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  1. #1
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Appello alla società civile del mondo - Basta con la congiura del silenzio

    APPELLO ALLA SOCIETA' CIVILE DEL MONDO
    Basta con la congiura del silenzio


    Noi firmatari di questo appello riteniamo che a breve si scatenerà un'offensiva israeliana all'interno dei Territori Palestinesi Occupati e che un tale attacco senza precedenti richieda una risposta della società civile globale altrettanto senza precedenti. Per questo motivo esortiamo la società civile di tutto il mondo - comprese le organizzazioni per i diritti umani, i gruppi di solidarietà e i singoli individui - ad agire direttamente per fermare la belligerante occupazione militare israeliana della striscia di Gaza e della Cisgiordania, compresa Gerusalemme est. Venerdì le forze occupanti israeliane hanno invaso il quartiere generale del presidente Yasser Arafat a Ramallah, proseguendo la lunga e sistematica campagna per indebolire, umiliare e distruggere la leadership politica palestinese. Le truppe israeliane hanno anche ripreso pieno controllo di Ramallah e imposto un coprifuoco totale.

    Contemporaneamente, ufficiali israeliani hanno dato il via a un rafforzamento militare massiccio, mobilitando anche 10 mila riservisti dell'esercito, preparandosi a una guerra apertamente dichiarata in tutti i Territori Occupati Palestinesi che promette di essere ampia, prolungata e sanguinaria.

    Nel corso del mese, la crescita degli attacchi israeliani - omicidi volontari, cannoneggiamenti e bombardamenti aerei indiscriminati, soffocamento economico e sociale completo e distruzione a tappeto di case e dell'agricoltura - sono culminati in vere e proprie invasioni dei campi profughi e dei villaggi che hanno ucciso centinaia di civili.

    Le dichiarazioni odierne del primo ministro Ariel Sharon, in cui si riferiva ad Arafat come al «nemico» e in cui parlava della necessità di «estirpare il terrorismo palestinese ovunque esista» indicano che tali attacchi riprenderanno presto, con ferocia e raggio d'azione maggiori e che porteranno a conseguenze disastrose.

    Sono anni che i gruppi della società civile palestinese avvisano che la libertà di Israele di agire come stato al di sopra della legge mina in maniera sostanziale le possibilità di arrivare a una pace giusta e duratura.

    Dopo decenni di occupazione, apartheid, pulizia etnica e 18 mesi di guerra totale contro una popolazione civile, chiediamo alla comunità internazionale di non aspettare massacri come quello di Sabra e Shatila nel 1982; è adesso il momento di agire.

    Il sostegno alla popolazione palestinese mostrato dai gruppi di solidarietà internazionale, in dichiarazioni, visite e iniziative è stato inestimabile durante questa crisi.

    Ora è giunto il momento che la società civile del mondo intero utilizzi il momentum che ha generato e l'integrità etnica che è riuscita a dimostrare per richiedere azione immediata dai governi per porre termine all'occupazione, che è la radice del conflitto.

    I governi, compresi quelli che si stanno incontrando alla Commissione Onu dei diritti umani, devono essere sottoposti a pressioni chiare e dirette da parte dei loro cittadini affinché ottengano immediatamente da Israele il rispetto della quarta Convenzione di Ginevra e il ritiro completo dai Territori Occupati come passi necessari per arrivare a una pace giusta e duratura.

    A tal fine chiediamo a tutti coloro che si oppongono all'occupazione, all'apartheid, alla pulizia etnica e ai crimini di guerra, che si impegnano per la giustizia e la pace, che sono in grado di dire la verità al potere, di :

    1. Alzare la voce per interrompere la congiura del silenzio tra i governi che permettono a Israele, che gode di sostegno illimitato e incondizionato dagli Usa, di compiere crimini di guerra e altre violazioni del diritto internazionale umanitario rimanendo impunito.

