Slovenia, da una fossa comune spuntano i resti di 52 italiani e 15 tedeschi.
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Fra la terra smossa si notano rigonfiamenti uniformi, uno accanto all'altro. Sotto uno strato di fango marrone c'? qualcosa di strano, che ha il colore bianco e grigio delle ossa. Appaiono teschi: uno, due, cinque, dieci, quindici. La fossa ? profonda un metro e mezzo, larga il doppio, e contiene i resti di 67 disgraziati massacrati dai partigiani jugoslavi del maresciallo Tito.Cinquantadue sono italiani e quindici tedeschi, probabilmente militari. Non si esclude per˜ che nella fossa ci possano essere anche civili, deportati nel maggio del 1945 dalla zona di Gorizia e spariti nel nulla. Una storia terribile di esecuzioni sommarie a guerra finita, raccontata in anteprima su "Il Giornale" del 13 marzo 2002.
Le ossa spuntano a grappoli mentre si scava con attenzione e ogni tanto saltano fuori pezzi di orologio, di occhiali, monete italiane contenute in portafogli consumati dal tempo. C'? anche una piastrina, come quella di un soldato tedesco, Martin Amann, numero di matricola 18765/41 E.
I boia hanno ammazzato i prigionieri sparando colpi singoli da distanza ravvicinata, spesso alla nuca. Nel fango vengono trovati anche i bossoli. Alcuni italiani hanno ancora le mani legate dietro la schiena ed un medico sloveno constata che si tratta di giovani tra i venti ed i trent'anni. Alla fine della guerra i partigiani di Tito occuparono Gorizia e deportarono circa quattromila persone, di cui almeno mille sono sparite nel nulla, compresi antifascisti del Comitato di liberazione italiano e 250-300 sloveni.
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Quando a giugno in polonia a Jedwabne hanno trovato i resti di circa 150-200 ebrei uccisi da cittadini polacchi tutti i giornali hanno riportato la notizia. (sottolineo che la comunita' ebraica diceva che erano stati uccisi 1600 ebrei e si e' opposta allo scavo)
Invece questa notizia l`ho scovata solo oggi da questo sito;
www.revisionismo.com
Due pesi due misure.




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