Difficile per la Casa delle libertà accettare il diktat bossiano secondo cui i sindaci uscenti non si toccano. La mappa delle ardue intese con FI, An e centristi in Lombardia, Emilia, Veneto e Piemonte.
MILANO - La strada della Lega Nord alle prossime elezioni amministrative del 26 maggio era stata indicata chiaramente dal segretario Umberto Bossi al congresso di Assago. Due i punti fondamentali: riproporre anche a livello locale l'alleanza con la Casa delle Libertà, almeno nei comuni con più di 15.000 abitanti. "E' necessario dare un segnale forte di unità: non possiamo governare insieme a Roma e presentarci divisi nelle grandi realtà locali. Non dobbiamo dare nessun margine di vantaggio alla sinistra".
Il secondo punto è un vecchio adagio bossiano che ritorna: senza la Lega, il centrodestra è destinato alla sconfitta. Bossi, dunque, ha dettato la linea. Con una postilla: i sindaci e i presidenti di provincia uscenti della Lega non si toccano e devono essere ricandidati a nome di tutta la Cdl. Ma tra il dire e il fare c'è di mezzo un oceano: da una parte una larga fetta del movimento che non ha mai digerito l'abbraccio a Berlusconi e che aspettava le amministrative per tornare a battagliare 'soli contro tutti'; dall'altra i difficili rapporti a livello locale tra gli esponenti di Forza Italia, An e Lega. Così, se in molti piccoli comuni il Carroccio avrà liste autonome, anche in realtà più grandi i problemi per tenere unita la Cdl non mancano.




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