    2. Di dimostrare pubblicamente, in maniera chiara e forte davanti ai loro governi e alle organizzazioni internazionali e richiedere protezione immediata ed effettiva per i civili palestinesi nei Territori Occupati Palestinesi, attraverso proteste, cortei, campagne sui mezzi di informazione e altri mezzi pacifici.

    3. Di richiedere ai governi di non aiutare più militarmente lo stato di Israele, sospendere gli aiuti economici, sostenere la necessità di perseguire i criminali di guerra e chiedere ad altri stati di fare altrettanto.

    4. Continuare e intensificare le attività inserite nella campagna sistematica per porre fine all'occupazione, apartheid, pulizia etnica e crimini di guerra nei Territori Palestinesi Occupati e per sostenere i diritti legittimi e le aspirazioni dei palestinesi.

    E' arrivato il momento di agire direttamente, poiché il modello di oppressione crescente e brutalità cui abbiamo assistito negli ultimi 18 mesi si muove inesorabilmente verso un disastro le cui conseguenze possiamo solo cominciare a immaginare.

    In queste scure ore di sofferenza e decisa resistenza, siamo sicuri che il peggio debba ancora venire ma siamo altrettanto sicuri che, con il sostegno della società civile globale in questo momento cruciale, la pace e la giustizia prevarranno.

    ***Heydar Abdel ShafiHanan AshrawiMustafa BarghoutiAzmi BisharaRana NashashibiEyad SarrajKhader ShkiratRaji Sourani

  2. #2
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito

    Cuore di Londra
    20 mila per la Palestina nella capitale inglese

    ORSOLA CASAGRANDE

    LONDRA - Hanno sfilato per le vie del centro per dire no a una possibile guerra contro l'Iraq, ma soprattutto per gridare orrore e sdegno per l'aggressione militare di Israele contro i palestinesi. Più di ventimila persone hanno aderito all'appello del comitato inglese contro la guerra e della campagna per il disarmo nucleare. E' stata la quarta manifestazione che nel giro di cinque mesi ha letteralmente invaso Trafalgar Square. Colorato, rumoroso, anche ieri il lungo corteo è partito da Hyde Park e ha percorso le zone più turistiche e note della capitale inglese. Migliaia le bandiere palestinesi e le kufia: quel che sta accadendo in Palestina è non solo da condannare, ma avviene perché, e lo hanno ribadito in molti anche dal palco, gli Usa hanno avallato questa ennesima, violenta aggressione di Sharon. Petizioni, appelli, incontri si moltiplicano anche a Londra per dire stop al massacro dei palestinesi e per dire no all'assedio del leader dell'Olp, Yasser Arafat. La manifestazione di ieri, nata originariamente come ennesimo atto di condanna della «guerra al terrorismo» ingaggiata dai governi americano e inglese, si è necessariamente trasformata in un appello a fermare il massacro in Palestina: le voci unanimi sono state tante. Dal palco gli interventi hanno confermato che nelle prossime settimane gli sforzi e le manifestazioni per i palestinesi si moltiplicheranno. I sindacati erano presenti in forza nel corteo con i loro striscioni perché, dicono, non solo bisogna mostrare al governo Blair che questa guerra non è certo combattuta «in nome dei lavoratori», ma anche dire non a una politica interna che punta tutto sulle privatizzazioni dei servizi pubblici e liquida il sindacato etichettandolo come «vetero».

    Numerosa la presenza della comunità islamica, minacciata e discriminata anche in Gran Bretagna, soprattutto dopo l'approvazione da parte del parlamento di una delle leggi più repressive degli ultimi tempi che prevede l'internamento senza processo di persone sospettate di terrorismo. Sfilano Globalise Resistance (una specie di social forum) e il Socialist Workers Party, tantissime le bandiere degli antinuclearisti e quelle della Socialist Alliance (il cartello che ha unito diverse anime della sinistra extra Labour alle elezioni). C'é lo striscione di Rifondazione, che a Londra ha una sezione e quello delle studentesse dell'Essex. Sul palco il deputato della sinistra Labour Jeremy Corbyn che ha firmato, assieme ad altri centoquaranta deputati, la mozione che dice no ad un intervento armato in Iraq.


