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  1. #1
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    Predefinito Una domanda: il problema del male

    Vorrei chiedere all'archimandrita Silvano e all'amico Qoelet qual è il punto di vista ortodosso circa la vexata quaestio del rapporto fra l'esistenza del male nel mondo (inteso sia come malattia e sofferenza psico-fisica, sia come il tangibile verificarsi di quelle che l'uomo percepisce - per usare un termine generico ma che renda l'idea - come "ingiustizie"...) e la bontà e onnipotenza di Dio.

    Salutoni.

  2. #2
    Qoelèt
    Ospite

    Predefinito

    Ciao Tomas, tento di fare solo una breve introduzione all'ampia questione del "male" (per ignoranza non oso andare oltre...).Ci penserà poi l'ottimo padre Silvano a rispondere alla tua domanda (e lo prego di correggere eventuali mie castronerie!)

    Anzitutto il problema del male non si può slegare dal problema del peccato originale. La sua interpretazione ortodossa poi differisce non poco dalla concezione amartiocentrica e legalistica del cattolicesimo romano.
    Prima di ogni cosa non bisogna lasciarsi trarre in inganno da
    considerazioni estranee alla Sacra Scrittura. È ben nota l'ironia scientista
    contro chi sostiene l'origine storica dell'umanità in Adamo ed Eva. E' il
    caso di ripetere, con Galileo, che la Scrittura non insegna come sia fatto il
    cielo ma come si fa per andare in Cielo. Ironizzare sull'esistenza di Adamo
    ed Eva, quando si parla del peccato originale, è depistante. Per tornare a
    vedere le cose in modo corretto, si deve considerare Adamo ed Eva per
    quel che, prima di tutto, sono: il simbolo biblico dell'autonomia
    contrapposto alla teonomia (=la dipendenza da Dio). Il fatto che i Padri
    credessero all'esistenza storica di Adamo ed Eva non li ha concentrati su
    questo particolare per farne un dogma di fede. Essi non avevano la
    mentalità di chi si schierò contro Galileo! Perciò sono andati subito al
    cuore biblico del racconto: la disobbedienza dell'uomo a Dio. Questa, tra
    l'altro, è una prova in più che mostra come la loro attività non fosse
    dedicata a costruire una filosofia ma a rapportarsi con l'Assoluto. "Ciò che
    chiedono e danno i Padri è il cambiamento [dell'uomo attraverso la forza]
    dello Spirito. Se vogliamo accostarli al di fuori di questa realtà, resteranno
    per noi incomprensibili come scrittori e oggetto di disprezzo come
    persone" .

    La disobbedienza adamitica, dunque, è riscontrabile nella vita di ogni
    uomo che vuole porsi a misura e centro dell'universo. Come i progenitori
    dell'umanità anche colui che rivendica la sua autonomia, finisce per
    mietere analoghe conseguenze. Per questo la Scrittura definisce costui
    "insipiente" paragonando la sua opera a quella di chi costruisce la casa
    sulla sabbia .

    Molti Padri sostengono che per l'Apostolo Paolo il peccato dei progenitori ha fatto entrare
    nella creazione il Maligno e con esso la morte. Quello che ogni uomo
    eredita non è la colpa (come nella tradizione franco-agostiniana) ma una
    creazione indebolita e schiavizzata al Maligno il quale vive
    parassiticamente in essa e la tiranneggia con la morte e la corruzione. La
    causa della morte, della corruzione e del male, non sono attribuibili ad un
    Dio antropomorficamente adirato contro l'uomo ma al Maligno. Gesù
    Cristo non è venuto a cancellare una colpa, a pagare un debito a Dio
    (Anselmo d'Aosta) o a Satana (Origene) ma a liberare l'uomo dall'incubo
    della morte distruggendo la morte stessa. "Con la morte hai sconfitto la
    morte" - canta l'Oriente cristiano la domenica di Resurrezione. Se la
    vita finisse al momento in cui moriamo sarebbe giusto cercare di
    possedere e godere il più possibile visto che, come si dice comunemente,
    "ogni lasciata è persa". La dottrina economica del liberalcapitalismo, attraverso
    la prassi consumista, solletica proprio questa caratteristica dell'uomo
    decaduto. Distruggendo l'incubo della morte l'uomo viene salvato dal suo
    ossessivo egoismo. Se crede veramente in Cristo risorto e ne riceve la
    forza, il cristiano può amare come Dio ama, gratuitamente, senza ricevere
    nulla in cambio. In tal modo viene ripristinata l'immagine e la somiglianza
    rovinata dal peccato primordiale . Perciò san Paolo afferma che "se
    Cristo non è risorto ... è vana anche la nostra fede".
    Lo scrittore del libro della Genesi,divinamente
    ispirato,ci dice che dopo la caduta dei Progenitori, Dio,pronunciando la loro condanna,prima di bandirli dal paradiso, "fece all'uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì"(Gn 3,21).Le tuniche di pelle,secondo la spiegazione dei Santi Padri (v.San Giovanni Damasceno in La Fede Ortodossa) stanno a significare la nostra carne che,a causa della caduta,fu alterata:essa perse la sua finezza "spirituale" e ricevette la sua attuale grossolanità (e corruttibilità) "materiale" .

