Il Friuli proporzionalista toglie il sonno al senatur
La Regione a statuto speciale fa dietro front sull'elezione diretta del presidente e viaggia a vele spiegate verso il proporzionale. I leghisti si difendono: "Dobbiamo tutelare la varie identità".
di Gianluca Roselli
TRIESTE - Se l'elezione diretta dei presidenti regionali era stata salutata come la prima crepa nel muro dello stato centralista, primo passo verso il federalismo e simbolo del passaggio da prima a seconda repubblica, da qualche tempo i cosiddetti governatori danno fastidio a molti esponenti del mondo politico italiano.
In testa, proprio lui, Umberto Bossi, che mal sopporta il narcisismo di Roberto Formigoni (che ormai parla a nome della Lombardia con i Capi di Stato), le osservazioni di Giancarlo Galan, le critiche di Enzo Ghigo, le bordate di Francesco Storace. Quando poi, un paio di mesi fa, i governatori si sono messi di traverso criticando apertamente le lungaggini della legge sulla devolution e chiedendo a gran voce l'applicazione del federalismo varato dal centrosinistra, i rapporti tra il leader della Lega e i presidenti regionali si è incrinato definitivamente.
Oltretutto ogni provvedimento che esce dalle stanze del ministro delle Riforme in campo di ordinamento statale viene poi passato al setaccio dalla Conferenza Stato Regioni, ovvero deve ottenere l'ok proprio dai governatori o dai loro rappresentanti. Quanto basta per far saltare i nervi a uno da sempre abituato ad esercitare in solitudine l'arte del comando come Bossi.
Quindi il senatur ha deciso di cambiare rotta: quando nei prossimi mesi si discuterà la seconda parte della devolution con la modifica del titolo V della Costituzione, è probabile che il potere dei governatori venga radicalmente limitato.
Il laboratorio politico di tale scenario è il Friuli Venezia Giulia. Una decina di giorni fa la regione a statuto speciale ha varato la nuova legge elettorale regionale che, invece di andare verso l'elezione diretta del presidente, va nella direzione opposta limitandone non poco i poteri: sulla scheda il nome del candidato è solo indicativo e, se il presidente decade, il consiglio ne elegge un altro senza dover tornare al voto. In pratica, si tratta di una legge proporzionale con premio di maggioranza e sbarramento al 4 per cento, fortemente voluta, manco a dirlo, dalla Lega, che qui governa con Forza Italia e Alleanza nazionale.
"Il Friuli Venezia Giulia è una realtà troppo complessa per essere governata in modo troppo accentrato - spiega la vicepresidente regionale Alessandra Guerra, leghista doc - in consiglio regionale sono rappresentate tutte le minoranze etnico linguistiche che devono poter controllare le scelte politiche del presidente. Abbiamo fatto una buona legge che media in modo giusto tra il governatorato e la rappresentanza democratica di tutte le parti con un giusto equilibrio. Mi auguro possa diventare una sperimentazione a livello nazionale".
Ma se Alessandra Guerra, per il suo ruolo istituzionale, deve essere diplomatica, lo sono molto meno altri esponenti friulani del carroccio. "Si è voluto limitare uno strapotere del governatore che altrimenti godrebbe di un margine di manovra troppo alto su giunta e consiglio mettendo in pericolo gli stessi principi democratici - afferma il capogruppo leghista in Regione, Claudio Violino - Formigoni e Galan sono quasi dei dittatori in grado di ricattare il consiglio e i partiti che li hanno fatti eleggere. Anche nelle altre regioni stanno cercando di correre ai ripari: mi risulta che in Veneto e in Piemonte, infatti, stiano studiando una correzione attraverso una legge ordinaria per limitare i poteri del presidente e aumentare la facoltà di controllo del consiglio regionale a cui, non dimentichiamolo, spetta la facoltà legislativa".
Ne fa una questione di filosofia politica, invece, il consigliere regionale Beppino Zoppolato: "Si elegge l'uomo o il programma? La persona o un'idea? Io propendo per la seconda ipotesi, quindi non è giusto che, se cade il governatore, si debba tornare al voto. La devolution non deve sostituire il centralismo statale con quello regionale, altrimenti le nostre battaglie di anni non sono servite a niente".
Ora la legge voluta con forza dalla Lega è passata, ma la partita non è chiusa. Nonostante il voto compatto, infatti, alcuni esponenti di An e Forza Italia già dal giorno dopo hanno iniziato a criticarla. "Gli alleati devono essere interlocutori credibili - dice Violino - non possono prima votare a favore e poi chiamarsi fuori. Al limite si può capire An, da sempre presidenzialista, ma certamente non Forza Italia".
Ora però sulla nuova normativa aleggia il fantasma del referendum confermativo chiesto a gran voce dalle forze di opposizione: se verranno raccolte le firme, a settembre si andrà al voto popolare che, stando alle avvisaglie di questi giorni, rischia di mandare in pezzi l'alleanza di centrodestra. E se la legge non dovesse essere confermata, lo schiaffo brucierà soprattutto per la Lega.
Tanto più Riccardo Illy, possibile candidato del centrosinistra alle prossime regionali (giugno 2003), ha detto chiaramente che accetterà di presentarsi solo se ci sarà l'elezione diretta del presidente come nelle altre regioni. Insomma, la legge elettorale friulana è diventata un terreno su cui tutti hanno deciso di giocare la loro partita. Il cui esito rischia di turbare il sonno anche a Formigoni, Storace & C.
(1 APRILE 2002; ORE 11:40)
A me sta cosa sa tanto di interesse di bottega: cosa vuol dire togliere l'elezione diretta del presidente della regione?Che verrebbe nominato a elezioni avvenute?Cioe' che io voterei alla cieca?
Non mi sta per niente bene.
Cara Lega o si fa i padani e si agisce come tali o si e' itagliani e si fa i furbi come al solito,pronti a cambiare idea seconda delle occorrenze.




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