    FRANCIA
    Cortei contro Sharon

    Migliaia di manifestanti hanno sfilato ieri per le strade di Parigi Bordeaux, Marsiglia, Lione e Strasburgo al grido di «Arafat libero», chiedendo uno stato palestinese indipendente. Circa 2.500 persone hanno marciato davanti al parlamento europeo e alla corte dei diritti dell'uomo sventolando bandiere palestinesi urlando slogan come «Bush, Sharon assassini. Europa complice». «Questa manifestazione non è fatta per portare il conflitto mediorientale in Francia ma per dimostrare il nostro supporto alla causa palestinese», spiega Mohamed Latreche, presidente del partito musulmano in Francia che ha organizzato la marcia. Piccole scaramuccie si sono avute prima che iniziasse la marcia tra gli organizzatori e un piccolo gruppo di tedeschi impegnati a urlare slogan antisemiti. A Lione, dove la notte tra venerdì e sabato due automobili incendiate sono state lanciate contro una sinagoga, almeno 6.000 persone si sono radunate nella piazza centrale scandendo slogan come «Non c'è pace senza giustizia». A Parrigi un migliaio di manifestanti hanno chiesto una forza di protezione internazionale per i palestinesi, mentre nel sud di marsiglia circa duemila persone hanno presidiato il consolato israeliano gridando «Sharon SS», e «Libertà per Arafat». «sto marciando oggi perché entrambi i popoli sono in pericolo - spiega Mireille Tal Delamarre, membro dell'Unione degli ebrei francesi per la pace - la decisione presa dal governo Sharon va contro la sicurezza stessa di Israele... è un suicidio», aggiunge. La Francia, uno dei primi paesi occidentali che ha difeso la creazione di uno stato palestinese indipendente, ha condannato l'attacco israeliano contro la residenza di Arafat. Il presidente Jacques Chirac ha ripetuto un appello al senso di responsabilità del primo ministro Ariel Sharon e di Yasser Arafat affinché facciano qualsiasi cosa per porre fine alla violenza, insistendo che il leader palestinese resti la legittima autorità del suo stato.


    GERMANIA
    Protesta in piazza a Berlino

    Un migliaio di dimostranti, molti dei quali palestinesi, hanno marciato attraverso il centro di Berlino nella mattinata di sabato. Contro uno «Sharon assassino e fascista», e uno stato israeliano «killer di bambini», alcuni di loro hanno dato fuoco a bandiere israeliane in segno di solidarietà con il popolo palestinese contro l'occupazione del governo israeliano. Contemporaneamente dal governo israeliano arrivava l'annuncio dell'incursione dei suoi soldati nel quartier generale di Arafat.

    il manifesto 31 marzo 2002


  3. #3
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito

    Betlemme, duecento pacifisti davanti ai carrarmati

    Circa duecento pacifisti stranieri, simpatizzanti della causa palestinese, si sono schierati oggi pomeriggio davanti ai carri armati israeliani che si sono concentrati posizionandosi per penetrare nell'abitato di Betlemme. Lo si apprende da uno dei circa quaranta attivisti italiani che partecipano all'operazione: l'intento dichiarato e' quello di allestire una barriera umana di pacifisti, per dissuadere i militari dalla enetrazione. I duecento attivisti provengono prevalentemente dall'Europa, ma ci sono anche cittadini giapponesi e statunitensi.

