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  1. #1
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Barak - Non basta essere più forti, bisogna anche essere nel giusto

    L'accusa di Barak contro Sharon
    «Non possiamo destituire Arafat»


    G. L.

    Proprio nel giorno in cui l'"altro Israele" è sceso clamorosamente in piazza - con il corteo delle donne pacifiste a Ramallah, brutalmente attaccato dai pretoriani di Sharon - il governo israeliano torna a minacciare un allargamento del conflitto, questa volta per bocca del ministro degli Esteri Peres, sempre più appiattito sulle posizioni del premier. A New York infatti l'ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite Yehuda Lancri, dopo aver confermato che il suo governo non ha alcuna intenzione di rispettare la risoluzione del Consiglio di sicurezza sul ritiro immediato dai Territori, ha consegnato al segretario generale Kofi Annan una lettera in cui appunto Shimon Peres chiede di comunicare ai governi di Siria e Libano che gli attacchi dei "terroristi Hezbollah" potranno provocare "conseguenze allarmanti" per il Medio Oriente. Il riferimento è agli scontri verificatisi nei giorni scorsi nella zona delle cosiddette fattorie di Shebaa, porzione di sud Libano da cui Israele non si è ritirato, due anni fa, con il pretesto che si tratterebbe di territorio siriano e non libanese. Nelle ultime 48 ore i cacciabombardieri israeliani hanno colpito presunte "basi" degli Hezbollah al di là del confine, e la minaccia più o meno implicita è quella di attaccare lo stesso Libano o le truppe siriane di stanza in quel paese. E venendo da Peres l'avvertimento ha un suono sinistro: fu proprio lui infatti, come primo ministro pro-tempore succeduto all'assassinato (per mano israeliana) Yitzhak Rabin, a lanciare nell'aprile 1996 la sciagurata "Operazione furore" contro il Libano, culminata nel massacro di oltre cento profughi nella base dell'Onu a Qana. Il bello è che su questo terreno Peres si vede oggi scavalcato, per così dire, a sinistra da un suo compagno di partito, vale a dire il generale ed ex-premier Ehud Barak, a suo tempo suo avversario nella contesa per la leadership laburista e per la premiership. Barak infatti ha attaccato frontalmente la strategia di Sharon di attacco ai territori palestinesi e ad Arafat personalmente, definendola oltretutto immorale. «Avremo successo (nella lotta al terrorismo, ndr) - ha detto infatti Barak - solo se riusciremo a dimostrare di essere moralmente nel giusto. Nei mesi scorsi abbiano perduto questa superiorità morale, che avevamo dopo le trattative dell'estate 2000 a Camp David. Non possiamo solo essere i più forti - ha concluso - ma dobbiamo anche essere nel giusto». La presa di posizione di Barak è per la verità quantomeno tardiva, dato che è stato proprio lui a permettere la famigerata "passeggiata" di Sharon sulla spianata delle moschee, mandando duemila poliziotti a scortarlo e innescando così la miccia della seconda Intifada; ma come dice il proverbio, meglio tardi che mai. Barak parla se non altro per esperienza vissuta, come ex-premier, come negoziatore a Camp David e come autore del ritiro unilaterale dal sud Libano; ed è significativo che metta apertamente e fermamente in guardia il governo dalla tentazione di rovesciare (o esiliare) Arafat. L'obiettivo nella lotta al terrorismo - dice Barak - non deve essere quello di «mettere alle corde Arafat e schiacciarlo», perché Arafat non può essere assimilato ai terroristi e comunque «sostituirlo non è compito nostro ma dei palestinesi: allo stesso modo di una persona che non può scegliersi i genitori e di un paese che non può scegliersi i vicini, noi non dobbiamo intraprendere nulla per sostituire Arafat. Chiunque scegliessimo al suo posto, sarebbe automaticamente incapace di fare qualcosa. E' tra i palestinesi che deve sorgere una nuova guida». In sostanza Barak fa lo stesso ragionamento del segretario di Stato americano Colin Powell e punta il dito sulla clamorosa mancanza, nella linea Sharon, di una credibile strategia politica per il futuro. Arafat è il leader riconosciuto da tutti i palestinesi, anche da quelli che lo criticano, ed è comunque stato eletto in regolari elezioni; e solo i palestinesi possono decidere se li rappresenta ancora o se deve essere sostituito. E poi, da chi sarebbe costituita - secondo Sharon - la leadership alternativa? Il possibile successore di Arafat alla guida di Al Fatah, Marwan Barghuti, è ora braccato dagli israeliani come "capo terrorista"; e dagli altri nomi da loro indicati a suo tempo, il capo dei servizi di sicurezza Jibril Rajub è stato proprio in queste ore assediato e costretto a una resa umiliante, mentre il presidente del parlamento Abu Ala e il numero due dell'Anp Abu Maizen hanno detto chiaro e tondo di riconoscersi nella leadership di Arafat. Sharon insomma non ha altra strategia se non quella del "pugno di ferro", una strategia controproducente - oltre che infame - che non risolve, anzi aggrava, il problema del terrorismo, impone un prezzo tremendo e inaccettabile ai palestinesi e, come si è visto ieri con l'attacco al corteo delle pacifiste israeliane, corrode nel profondo la stessa società civile dello Stato ebraico.


