazioni locali sincronizzate fra loro.
Allo stesso tempo, e senza che ve ne fosse alcun obbligo né, all’epoca, alcun immediato ritorno in termini economici, la società si accollò l’onere di dedicare congruo spazio all’informazione, varando le prime forme di un telegiornale indipendente (l’antenato del TG5): non alternativo, e magari di nicchia, rispetto ai telegiornali “ufficiali” della Rai, ma con l’ambizione di porsi direttamente in concorrenza con questi. Seguirono i grandi acquisti di star consolidate, da Mike buongiorno alla Carrà, la grande politica dei diritti del calcio, dei diritti cinematografici, che vedeva regolarmente la televisione di Stato uscirsene dai tavoli di contrattazione con le ossa rotte, e spesso le tasche vuote, mentre l’opinione pubblica italiana incominciava a identificare la televisione commerciale, anzi, quelle tre reti, con la propria stessa emancipazione televisiva.
Nulla sarebbe più stato come prima: da una sin troppo lunga stagione di monopolio Rai, con programmi a responsabilità “educativa” nei confronti di un pubblico considerato infantile, si passava ad un’orgogliosa adolescenza del sistema, con un nuovo gusto per la trasgressione. Identificare prima di chiunque altro questo bisogno culturale, comprenderne la portata politica nel senso più ampio, prevedendo cioè quanto il piccolo schermo avrebbe mutato i costumi e soprattutto la mentalità degli italiani, e di qui quanto avrebbe inciso sull’equilibrio dei poteri reali, e poi anche formali, dello Stato, è stata probabilmente l’intuizione più acuta del secondo dopoguerra. Mantenere costante questa tensione, ne ha fatto anche un gran buon affare.
(28 MARZO 2002, ORE 20:00)




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