Sono pillole amare, finalmente, per i passatisti e per i clericali. Legalizzata dal primo aprile in Olanda, dove soltanto socialisti e socialcristiani hanno votato contro la sua approvazione, praticata da un medico su tre in Australia, al centro della discussione in ogni Paese civile, da qualche giorno l’eutanasia ha stabilito una testa di ponte anche in Inghilterra, dove l’Alta Corte di giustizia londinese ha finito per autorizzare il suicidio assistito d’una donna paralizzata dal collo in giù, decisa a non portare più la sua croce. Soltanto nell’ottobre scorso l’Alta Corte di Londra aveva negato il diritto di disporre liberamente di se stessa e del proprio destino a una donna afflitta da una malattia degenerativa e incurabile. Qualcosa, evidentemente, sta cambiando. È possibile che il più contestato, il più sulfureo e inquietante dei diritti umani sia tra breve riconosciuto e rispettato dappertutto, con buona pace del Consiglio d’Europa, che nel 1999 votò una risoluzione da tribunale papista per mantenere il divieto assoluto d’eutanasia, negando così ai cittadini europei il diritto di decidere della propria vita fino in fondo, ultimo atto compreso.
Da noi tutto ciò (vale a dire la libertà) non fa nemmeno notizia. Niente. Tacciono girotondisti e Palavobis, la stampa dedica alla “dolce morte” (espressione dolciastra e inverosimile) giusto qualche editoriale svogliato, il Salon du Livre parigino non mette neanche un segnalibro alla voce “eutanasia” del vocabolario. Zitti Cofferati e “Pancho” Pardi. Zittissimi i Vespa e le Madame De Filippi. Nel nome di questo diritto negato i Black block non incendiano neppure un’automobile di bassa cilindrata e Casarini non rilascia manco l’ombra d’una di quelle interviste incendiarie con le quali si guadagna da vivere. Quanto a Girolamo Sirchia, il ministro della Salute liberaldemocratico che “fa asse” con Buttiglione sulla questione dell’aborto e che in tema di tabagismo la pensa esattamente come Hitler (il primo nel mondo a introdurre insieme le camere a gas e una legislazione “antifumo”), guarda all’eutanasia e alla recente sentenza londinese con orrore, esattamente come fa il Papa, che della liberaldemocrazia non è precisamente un campione.
Siamo di fronte a una presa del Palazzo d’Inverno culturale, a uno sconvolgimento politico e intellettuale che può cambiare la faccia del mondo, a una rivoluzione che riconosce finalmente a ciascuno lo scomodo ma basilare e sacrosanto privilegio di vivere e morire come gli vien meglio, e la nostra classe politica e intellettuale? Niente, non ha reazioni, nulla, neanche un brivido. Siamo diventati il Paese dell’indignazione senza limiti né confini, il Paese dove tutti non fanno che parlare di libertà e di democrazia, vuoi minacciate o soppresse, vuoi perfettamente attuate e praticate, ma non capita mai che a qualcuno (radicali a parte, ma chi gli ha mai dato retta) venga in mente di mobilitare la piazza, di promuovere un girotondo o anche soltanto di dire qualcosa di destra o di sinistra a favore dei diritti calpestati, delle libertà negate e soppresse. Da noi la libertà è come sempre un problema di scarso peso, che non mette la fregola a nessuno, né ai liberisti né agli ultras delle solidarietà. In compenso siamo bravissimi ad ascoltare la voce di Dio per compiacere il suo massimo rappresentante in terra. Come certi boss del consiglio europeo, poi, siamo bravissimi anche a rivoltare le frittate sostenendo per esempio che il diritto all’eutanasia è in conflitto (dicesi “in conflitto”, mica balle) con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Bye.




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