Ok, mi pare di capire che la musica italiana non tiri troppo da queste parti. E insomma, non c'avete neanche tutti i torti.
Pero' ieri sera i Fluxus mi hanno fatto pensare.
Mi hanno fatto pensare perche' era da tempo che si sentiva il bisogno di una banda italiana con spalle e chitarre grandi che dicesse qualcosa di sensato e lo dicesse bene.
Eppure, conoscendoli da 10 anni, inconsciamente non li avevo considerati.
Perche'?
I Fluxus sono ormai arrivati ad una definizione perfetta del loro suono, ormai oscillante fra i penultimi Sonic Youth e gli ultimi Fugazi. Verbalmente, tengono fede a un raccontato sempre dal taglio sociale (per non dire politico, ma non vorrei si fraintendesse: sono lontani anni luce dai 99posse) che col tempo e' accresciuto in potenza e immagini. L'approccio vocale e' fra Godano e Ferretti, tanto per capirci.
Insomma, per farla breve, mi hanno emozionato.
Un pezzo in particolare - di cui non so il nome - una "voglio una pelle splendida" solo con un testo della madonna - mi ha commosso, evidentemente ispirata a Genova 2001 ma mai - dico mai - autocelebrativa ne' di denuncia.
Una presa d'atto che ".. non c'e'nulla da capire perche' tanto non c'e' piu' niente da fare..", una lama infilata nel petto sussurrando, una rara poesia messa in musica.
Eppure i Fluxus non se li caga piu' nessuno.
Il loro problema? Sono troppo normali.
Sono i ragazzi di pagella rock che pero' sanno suonare.
Manca loro completamente una dimensione visiva, un tratto aspirazionale, quella figaggine necessaria a stamparteli nella memoria.
Peccato. Il rock and roll e' anche necessariamente questo. Ma a chi riesce farne per un po' a meno, consiglio il loro ultimo disco.




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