Basta poco, basta uno Sharon qualunque per risvegliare sacri furori nella «nuova» Europa. Ed ecco alzarsi nella notte della ragione i bagliori delle fiamme alle sinagoghe e dei fuochi appiccati nei cimiteri israeliti, com’è successo a Schiltigheim, periferia di Strasburgo. A Parigi, nel quartiere ebraico di Marais, gli scolaretti ebrei vengono guardati a vista dai poliziotti. A Berlino, oh, languida Berlino!, nelle strade capita, se si ha fortuna, di sentire di nuovo ghignare: sporco ebreo vattene! Ed è successo anche di meglio, ovvero che dei giovani ebrei ordodossi siano stati accerchiati e picchiati da altri, non s’è capito bene se ariani o mori. E che dire del primaverile fiorire di svastiche sui muri di Bruxelles, Marsiglia, Lione e di altre città, magari anche le nostre? Non è forse commovente?
Alcuni saranno rimasti sorpresi che nelle file dei più accesi cortei anti-israeliani sfilino i militanti dei partiti comunisti o diciamo di quello che rimane di loro. Viene in mente Cossutta che ha chiesto addirittura la rottura delle relazioni diplomatiche tra Italia e Israele. Ebbene, il momentaneo accostamento dei movimenti neonazisti con gli ortodossi dell’altra sponda può sembrare stridente a quelli che sono vissuti nei paesi europei non comunisti ma non in quelli dell’Est, che il comunismo l’hanno conosciuto. Chiunque di loro vi potrà dire che l’ebreo è sempre stato visto con diffidenza e discriminato. E non è che l’atteggiamento sia cambiato ora che quel regime non c’è più.
Prego, i curiosi vadano a farsi un viaggetto in Polonia per toccare con mano. In Italia per fortuna abbiamo solo Bertinotti e dunque non è il caso di allarmarsi più di tanto ma il passato insegna che è bene fare attenzione anche ai dettagli e alle minuzie, per seguire l’evoluzione di un sentimento che si diffonde come la gramigna, l’odio verso gli ebrei. Sere fa, tanto per dirne una, ad una processione paesana alle porte di Firenze, una rievocazione di tutto rispetto, che ha 400 anni di storia, la rappresentazione della crocifissione è stata preceduta da un prologo in cui gli ebrei sono stati paragonati ai nazisti. Che detto lì fra duri di menta e brigidini poteva sembrare solo uno sfondone. Se il paragone non avesse autorevoli precedenti. Con la massima serietà, Rudolf Augstein, direttore di «Spiegel» scrisse: «Come un tempo gli ebrei furono le vittime dei nazisti tedeschi, gli arabi sono ora le vittime degli ebrei». Un pensiero, che per la sua nobiltà è finito nella «Storia dell’antisemitismo» di Léon Poliakov.
di Giovanni Morandi
http://ilrestodelcarlino.quotidiano....4:/2002/04/03:


Rispondi Citando

)

