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Discussione: Tomer.com & Pol.net

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    Tomer.com

    Non è un sito, ma un essere umano: un ragazzo israeliano ha deciso di cambiare cognome. Ed ora si chiama come un dominio.

    Forse non tutti sanno che la famiglia reale inglese si chiama Windsor solo dal 1917. Prima si chiamava Hanover. E non è che nel 1917 in Gran Bretagna sia cambiata casa regnante; semplicemente, i Windsor (cioè gli Hanover) sono inglesi quanto me e quanto voi, nel senso che sono tedeschi. Ma nel 1917, con la Prima Guerra Mondiale che imperversava in Europa, la Germania non godeva di buona reputazione nel Regno Unito. Fu così che re Giorgio V di Hanover decise di cambiare il nome germanofono della propria casata, affibbiandole quello tutto anglosassone del celebre castello di Windsor.

    Nel 1934 il primo presidente della Repubblica Turca, Mustafa Kemal, decise un bel giorno che anche nel suo paese i cittadini avrebbero dovuto avere un cognome, come nell’ occidente laico. Fu un bello sbizzarrirsi, un intero popolo ad inventarsi un cognome per la propria famiglia. A Mustafa Kemal, il Parlamento assegnò quello altisonante di Ataturk (“padre dei turchi”) col quale ancor oggi viene ricordato.

    Tutta questa noiosa premessa storica, per dire in quali strani modi i mutamenti sociali possano influenzare la vita delle persone. Finora, a nessuno era venuto in mente che lo spopolare di Internet potesse indurre qualcuno a cambiarsi il cognome. E invece è accaduto anche questo, come vi racconteremo se avrete la pazienza di leggerci.

    Tomer Krrissi è un ragazzo di 25 anni che vive a Ramat-Gan, una cittadina israeliana alle porte di Tel Aviv. Diplomato in materie scientifiche, si laurea come programmatore informatico. Nel frattempo si fa tre anni di servizio militare (in Israele è obbligatorio) nei corpi di “intelligence” dell’esercito. Dopodiché inizia a lavorare nel campo dei sistemi informatici. Complessivamente sembra un ragazzo tranquillo e spensierato, uno come tanti. Ma qualcosa deve covare nella sua mente: il suo motto è «Lo so che lo farò». Che cosa? Non è dato conoscerlo. Almeno finché l’incrollabile Tomer non si lancia in un’approfondita riflessione antropologica sui cognomi; ed approda a conclusioni sconvolgenti.

    «I cognomi, ai miei occhi, apparvero come degli artefatti archeologici senza significato,» dichiarerà. A quel punto, Tomer capisce qual è la sua missione: dare ai cognomi un nuovo motivo di essere, «qualcosa che vada bene per il ventunesimo secolo». Tomer sa che lo farà; sapeva che l’avrebbe fatto persino quando non lo sapeva ancora, figurarsi.

    Pensa che ti ripensa, il ragazzo trova una soluzione che gli sembra soddisfacente: perché non coniugare il proprio cognome con un sito Internet? Collegando questi due oggetti apparentemente privi di relazione, nascerà una nuova creatura, una specie di carta di identità internazionale. «Addio Tomer Krrissi, vetusto retaggio dei tempi andati!» si dice il ragazzo sentendosi ascendere verso l’impalpabile gloria del cyberspazio: «D’ora in avanti mi chiamerò Tomer .Com».

    Detto fatto, Tomer presenta regolare richiesta per cambiare cognome presso il Ministero degli Interni. I funzionari del dicastero, però, respingono la sua domanda: secondo loro, un cognome non può contenere un punto. Ma il ragazzo non ha nessuna intenzione di chiamarsi Tomer Dotcom: “dot” lo capiscono solo gli inglesi, mentre un punto è uguale in tutte le parti del mondo. Quindi si consulta con alcuni suoi amici che studiano legge e scopre che nessuna norma vieta espressamente l’utilizzo della punteggiatura nei nomi. Presenta reclamo ed il ministero questa volta, a malincuore, deve accogliere la sua richiesta.

    Tomer è tutto fiero del suo cognome nuovo di zecca. Mostra orgoglioso il passaporto e si prodiga in spiegazioni circa l’utilità della sua mirabolante trovata. «Ammettiamo che tu conosca una ragazza e dimentichi il suo numero di telefono. Basterà che lei sappia il tuo nome e potrà ritrovarti sempre su Internet». In realtà, si potrebbe obiettare, questo risultato può essere già ottenuto da chiunque tramite un motore di ricerca. E poi, non sarebbe triste se la ragazza in questione facesse perdere ugualmente le proprie tracce? A quel punto non avresti più scuse alle quali appigliarti. Ma è meglio non dirlo a Tomer: e se poi ci rimane male? “Magari,” potrà sempre pensare, “lei ha capito che mi chiamo Tomer .Net, o Tomer .Org”.

    Un altro straordinario risultato che il vulcanico giovanotto otterrà grazie al nuovo cognome, sarà quello di essere il primo in tutti gli elenchi del telefono: nel codice ASCII, infatti, il punto ha un valore più basso rispetto a tutte le lettere. A chi gli fa notare che questo è uno stupido motivo, Tomer dice: «Ripensaci!». A chi gli chiede: «E tua moglie? E i tuoi figli?» risponde saggiamente: «Mia moglie sarà la signora .Com e i miei figli saranno i primi discendenti della famiglia .Com. Se vorranno cambiare il loro cognome, saranno liberi di farlo.» Si presume che vorranno. A chi, infine, gli dice: «Tomer, ti sei fatto chiamare come un dominio, ma il tuo sito è una porcheria!» (fino ad oggi lo è), controbatte candido e ridanciano: «Lo so, sembra fatto da un bambino di dieci anni! Ma io non so programmare per Internet.» Bah!

    Tempo fa, un imprenditore spiritoso registrò 500mila domini Internet con i nomi di personaggi famosi, di politici e di giornalisti. Questi tapini dovettero ricorrere ai giudici e al governo per tornare in possesso dei propri nomi. Beh, d’ora in avanti, grazie al signor .Com, avranno una nuova possibilità: potranno cambiare cognome. Se l’ICANN approverà le nuove estensioni per i nomi a dominio, ne vedremo delle belle. Qualcuna potrebbe decidere di chiamarsi, per fare un esempio, Jessica .Xxx; qualcun’altro, chissà, Nembo .Kid.

    Beh, ragazzi, ho deciso: se avro' un figlio lo chiamero' Pol.net

  2. #2
    ...e me ne vanto
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    Predefinito Re: Tomer.com & Pol.net

    Originally posted by Jaki

    Beh, ragazzi, ho deciso: se avro' un figlio lo chiamero' Pol.net

 

 

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