    Agi (lunedì 1 aprile)

  4. #4
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito

    Betlemme, l'esercito spara su pacifisti

    L'esercito israeliano ha attaccato un gruppo di pacifisti e giornalisti a Betlemme, prima lanciandogli contro un carroarmato e poi sparando colpi di arma da fuoco. Sette persone (tra cui un giornalista) sono stati feriti e ricoverati nell'ospedale della città. Lo riferisce Radiogap.

    red (lunedì 1 aprile)

  5. #5
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito

    Medio Oriente. Tulkarem e Betlemme come Ramallah: i carri armati israeliani avanzano fra le case



    Gerusalemme, 1 aprile 2002

    Carri armati israeliani stanno avanzando verso il centro di Tulkarem, in Cisgiordania, sparando sulle case lungo la strada. Lo hanno detto all'Ansa fonti locali.

    Carri armati verso Betlemme
    Carri armati israeliani stanno dirigendosi verso la città di Betlemme, in Cisgiordania. Lo riferiscono all'Ansa testimoni oculari, secondo cui i carri armati sono già arrivati al campo profughi di Deheishe.
    Circa duecento pacifisti stranieri, simpatizzanti della causa palestinese, si sono schierati oggi pomeriggio davanti ai carri armati israeliani che si sono concentrati posizionandosi per penetrare nell'abitato di Betlemme.

    "Attaccheremo i terroristi con tutti i mezzi", ha detto il ministro della difesa israeliano Ben Eliezer parlando stamani alla radio di stato israeliana, perchè "nel mese di marzo hanno perso la vita 150 israeliani in attentati terroristici, fra cui famiglie intere". "Difenderemo le nostre case, le nostre famiglie, e i nostri figli", ha promesso il ministro israeliano. "Intendiamo catturare tutti i ricercati, a qualsiasi costo, per processarli - ha detto Ben Eliezer - perchè sono loro i responsabili dei sanguinosi attentati perpetrati contro la nostra popolazione civile".

    Violenti combattimenti a Ramallah
    Un bombardamento è in corso su un edificio vicino al quartier generale del presidente dell'Autorità palestinese Yasser Arafat, a Ramallah, in Cisgiordania. Lo riferiscono fonti palestinesi.

    I combattimenti a Ramallah si stanno intensificando, con cannoneggiamenti e mitragliamenti che vengono avvertiti nel centro della città, vicino al quartier generale del presidente palestinese Yasser Arafat, sempre barricato nel suo ufficio. Lo hanno riferito testimoni sul posto.

    I testimoni hanno aggiunto che, in questo momento, il capoluogo della Cisgiordania viene anche sorvolato da elicotteri da combattimento israeliani.

    Otto soldati israeliani sono rimasti feriti oggi nell'esplosione di una bomba mentre perquisivano una casa a Qalqilya, in Cisgiordania. Lo ha detto all'Ansa il facente funzione sindaco Abu Ayma. Uno dei feriti è grave, ha aggiunto il sindaco. Il centro della città è interamente presidiato da carri armati, che sono entrati questa notte. Sparatorie sono in corso. Il sindaco ha detto che la città "è pronta a resistere ad oltranza all'occupazione e non alzerà mai bandiera bianca".

    Gli israeliani stanno andando di casa in casa ed hanno già effettuato 26 arresti. Fra gli arrestati ci sono anche dei ricercati dagli israeliani per gli attentati degli ultimi 18 mesi. La città, dove è stato imposto il coprifuoco, è senza acqua ed elettricità e scarseggiano medicinali e prodotti alimentari.

    L'ospedale di Ramallah, in Cisgiordania, ha ricevuto finora 25 cadaveri di palestinesi morti nell'incursione israeliana in corso in questi ultimi
    quattro giorni. Lo ha detto all'Ansa, il primario dell'ospedale Munzer Sharif. "Non abbiamo idea di quanti morti e feriti ci siano realmente - ha detto il dottor Sharif - non possiamo far circolare le nostre ambulanze".

    Ucciso un bambino palestinese a Gaza
    Un bambino palestinese di 10 anni è stato ucciso oggi dal fuoco di soldati israeliani a Rafah, nel sud della striscia di Gaza. Lo hanno reso noto fonti ospedaliere palestinesi. Il bambino è stato colpito da un proiettile al petto, secondo quanto dichiarato dal direttore dell'ospedale di Rafah, Ali Musa.

