Appare chiaro che i colpevoli del tremendo delitto sono in primo luogo i brigatisti che hanno organizzato l'agguato contro un uomo indifeso e in secondo luogo il ministero degli Interni che non ha mosso un dito di fronte alle denunce dei servizi segreti, di Maroni e dello stesso Biagi che aveva ricevuto minacce telefoniche.
Sul Giornale di Berlusconi ha pubblicato un bell'editoriale Paolo Guzzanti, secondo cui è "il momento della vergogna" per chi in queste settimane si è opposto alla riforma dell'articolo 18: "adesso si attende il concerto dei birignao, quello delle solite parti in commedia che serviranno a tutti a prendere le distanze (un assassinio è pur sempre imbarazzante per chi si trova, comunque la si voglia mettere, dalla parte di chi uccide al buio le persone colpevoli di pensare) e deprecare la stessa violenza che hanno contribuito ad evocare".
Il momento della vergogna è quello di Guzzanti e di Scajola, per quello che hanno scritto e non fatto.
Mercoledì 20 Marzo 2002, 139
Biagi: Maroni, Avevamo Chiesto a Viminale Sua Tutela
(ASCA) - Roma, 20 mar - Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, conferma che piu' volte al Viminale aveva chiesto di ripristinare la scorta per Marco Biagi, ucciso ieri sera a Bologna. Maroni, sollecitato dai giornalisti a Montecitorio, dice: ''Si', e' vero, lo avevo chiesto. Ci sono dei documenti e quindi e' inutile negarlo. Ma sono ormai dettagli che non hanno piu' importanza''.
Mercoledì 20 Marzo 2002, 14:27
Persico, Professore Aveva Ricevuto Minacce
Bologna, 20 mar. - (Adnkronos) - Il procuratore reggente di Bologna Luigi Persico ha confermato oggi, in un incontro in procura, che "il professor Biagi, in epoca non troppo lontana, era stato oggetto di minacce". Al consulente del ministro del Lavoro Roberto Maroni, stando a quanto ha detto il procuratore, sarebbero arrivate numerose lettere minatorie e soprattutto telefonate. L'indagine fu affidata al pm bolognese Giovanni Spinosa, che pero' ha chiuso il fascicolo il 21 settembre 2001 senza essere arrivato ad incriminare alcunche'.
Panorama 15.3.2002
i servizi segreti paventano il rischio di un attentato come quello che nel maggio 1999 costò la vita a Massimo D'Antona, consulente del ministero del Lavoro. E se all'epoca di D'Antona sul piatto c'era la riforma della concertazione sindacale oggi, nel centro del mirino dei terroristi, ci sarebbero soprattutto gli esponenti delle istituzioni impegnati su temi caldi come l'abolizione dell'articolo 18 su cui governo e sindacati si stanno scontrando da mesi. Ed è chiaro che in cima alla lista dei potenziali obiettivi delle nuove Brigate rosse, anche se non espressamente citati nella relazione, ci sono il ministro del Welfare, Roberto Maroni, e i suoi collaboratori più stretti che lavorano nell'ombra.




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