Il Papa scuote Usa e Ue: fermate la guerra in Medio oriente
di Alceste Santini
Senza mai nominarlo, il papa critica Sharon
Lo accusa di fomentare odio e divisione
Parla di "Calvario" per i due popoli in guerra
E ammonisce l'Usa a non fare come Ponzio PIlato
Con la forza del profeta che osa scuotere le coscienze più chiuse di fronte alla tragedia che si sta consumando in Terra Santa, Giovanni Paolo II ha invitato nel lunedì di Pasqua tutti a "pregare per gli abitanti di Betlemme, la città della nascita di Gesù, la quale, in questo momento, sta vivendo ore difficili e si trova in grave pericolo perché giungono notizie tristi e preoccupanti, che hanno turbato l'atmosfera religiosa di Pasqua, che dovrebbe essere festa di pace, di gioia e di vita".
Senza menzionare Ariel Sharon, lo chiama in causa per non aver risparmiato, neppure il giorno della resurrezione di Gesù, la città di Betlemme dove egli nacque più di duemila anni fa, facendola invadere dai suoi carri armati.
Un'accusa durissima a chi sta oggi trasformando una Comunità come quella israeliana, che si richiama al comune padre Abramo insieme ai cristiani e musulmani, in una "causa di divisione e di odio", ma, al tempo stesso, si rivolge alla Comunità internazionale, e in primo luogo all'Onu e agli Stati Uniti, dicendo loro che, " di fronte ad una tragedia davvero grande, non possono rimanere silenziosi e inerti senza far seguire alle denunce atti concreti e di solidarietà", perchè "tutti ritrovino il mutuo rispetto e il leale negoziato".
Si continua, invece, a sparare e a distruggere non considerando che questa strategia ha già portato ad un vicolo cieco, al di là del quale c'è solo morte, come hanno dimostrato i fatti tragici di queste ultime settimane, per cui solo gesti coraggiosi e saggi che fermino la violenza possono riaccendere la speranza.
E, in attesa di un rinsavimento generale, Giovanni Paolo II fa sapere a tutti che "con grande apprensione e dolore il Papa è vicino a questi nostri fratelli e sorelle come lo è anche la Chiesa intera che prega e lavora perché presto abbia fine un così doloroso Calvario". E' la prima volta che Papa Wojtyla ha evocato, quasi gridando, l'immagine tragica del Calvario per sottolineare che, in questo momento, Gerusalemme, Betlemme, Nazareth e tutta la Terra Santa con le popolazioni israeliane e palestinesi, ferite e sgomente, stanno rivivendo il giorno della crocifissione di Gesù, quando si cadde nell'orrore e nella disperazione.
Oggi, come allora, le popolazioni sono divise tra chi voleva crocifiggere Gesù e chi Barabba. Mentre chi, oggi, potrebbe intervenire decisamente per porre fine ad un così inaudito quanto insensato massacro - il Papa allude allo'Onu, agli Stati Uniti, all'Unione Europea che parlano ma non fanno - si comporta come Pilato.
Giustamente, il cardinale Carlo Maria Martini ha osservato che il cuore di ogni sincero credente nel Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, di Ismaele e di Gesù Cristo, "non può non sentirsi ferito dalle continue, atroci violenze che, anche con suicidi disperati, insanguinano Israele e i territori palestinesi" per cui tutto sta cadendo nell'aridità, sia la Pasqua cristiana sia quella ebraica. Accecati dall'odio non ci si accorge che vanno perdendo di significato anche alcuni riti come il pregare davanti al Muro del Pianto, entrare senza scarpe per pregare nella Moschea di Omar, raccogliersi in preghiera nel Sepolcro vuoto di Gesù.
Quanto di sinistro va accadendo sta davvero, come ha detto qualche tempo fa il Papa allarmato, sta davvero "sfigurando il volto della Terra Santa" per cui, se non ci sarà presto una svolta con il ritorno di tutti alla ragione, i Luoghi Santi saranno visitati dagli archeologi, dagli storici per le loro ricerche, ma non più dai fedeli delle tre religioni monoteiste.
(1 aprile 2002, ore 150)




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