    RaiNews24


  6. #6
    SENATORE di POL
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    Predefinito Il punto di vista del paese vittima dell'aggressione criminale terrorista: Israele

    da www.israele.net:

    " Terroristi palestinesi ricercati si nascondevano negli uffici di Arafat. Hanno tentato di sottrarsi all'arresto con la complicita' di alcuni attivisti e giornalisti europei .

    1 aprile 2002

    Un gruppo di circa 20 terroristi palestinesi, alcuni dei quali responsabili dell'assassinio del ministro israeliano Ze'evi e che dovevano essere ufficialmente nelle prigioni di Arafat, erano invece "ospiti" e protetti negli uffici del presidente palestinese. Domenica i terroristi ricercati hanno tentato di fuggire dagli uffici di Arafat a Ramallah mescolandosi a un gruppo di giornalisti e attivisti europei (tra i quali alcuni sedicenti "pacifisti" italiani e membri del movimento "No Global" ) che erano entrati domenica negli uffici di Arafat nonostante il divieto dei soldati israeliani.
    Un comunicato delle Forze di Difesa israeliane ha precisato che alcuni stranieri, inclusi alcuni giornalisti, sono stati arrestati perche' offrivano una copertura intenzionale a elementi criminali palestinesi .
    Gli attivisti, quasi tutti europei, avevano marciato e forzato linee militari israeliane per entrare negli uffici di Arafat, ignorando gli spari in aria di avvertimento dei soldati israeliani. Una delle attiviste, la francese Claude Liutique, aveva dichiarato: "I soldati israeliani sappiano che puntano le armi anche contro cittadini europei". I sedicenti "pacifisti" europei si vantano infatti di voler fare da "scudi umani" per proteggere i palestinesi. Non risulta che abbiano intenzione di offririsi come scudi umani nei ristoranti e sugli autobus israeliani per proteggere i civili israeliani .
    Il responsabile dell'ufficio-stampa delle Forze di Difesa israeliane ha dichiarato che Israele condanna la penetrazione violenta del gruppo di civili negli uffici di Ramallah e che i membri del gruppo hanno violato la "zona militare chiusa", mettendo in pericolo le proprie vite e quelle dei soldati israeliani .
    (Maariv, 31.03.02)
    "

    Shalom!

  7. #7
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    Predefinito

    Vergogna.

    Non una parola sugli attentati terroristici che gli arabi compiono ai dani degli israeliani.

    Vergogna, vergogna, vergogna.

  8. #8
    SENATORE di POL
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    Predefinito Re: Il punto di vista del paese vittima dell'aggressione criminale terrorista: Israele

    Originally posted by Pieffebi
    da www.israele.net:

    " Terroristi palestinesi ricercati si nascondevano negli uffici di Arafat. Hanno tentato di sottrarsi all'arresto con la complicita' di alcuni attivisti e giornalisti europei .