    Liberazione 04 aprile 2002
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  2. #2
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    Gli Hezbollah hanno riavuto il sud del Libano.
    Non gli basta? Vogliono tutta Israele?
    Si vede che hanno nostalgia delle truppe israeliane in Libano, e vogliono farle tornare.

  3. #3
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    Veramente un bel pezzettino di libano se lo sono tenuti i sionisti e ci hanno pure fatto gli insediamenti.

  4. #4
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    L'articolo di Liberazione è esemplificativo della disinformazione che quel quotidiano fa sistematicamente.

    Barak ha espresso due tesi eminentemente politiche, e cioè:

    1) che Israele stia esagerando e che la politica di Sharon non sta portando da nessuna parte;

    2) che sono gli arabi che devono scegliersi un leader.

    Non ha affatto detto che "Arafat sia il leader giusto", né che "Arafat è l'unico interlocutore possibile", né che "le richieste degli arabi sono giuste", come afferma o sottintende Liberazione, interponendo commenti della redazione a frasi di Barak estrapolate da chissà quale dichiarazione.

    In altri termini, con un'operazione giornalisticamente assai discutibile, Liberazione prende a prestito abusivamente le parole di Barak per dimostrare una tesi che NON E' di Barak, ma del giornale stesso.

    E comunque, se Barak era tanto illuminato, il giornale potrebbe cominciare a spiegare ai suoi lettori come mai Arafat ha fatto di tutto per far vincere Sharon alle elezioni.

  5. #5
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by Jan Hus
    L'articolo di Liberazione è esemplificativo della disinformazione che quel quotidiano fa sistematicamente.
    Barak ha espresso due tesi eminentemente politiche, e cioè:
    1) che Israele stia esagerando e che la politica di Sharon non sta portando da nessuna parte;
    2) che sono gli arabi che devono scegliersi un leader.
    Non ha affatto detto che "Arafat sia il leader giusto", né che "Arafat è l'unico interlocutore possibile", né che "le richieste degli arabi sono giuste", come afferma o sottintende Liberazione, interponendo commenti della redazione a frasi di Barak estrapolate da chissà quale dichiarazione.
    In altri termini, con un'operazione giornalisticamente assai discutibile, Liberazione prende a prestito abusivamente le parole di Barak per dimostrare una tesi che NON E' di Barak, ma del giornale stesso.
    E comunque, se Barak era tanto illuminato, il giornale potrebbe cominciare a spiegare ai suoi lettori come mai Arafat ha fatto di tutto per far vincere Sharon alle elezioni.
    Non c'è alcun bisogno che traduci in modo sbagliato le affermazioni di Barak, esse sono riportate tra virgolette e dicono cose diverse da quelle che vuoi attribuirgli.

