Gli Ebrei di Israele si sono cacciati in un vicolo cieco.
Tutti sanno che l'unica soluzione plausibile, che lascerà scontenti sia gli Ebrei sia i Palestinesi, ma che è comunque una soluzione, è la nascita di uno Stato palestinese che comprenda interamente i territori occupati nel 1967.
Ma la stragrande maggioranza degli Ebrei di Israele non ha rinunciato all' idea della "grande Israele", cioè di uno Stato ebraico che comprenda quelle che loro chiamano Giudea e Samaria.
Gli Stati Uniti, appoggiando smaccatamente Sharon e la sua gente, sono rimasti nell'area medioerientale con i soli Ebrei come alleati. Perfino una parte del potere saudita non apprezza più il legame con gli americani. Tutti gli altri paesi arabi, sia quelli moderati sia quelli intransigenti, non sono considerati da Washington dei "partner". Quindi in questo momento gli Usa sono in grande difficoltà in Medio Oriente. Certamente essi avrebbero il potere di condizionare, se non di obbligare, Israele a cambiare politica, ma non lo fanno perché in questo caso perderebbero l'unico alleato nella regione.
Al tempo stesso gli Ebrei di Israele, guidati da Sharon, si sono portati in una situazione senza sbocco, poiché anche se riuscissero a "riconquistare " i territori che l' applicazione degli accordi di Oslo aveva già assegnato ai Palestinesi, esporrebbero in loro Paese ad una guerriglia permanente (come del resto già sta accadendo) e trasformerebbero Israele in uno Stato arabo, in quanto gli Ebrei diventerebbero una minoranza, a meno di non voler procedere ad una politica di sterminio dei Palestinesi. Anche dal punto di vista sionista non sarebbe un' operazione molto brillante.




Rispondi Citando