    Non contiunuo oltre e ti lascio a p.Silvano.....

    In Cristo
    Luca

  3. #3
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    Predefinito

    Ti ringrazio per l'immediata e interessante risposta, carissimo Qoelet... Attendo, dunque, l'intervento di Padre Silvano, e poi formulerò qualche considerazione ulteriore...

    Saluti.

  4. #4
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    Question

    Perdonatemi una domanda da neofita. Da dove viene all'uomo l'impulso ad eccedere i limiti creaturali, ad essere come Dio, questo irresistibile impulso che non si acquieta in nulla di creato e piuttosto distrugge pur di eccedere il limite? Se viene dal male, dal diavolo allora si ipotizza un principio maligno contrastante Dio, se viene da Dio stesso bisogna osare il pensiero di portare il male in Dio? Grazie a tutti

  5. #5
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    Predefinito Re: Una domanda: il problema del male

    [QUOTE][i]

  6. #6
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    Predefinito

    [QUOTE]Originally posted by nadda
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    Predefinito Re: Re: Una domanda: il problema del male

    Originally posted by Abrezio
    ...
    la Vita, in natura, esprime solo "ncessità" ke se di profitto sono x alcuni, di dolore e danno lo sono x altri...

    ...

    Non ti pare un Dio un po' sadico, ke oltre a farci imperfetti, ci obbliga a vivere una sola prova, ci getta in una valle di lacrime, ci affianca pericoli e tantazioni costanti x poi castigarci e punirci, x di + eternamente ? non ti sembra ke sia un Deo, l'idolo ke tu evoki, un po' sadico e porkone ?
    Bravissimo, mi trovi d'accordo. Ciò che può apparire male trova la sua origine nella struttura stessa del mondo.

    P.S. Non vorrai perseguitare gli ortodossi come hai fatto coi "katto-kristici"? Tanto per usare le tue terminologie da radical-neuro-filosofo
    2010:

  8. #8
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    Predefinito Re: Re: Una domanda: il problema del male

    Originally posted by Abrezio
    Non ti pare un Dio un po' sadico, ke oltre a farci imperfetti, ci obbliga a vivere una sola prova, ci getta in una valle di lacrime, ci affianca pericoli e tantazioni costanti x poi castigarci e punirci, x di + eternamente ? non ti sembra ke sia un Deo, l'idolo ke tu evoki, un po' sadico e porkone ?
    Caro () Ezio figlio di Abramo,
    io, come forse non sai, sono un cristiano gnostico, e allo stato attuale non ho "evokato" un bel nulla... Anzi ritengo che nel tuo ragionamento, ancorché espresso con la tua simpatica e caratteristica bizzarria, ci siano molti aspetti interessanti... Ho aperto questo thread solo per conoscere la posizione degli ortodossi in merito e, quindi, discuterne...

    Saluti.

  9. #9
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    Predefinito Re: Re: Re: Una domanda: il problema del male

    Originally posted by Ichthys


    Bravissimo, mi trovi d'accordo. Ciò che può apparire male trova la sua origine nella struttura stessa del mondo.
    Appunto... E' qui che intendevo arrivare, ma prima vorrei sentire l'Archimandrita Silvano...

    Saluti.

  10. #10
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    Predefinito

    Carissimi è proprio vero allora quanto diceva Chesterton affermando che quando non si crede più in Dio si è disposti a credere a qualunque sciocchezza. Abrezio è quasi tenero nella sua innocente "fede" nel mito della ragione, del ragionamento previo. Dopo Schopenauer, Nietzsche, Lacan ancora "credi" nella lucidità dell'azione consapevole, nel bene e male declinati come maggiore o minore consapevolezza. E riguardo alle successive incarnazioni chi ne è il soggetto? Non l'anima individuale inesistente nella sua separatezza, nè la Saggezza eternamente consapevole di sè (non ha certo bisogno di conoscersi attraverso le inonsapevolezze individuali, sarebbe contradditorio). Dunque chi?

 

 
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