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    I Have a Dream
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    Predefinito Quel Biagi riformista che scontentava anche Confindustria

    Quel Biagi riformista che scontentava anche Confindustria


    Cambiare l'articolo 18 non piace ai sindacati
    Intervenire sulle collaborazioni non piace alle imprese
    La "modernizzazione" di Biagi avrebbe toccato l'uno e le altre
    Ma il professore guardava con rispetto anche a chi ha dei "tabù".
    "Certamente, la riforma Biagi è quella già all'esame del Parlamento". Il sottosegretario Maurizio Sacconi non ha avuto dubbi, ieri, nel rispondere alla domanda dei giornalisti e affermare che il ddl delega sul mercato del lavoro che contiene, tra l'altro, anche le modifiche all'articolo 18, è la riforma che il professor Biagi, assassinato dai terroristi la sera del 19 marzo, avrebbe voluto.

    Forse, ha ragione il sottosegretario. Chi ha partecipato alle riunioni al ministero del Welfare, poche in verità quelle che hanno coinvolto pubblicamente le parti sociali, sa che il professore modenese riteneva "utile alla
    modernizzazione" (come ripeteva nell' ultima intervista apparsa su Famiglia Cristiana), rimuovere dall'ordinamento italiano il diritto al reintegro in caso di licenziamento ingiusto. Il professore sosteneva che, unici in Europa, non applichiamo "l'equo risarcimento" e che "i contendenti, invece di discuterne pacatamente, ne hanno fatto una bandiera". Biagi, forse anche perché conosceva bene il sindacato, lo avrebbe voluto più solidale e quanto a Cofferati non ne condivideva il linguaggio: "Non può dire - spiegava a proposito del leader della Cgil -che il reintegro nel posto d lavoro sia una questione che attiene ai diritti fondamentali dell'uomo".


    Ma, se tutto questo è vero, come lo è perche il professore l'ha detto, è anche vero Marco Biagi sosteneva che "l'articolo 18 non è una questione decisiva per nessuna delle-parti in causa". Sosteneva, ancora, "che ci sono questioni ben più importanti che incombono: bisogna rendere il part-time più accessibile, occorre regolare le collaborazioni personali e continuative, è necessario riformare il collocamento(...)".

    Non c'è più il professor Biagi tra noi a dirci cosa ne avrebbe fatto oggi dell'articolo 18. Dopo la grande manifestazione della Cgil, dopo la presa di posizione unitaria delle tre confederazioni sullo sciopero generale. Era diventato difficile intervistarlo e, come si è detto, i cronisti erano invitati a non fare troppo il suo nome. Eppure, chi di lavoro si occupa da quale anno, sa che il pallino della modernizzazione e della flessibilità non era una folgorazione degli ultimi anni. Quello "Statuto dei lavori" di cui oggi si torna a parlare (per altro per volontà dell'ex ministro Treu) il professor Biagi l'aveva provato a scrivere molti anni fa, durante i governi di centrosinistra. E con delusione, il 15 gennaio di quest'anno, raccontava il fallimento di quella esperienza a una tavola rotonda voluta a Bologna dal consiglio regionale Unipol emiliano e dalla fondazione Cesar.

    Una bozza non corretta di quel resoconto stenografico riporta in vita un riformista di lungo corso contento di far parte di un ristretto numero di persone che avrebbe vissuto in prima linea una stagione di riforme, La "sua" riforma, però, era il Libro bianco. Il professore definiva quel suo lavoro che l'aveva fatto rinunciare alle ferie "uno strumento di dialogo", "di sinistra", aveva in mente di tenerne lezioni all'università. Sapeva di aver scritto qualcosa che avrebbe dato "un fastidio tremendo", ma non soltanto ai sindacalisti, "Per esempio ieri ero a una occasione in Confindustria - si legge nel resoconto - Sulle collaborazioni coordinate e continuative abbiamo toccato un punto scoperto". "Sono contento di aver partecipato al Libro bianco perche ha dato fastidio a tutti".


    Quel libro, supponeva Biagi "con il fuoco che da tutte le parti si sta organizzando, verrà bruciato un giorno, forse, in un falò talebano" e, forse per evitare questo, il professore l'avrebbe sottoposto per "sei mesi" alle parti sociali. Per poi chiedere loro "che ne pensate?".

    Il professore avrebbe voluto cambiare l'articolo 18, ma sosteneva anche che alle questioni del movimento sindacale "occorre guardare con rispetto". Sosteneva che toccava al "Governo assumere un'iniziativa affinché il no dei sindacati sull'articolo 18 non diventi una scusa per opporsi a tutte le riforme sul mercato del lavoro che sono già all'esame del Parlamento".

    Eccolo Biagi, ecco la sua riforma. Eccolo lo studioso dispiaciuto che il "dibattito sia tutto sull'articolo 18 e
    sull'arbitrato e tutto il resto dimenticaro". Rifletta chi vuoi farlo diventare da morto, quello che non è
    mai stato in vita. Un uomo che non sapeva dialogare.



    Se vuoi amarmi, amami per null'altro che l'amore stesso.
    Non dire mai " io l'amo per il suo sorriso, il volto, il modo di parlare " perchè queste cose col tempo possono cambiare, o cambiare per te.

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito

    Questo è sempre in risposta alle tue considerazioni, Angelo di Centro...
    Se vuoi amarmi, amami per null'altro che l'amore stesso.
    Non dire mai " io l'amo per il suo sorriso, il volto, il modo di parlare " perchè queste cose col tempo possono cambiare, o cambiare per te.

 

 

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