    1 aprile 2002

    Un gruppo di circa 20 terroristi palestinesi, alcuni dei quali responsabili dell'assassinio del ministro israeliano Ze'evi e che dovevano essere ufficialmente nelle prigioni di Arafat, erano invece "ospiti" e protetti negli uffici del presidente palestinese. Domenica i terroristi ricercati hanno tentato di fuggire dagli uffici di Arafat a Ramallah mescolandosi a un gruppo di giornalisti e attivisti europei (tra i quali alcuni sedicenti "pacifisti" italiani e membri del movimento "No Global" ) che erano entrati domenica negli uffici di Arafat nonostante il divieto dei soldati israeliani.
    Un comunicato delle Forze di Difesa israeliane ha precisato che alcuni stranieri, inclusi alcuni giornalisti, sono stati arrestati perche' offrivano una copertura intenzionale a elementi criminali palestinesi .
    Gli attivisti, quasi tutti europei, avevano marciato e forzato linee militari israeliane per entrare negli uffici di Arafat, ignorando gli spari in aria di avvertimento dei soldati israeliani. Una delle attiviste, la francese Claude Liutique, aveva dichiarato: "I soldati israeliani sappiano che puntano le armi anche contro cittadini europei". I sedicenti "pacifisti" europei si vantano infatti di voler fare da "scudi umani" per proteggere i palestinesi. Non risulta che abbiano intenzione di offririsi come scudi umani nei ristoranti e sugli autobus israeliani per proteggere i civili israeliani .
    Il responsabile dell'ufficio-stampa delle Forze di Difesa israeliane ha dichiarato che Israele condanna la penetrazione violenta del gruppo di civili negli uffici di Ramallah e che i membri del gruppo hanno violato la "zona militare chiusa", mettendo in pericolo le proprie vite e quelle dei soldati israeliani .
    (Maariv, 31.03.02)
    "

    Shalom!
    E si da anche credito agli antiglobal....quelli che hanno dato prova di civiltà devastando Genova dopo goteborg, Praga, Nizza, Napoli..., e che recentemente hanno portato le loro civili violenze (non da poco) anche a Barcellona (dove hanno tirato molotov contro ambulanze che assistevano poliziotti spagnuoli feriti).

    Shalom!!!

  9. #9
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    Predefinito

    Originally posted by Jan Hus
    Vergogna.

    Non una parola sugli attentati terroristici che gli arabi compiono ai dani degli israeliani.

    Vergogna, vergogna, vergogna.
    Hai ragione, rimedio io:
    VIVA L'EROICA RESISTENZA PALESTINESE!

  10. #10
    Roderigo
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    I carri armati di Tel Aviv distruggono le infrastrutture per l'acqua potabile a Ramallah. Qalqiliya occupata.


    GERUSALEMME – L’aveva detto, Sharon, nel discorso alla Nazione trasmesso in diretta radio e tv in uno degli shabbat più violenti e drammatici che Israele ricordi: “Siamo in guerra per difendere la nostra casa, ma vinceremo”. E, nel quarto giorno di assedio al “responsabile unico del terrorismo” Arafat, il premier israeliano ha tutta l’intenzione di tener fede alla sua parola da ex-generale. Non più solo Ramallah, ma anche Betlemme, Qalqilya, Tulkarem sono nel mirino di un esercito israeliano già rafforzato dal 95% dei 20 mila riservisti richiamati nei giorni scorsi è già partito in missione. Secondo fonti militari israeliane, l'esercito intende gradualmente entrare in tutte le città della Cisgiordania alla ricerca di terroristi

    Scontri a Ramallah, Betlemme sotto assedio
    Mentre Arafat continua ad essere confinato nelle due stanze al primo piano del suo quartier generale, per le strade di Ramallah i combattimenti si fanno più aspri di ora in ora: non bastassero i colpi di mitra e di cannone (bombardato un edificio vicino alla sede dell’Anp), Tsahal, l’esercito israeliano, ha deciso di impiegare anche gli elicotteri da combattimento, che, secondo, testimoni, stanno sorvolando il capoluogo della Cisgiordania. I soldati continuano i rastrellamenti casa per casa, aprendosi il varco con la dinamite, e i carri armati circondano l’ospedale, impedendo le operazioni di soccorso. Il tutto mentre il governo israeliano ha deciso di espellere il gruppo di pacifisti no-global, guidato dal francese Josè Bovè, che ieri era riuscito a incontrare Arafat. Situazione drammatica anche a Betlemme, di fatto isolata da ieri sera da uno spiegamento di tank israeliani: in ospedale non ci sono più medicinali e, per trasportare i feriti, le ambulanze devono disporre di un lasciapassare speciale fornito dai militari israeliani.

    Il Nuovo 1 aprile 2002

 

 
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