Siamo ormai alla buccia e non più alla frutta. Il Paese Anormale, proprio come la vecchia nazione proletaria e fascista, è sempre in piedi. Assomiglia tristemente a quell’irreversibile Ercolino di gomma che reclamizzava una ditta di formaggi ai tempi di Carosello. Pensa, parla e si comporta da pupazzo gonfio d’aria e d’acqua, manda il cervello a nanna ben prima delle nove di sera e non perde mai un’occasione per litigare e lamentarsi. Dopo una lunga lista di miserevoli episodi dimostrativi, con il caso Woody Allen si è stabilito definitivamente e forse persino scientificamente come il mondo sia diviso in due categorie ben distinte: chi ragiona come gli italiani (isole comprese) e chi come il resto dell’universo (alieni inclusi).

Il cinema di Mamma Italia è abituato a intascare sovvenzioni dalla Stato in modo che il nipote, il figlio, la moglie o l’amante di Loro Eccellenze possano raccontare agli amici beati, al tè delle cinque o all’aperitivo delle sette, di essere diventati sceneggiatori e registi. Con tanto di certificazione del consiglio dei ministri per “l’interesse culturale dell’opera”. Che poi il film non esca neppure nelle sale (e che a una visione privata il nonno e la zia del talento sponsorizzato rischino la crisi fatale per avere davanti agli occhi l’evidentissimo stato di degradazione della famiglia) è soltanto un incidente di percorso. Superabile, anzi superabilissimo: basta riprovarci con una nuova domanda di finanziamento. Solo chi cade può risorgere, soprattutto se la borsa del contribuente resta aperta. Dunque, un cinema così a basso rischio imprenditoriale privato non è affatto aduso a riflettere in termini industriali, perché altrimenti sarebbe arrivato facilmente alla soluzione del problema angosciante: perché Woody Allen abbia scelto, una volta tanto, Cannes e non Venezia. Il film in questione, “Hollywood Ending”, uscirà nelle sale americane il 2 maggio, tredici giorni in anticipo sull’inaugurazione del Festival della Croisette. Nessuno autore avrebbe detto di no allo schermo più famoso del pianeta avendo quale alternativa un “frigorifero” di tre mesi in attesa dell‘esposizione al Lido. Quello di Allen non è neppure uno sgarbo simbolico. Solo chi organizza (male) le proprie (scarse) idee ha la netta sensazione che mister Woody manifesti se stesso in termini di destra e sinistra. Del tipo: basta Venezia sino a che regge il governo Berlusconi. Francamente la teoria è tanto penosa quanto ridicola, forse ancora di più della carnevalata parigina al Salone del Libro. Allen va in Costa Azzurra perché gli conviene e perché non può sempre dire sì alla Mostra della città in cui si è sposato e rispondere costantemente no al Festival che lo ha promosso a genio già più di trent’anni fa quando in Laguna si contestava ancora chi aveva voglia di ridere (con intelligenza e sublime leggerezza) e non di leggere (con noia) i volantini degli immaginari marxisti alla celluloide.

Che poi si rechi di persona al Palais e non si palesi in videoconferenza come è capitato al Lido, non c’entra nulla. Quando è stato il caso è venuto: basta citare l’anteprima europea di “Tutti dicono I Love You” in favore della ricostruzione della Fenice, ricordando anche che in quella fredda sera di febbraio il pubblico scelto degli invitati lasciò pochissimi spiccioli nell’urna delle libere offerte. Una figuraccia in panavision.
Alla Venezia del ministro Urbani si possono caso mai rimproverare altre cosette, a partire dal licenziamento non motivato del direttore Alberto Barbera per approdare alla mancanza di coraggio nella supposta rifondazione con la pesca all’estero di una “guida ponte” a non si sa ancora bene quale personaggio culturalmente corretto (al centro-destra). Tra gli auguri di ogni male prossimo e venturo per le sorti della Mostra firmati dal sottosegretario distruttore di tapiri (sulla testa altrui) e le vesti strappate per il presunto tradimento di Woody Allen, ribolle l’acqua melmosa della guerra politica per bande elevata a unico metro di giudizio e di valutazione sia per l’articolo 18 sia per l’esame delle urine. Un mare nostrum di pericoloso delirio. Essere così stupidi è un crimine.