Riporto un post molto bello presente sul forum etnonazionalista per dargli la giusta visibilità anche su questo forum....penso che se lo meriti!
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Gli scoiattoli extracomunitari
di Gilberto Oneto
Lo scorso 26 di novembre il tribunale di Saluzzo ha condannato a 20 giorni di arresto i dirigenti dell’Istituto Nazionale della Fauna Selvatica per avere catturato e soppresso 188 scoiattoli grigi nel parco del castello di Racconigi (Cuneo). L’intervento era stato eseguito in seguito alla disposizione del Consiglio d’Europa di annientare le “specie forestiera” a tutela di quella autoctona. La ragione è piuttosto semplice e nota: l’introduzione di animali provenienti da altri ambienti altera gli ecosistemi locali, mette a repentaglio le specie autoctone (spesso, come in questo caso, più deboli e del tutto impreparate ad affrontare gli intrusi) e permette ai nuovi arrivati di soppiantare tutti gli altri. Nel caso degli scoiattoli questo è già avvenuto in Inghilterra dove lo scoiattolo grigio americano, importato il secolo scorso per la sua robustezza e per la sua adattabilità alla presenza umana (con cui riesce a convivere fino quasi ad accettare la domesticazione), ha completamente eliminato lo scoiattolo rosso europeo, più piccolo, timido e selvatico. Risultati analoghi si sono avuti con l’introduzione di altre specie per ragioni diverse (ripopolamento, caccia e pesca, divertimento) che hanno ovunque creato problemi, alcuni dei quali abnormi e clamorosi, come la presenza aggressiva del pesce siluro o quella famelica dei cormorani. Anche le pantegane (quelle a 4 zampe) sono di importazione. Problemi analoghi si hanno con gli animali abbandonati (come i branchi di cani inselvatichiti che eliminano i lupi) e nel mondo vegetale, invaso da infestanti esotiche.
Sull’argomento è stata stipulata al costoso congresso a Rio de Janeiro nel 1992 una Convenzione sulla biodiversità, che impegnava tutti i sottoscrittori alla preservazione di tutte le specie e delle loro diversità, e dei loro habitat che non devono essere modificati: l’idea è che la diversità è generata dai vari ambienti e dalle loro componenti e non dalla loro sovrapposizione. La diversità è un patchwork di colori diversi e non la fusione di tutti i colori in un solo paciocco cromatico.
Questo dovrebbe essere Vangelo per i cosiddetti ambientalisti che invece sono quelli che hanno fatto casino a Racconigi, assalendo i poveretti che facevano il loro lavoro, e che per questo sono anche stati condannati a versareun milione “per danni morali” a ognuna delle associazioni che li avevano denunciati: Lega anti-vivisezione, Lega per l’abolizione della caccia e Legambiente. Tutta gente che ha una strana idea della conservazione della biodiversità e del rispetto per gli habitat naturali, e che fa cattivo uso di un termine antico, glorioso e a noicarissimo.
Ma non è finita qui. Sentite cosa hanno risposto - secondo l’ANSA - questi amanti della natura alle giuste obiezioni sulla sorte del povero scoiattolo rosso: «Lo scoiattolo grigio - dicono - non soppianterà necessariamente quello rosso. La competizione potrebbe condurre ad una ripartizione della nicchia ecologica: le foreste di conifere ad esempio dove il cibo è di più difficile reperimento sono tuttora la casa dello scoiattolo rosso». Capita l’antifona? Questi hanno poco rispetto per gli habitat naturali e per la punteggiatura, e non si inteneriscono neppure più davanti al colore rosso che pure ammanta i loro spiriti e i loro fulgidi ideali. Che sia il risvolto ecologico dell’operazione dalemiana di nascondere le vergogne rosse sotto la grisaglia di un borghese doppiopetto?
In ogni caso la morale sembra essere: vinca il più forte, quello che meglio sa approfittare delle contingenze e che riesce a scacciare il più debole, riducendolo - come ogni altro povero pellerossa - o ad arrancare nascosto in qualche squallido angolo di mondo.
Siccome poi questi ambientalisti (e i loro amici magistrati) sono sempre molto impegnati in politica e soprattutto nella cosiddetta solidarietà, il parallelo con l’immigrazione viene naturale. Arriva da fuori gente prolifica e aggressiva che si sa conquistare lo spazio vitale a coltellate e revolverate: è un ineluttabile processo competitivo che farà inevitabilmente prevalere il più prepotente, quello che gode di maggiori protezioni istituzionali. Qualcuno ci caccia con la forza da casa nostra: è la legge dell’ecologia. Qualcuno ci deruba del frutto del nostro lavoro e della nostra fatica: è la natura. Qualcuno si prende il territorio sul qual la nostra gente vive da millenni: è normale. Noi dovremmo accettare questo ineluttabile destino multietnico rifugiandoci in vallate sperdute, lì dovremmo sopravvivere con poco cibo, nascondendoci e vivendo alla spartana, in mezzo alle conifere in cui forse sopravviverà lo scoiattolo rosso. Il disegno è chiaro, ecologico e lampante. Gli scoiattoli grigi sbarcano in massa e occupano le nostre città: è giusto così, lo dicono gli ambientalisti e lo ratifica un magistrato col bollo del “sale e tabacchi“. La Francescato poi ci aggiunge di suo l’eleganza della motivazione ambientale-estetico-salottiera: noi siamo rozzi e ignoranti come scoiattoli rossi, è ovvio che dobbiamo soccombere.
Noi che intendevamo la biodiversità come la somma di belle differenze a casa propria, conservate e arricchite dal proprio habitat, dalla propria storia e cultura, ci sbagliavamo. La vera biodiversità è la prevalenza dell’uno sull’altro mediata dalla vaccata della multirazzialità, ovvero dalla “giusta” eliminazione del meno prepotente, di chi meno si adatta alle sciagurate condizioni attuali. Gli scoiattoli rossi non si vogliono o possono meticciare con quelli grigi? Peggio per loro. Se va bene si potranno rifugiare sui rami delle conifere altrimenti la loro presenza resterà consegnata a qualche museo di bestie impagliate. Scoiattoli rossi sveglia!




Rispondi Citando
) ha fatto le spese dell'incontro con gli extracomunitari dei nostri fossi, ben 50 punti di sutura tra muso e collo dopo un "incontro ravvicinato".
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