    "Avremo successo solo se riusciremo a dimostrare di essere moralmente nel giusto. Nei mesi scorsi abbiano perduto questa superiorità morale, che avevamo dopo le trattative dell'estate 2000 a Camp David. Non possiamo solo essere i più forti - ha concluso - ma dobbiamo anche essere nel giusto»

    Quindi l'opinione di Barak, non è semplicemente che Israele sta esagerando, ma che ha perso la superiorità morale nei confronti dei palestinesi, superiorità morale che invece aveva ai tempi di Camp David. Questa è una tesi di Barak, la tesi di Liberazione è che questa superiorità morale non sia mai esistita.

    "sostituirlo (Arafat) non è compito nostro ma dei palestinesi"

    Non dice che "sono gli arabi che devono scegliersi un leader", come se ora non c'è l'avessero. O come se Barak non riconoscesse ai palestinesi il loro nome, quello della loro identità nazionale. Dice che Israele non può destituire Arafat. E questa è un'opinione di Barak, di Liberazione e del mondo intero.

    Non è vero che Arafat ha fatto di tutto per fa vincere Sharon alle elezioni. Piuttosto Arafat chiese a Barak di non permettere la visita di Sharon alla Spianata delle Moschee, evitando così di far esplodere la polveriera mediorientale proprio in una fase delicata di trattative tra le due parti. Permettendo che Sharon provocasse lal riesplosione dell'intifada e reprimendo in modo sanguinoso una rivolta iniziata soprattutto con dimostrazioni disarmate e lanci di pietre, è stato Barak a fare di tutto per consegnare il paese a Sharon.
    Riconosco tuttavia, che l'atteggiamento di neutralità dei palestinesi nel confronto elettorale, atteggiamento che è venuto meno solo in prossimità delle elezioni, sia stato un grave errore.

    R.

  6. #6
    SENATORE di POL
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    Veramente strano questa mattina su rai 3 hanno detto che in un'intervista rilasciata in diretta ieri a Rai news 24 Barak ha sostanzialmente difeso la linea di Sharon e soprattutto di Peres. Veramente molto strano.

    Shalom!

  7. #7
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    ho letto ieri una intervista su repubblica e barak affermava che arafat era il responsabile morale dell`odio antisareliano.
    cio` non toglie che barak affermi che con la guerra soltanto non si risolve nulla. una tesi che pensano un po` tutti, non solamente lui.
    si tratta di dettagli, non certo di sostanza, le cose che lo dividono da sharon. almeno in questo momento.

  8. #8
    SENATORE di POL
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    Esatto, anch'io la penso così. Barak e Peres sono su posizioni molto simili, soltanto che il secondo ha una carica molto importante nell'attuale governo di UNITA' NAZIONALE, ove non è affatto "schiacciato sulle posizioni di Sharon", ma esprime le posizioni del governo unitario portandovi all'interno le istanze di moderazione e ragionevolezza che lo contraddistinguono, ma che devono fare i conti con l'estremismo fanatico e il terrorismo criminale della parte palestinese. Di fronte alla realtà anche i laburisti sono sempre più costretti a prendere atto della reale natura della politica di Arafat, anche se tengono sempre presente il principio che la pace...la si fa con i nemici, perchè con gli amici c'è già....cosa che Sharon è meno disposto a concedere.
    Le tesi dei comunisti, schiacciate in modo al di la' di ogni ragionevolezza su quelle dell'estremismo "antisionista" di Arafat e compagni, sono pertanto prive di fondamento e le loro analisi lontane dalla realtà....come sempre, dal 1847 in poi.

    Shalom!

  9. #9
    Naufrago
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    Originally posted by Pieffebi
    Veramente strano questa mattina su rai 3 hanno detto che in un'intervista rilasciata in diretta ieri a Rai news 24 Barak ha sostanzialmente difeso la linea di Sharon e soprattutto di Peres. Veramente molto strano.

    Shalom!
    http://www.rainews24.it/ran24/rubriche/next/default.htm

  10. #10
    SENATORE di POL
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    Dunque avevo capito bene: Barak nella sostanza è con il governo di unità nazionale israeliano. Grazie.


    Shalom!

 

 
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