Antonella Barbi, l’operaia che aveva parlato del suo ingiusto licenziamento alla manifestazione di sabato 23 davanti a tre milioni di persone, ha riottenuto il suo lavoro proprio grazie all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Segnalò al veterinario alcune presunte irregolarità di sicurezza alimentare nella selezione dei fegatini di pollo destinati al consumo umano e venne licenziata in tronco nel periodo di Pasqua dell'anno scorso. Ora, è stata reintegrata in servizio dal giudice del lavoro. Del caso, denunciato dalla Flai-Cgil, si occupò anche il ministro delle Politiche Agricole, Alfonso Pecoraro Scanio. Antonella Barbi, 38 anni, di Cazzago San Martino, in provincia di Brescia, sposata e con due figli piccoli, era dipendente part-time dell'azienda “Avicola Monteverde” di Rovato. Nel marzo dello scorso anno la dipendente riferì al veterinario che le era stato chiesto dal capo-macello di raccogliere tutti i fegati di pollo invece di selezionarne la parte del 30-40 per cento destinata al consumo umano. Ma l'azienda sostenne che tale disposizione, dovuta alla fretta, non aveva impedito i controlli fatti in un secondo tempo e decise di rescindere il rapporto di lavoro. Poiché però la società ha in organico una sessantina di persone e licenziamenti sono possibili solo per giusta causa, la lavoratrice, sostenuta dal sindacato, è ricorsa alla magistratura. Il giudice del lavoro di Brescia, Maura Mancini, ha dichiarato illegittimo il licenziamento e ordinato la reintegrazione dell'operaia.
da "UNITA' on line", 31/03/2002




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